Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

L’Heràion di Olimpia

L’Heràion di Olimpia è stato il secondo tempio greco costruito presso il santuario di Zeus Olimpio, in onore di Hera.
Eretto nel VII secolo a.C., era costituito da 6 colonne doriche alla facciata (periptero esastilo) e 16 colonne laterali, venendo a formare dimensioni di 17,38 m per la facciata e 48,63 m per i lati. Si venne così a creare una netta differenza tra lunghezza e larghezza, che venne ridotta al rapporto di “analoghìa” di 1 a 2, nei secoli successivi.

Il tempio rappresenta uno dei pochi edifici sacri di ordine dorico così antico e possiede un naos a navata e un opistodomo.

Le poche colonne superstiti sono state rialzate durante la riscoperta e gli scavi archeologici tedeschi. Le colonne sono alte 6,20 metri ed il tempio doveva apparire molto basso apposta per mettere in risalto l’enorme mole del tempio di Zeus. Inizialmente le colonne erano lignee, ma successivamente, man mano che il legno si imputridiva, vennero sostituite con colonne lapidee – calcaree. Si possono distinguere tutt’oggi le più vecchie dalle più recenti. Infatti le prime sono più tozze, e possiedono abachi e echini eccessivamente aggettanti. Mentre le seconde sono più esili, avendo un diametro di base minore rispetto a quelle precedentemente descritte, e possiedono capitelli meno aggettanti.

disegno tratto da Nodis

L’Heraion non aveva molte funzioni per gli atleti durante le competizioni, solo al termine delle gare infatti veniva usato: perché all’interno venivano conservate le corone d’alloro che avrebbero coronato il vincitore di quell’Olimpiade.

Secondo alcuni il tempio deriverebbe da precedenti costruzioni in legno: la colonna trarrebbe la sua forma dai tronchi d’albero posti a sostegno dell’edificio, i trìglifi dalle testate delle travi e così via. E’ una tesi controversa; è certo, tuttavia che l’Heràion di Olimpia doveva avere colonne di legno, che venivano sostituite con altre in pietra via via che si deterioravano, come ci è testimoniato, nel II secolo d.C., dallo storico Pausania che menziona la presenza di una colonna in legno di quercia, ancora esistente alla sua epoca nella parte posteriore del tempio (l’opisthòdomos).
Ciò che resta dell’Heràion di Olimpia è, probabilmente, quanto di più antico possediamo dell’ordine dorico in Grecia. Perduto il complesso di questo tempio (attribuito al VII-VI secolo a.C), insieme a molti altri arcaici dello stesso ordine ricordati dalle fonti, per giudicarne adeguatamente i caratteri e lo sviluppo dobbiamo studiare i templi ancora oggi esistenti nell’Italia meridionale e in Sicilia.

Nei primi due edifici di età arcaica è ripreso il tema del tempio di Apollo con una cella di 100 piedi con copertura piana. Questo tempio crollerà alla fine del VII sec., inizio del VI. Se ne ricostruisce un altro molto più importante. Intorno alla cella si costruisce un colonnato di peristasi, mentre all’interno della cella viene sistemata una ripartizione di colonne, e vengono create delle cappelle.

E’ un esastilo periptero, con 16 colonne sui lati lunghi. La pianta rettangolare molto allungata è una caratteristica di arcaicità.

Ci sono dei rapporti tra la cella e la peristasi, infatti ogni colonna della cella coincide con una della peristasi. Il colonnato di ripartizione interna ci fa intuire che i muri di mattoni crudi avessero bisogno di altri sostegni, dato che il peso delle tegole era notevole.

Le colonne della peristasi e la copertura erano lignee inizialmente. Lo si deduce innanzi tutto dall’intercolunnio molto ampio e dal diametro irregolare delle colonne. Le colonne saranno poi sostituite gradualmente dal VII secolo in poi con colonne in pietra. La sostituzione è evidenziata dalla sagoma diversa dei capitelli sovrastanti.

Il capitello dorico arcaico ha forma di mensola con profilo arrotondato, diventerà in seguito più schematizzato.

Nelle costruzioni in legno l’ampiezza dell’architrave era quella della metopa più il triglifo, il problema dell’ultimo interasse della colonna non si poneva. Con l’architrave in pietra nasce il problema del triglifo d’angolo, che attraverserà tutto il periodo nell’architettura dorica. Nell’Heraion per ovviare all’anomalia del triglifo d’angolo si spostano le ultime colonne verso il centro, alterando gli intercolunni. In questo modo l’ultima metopa era uguale alle altre.
La sostituzione della struttura lignea con quella lapidea fu comunque lenta. Pausania, l’autore greco di una specie di guida per il viaggiatore dell’epoca, visitandolo nel II secolo d.C. vide ancora le colonne lignee.

Cerimonia attuale nell’antica Olimpia – foto da: twitter.com/smaragdaal, SMARAGDA ALIFANTIS‏ @smaragdaal

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da rirerche sul web e da: answers.yahoo.com

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vedi anche:

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