Nella  sintesi del  libro di Andrea Bernardoni – “Leonardo e il monumento equestre a Francesco Sforza”  storia di un’opera mai realizzata – Giunti Editore, si legge:

 Il monumento equestre a Francesco Sforza è una delle sfide artistiche e tecnologiche più audaci del Rinascimento.

Leonardo - Studio di un cavallo

Leonardo – Studio di un cavallo

Per la sua realizzazione Leonardo elaborò un progetto di inaudita complessità impegnandosi nella ricerca delle proporzioni ideali e nella definizione della morfologia muscolare del cavallo al fine di conferire una posa dinamica ad una statua di bronzo che avrebbe dovuto misurare oltre i 7 metri di altezza per circa 70 tonnellate di peso. Il tentativo di risolvere i problemi relativi alla fusione, da realizzarsi in un’unica colata, trovò espressione nella riscoperta da parte di Leonardo, primo esempio nel Rinascimento, del metodo di fusione indiretto. Le vicende politiche avverse al suo mecenate, Ludovico il Moro, impedirono a Leonardo l’esecuzione della fusione, tuttavia gli studi relativi a questo progetto, presenti nei suoi manoscritti, hanno permesso di ricostruire e visualizzare, grazie alla grafica computerizzata, tutte le fasi del processo operativo che avrebbero dovuto tradursi nel più grande monumento equestre mai concepito nella storia dell’uomo.
 
La replica del cavallo di Leonardo a Milano, all'Ippodromo San Siro

La replica del cavallo di Leonardo a Milano, all’Ippodromo San Siro

Oggi, secondo quanto scrive La Gazzettta del Sud non è più un’ipotesi o una leggenda. Sarebbe possibile produrre in un’unica colata il monumento equestre per Francesco Sforza progettato da Leonardo da Vinci.
Lo rivela una complessa indagine interdisciplinare promossa dall’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze (Museo Galileo). Dallo studio scaturisce anche una proposta: fondere l’opera ideata da Leonardo in uno spettacolare cantiere aperto in occasione dell’Expò di Milano del 2015.
La statua equestre – oltre 7 metri di altezza per un peso stimato di 70 tonnellate di bronzo – non era dunque semplicemente il sogno ambizioso di un artista geniale, ma aveva tutti i requisiti tecnici per essere prodotto in un’unica colata e reggersi perfettamente in equilibrio.
Coordinata dallo specialista Andrea Bernardoni, la ricerca è stata condotta applicando alla vasta documentazione leonardesca le più sofisticate tecniche di simulazione oggi utilizzate dall’industria per le grandi fusioni. «Fin qui – spiega Paolo Galluzzi, direttore del museo – vigeva la diffusa convinzione che il progetto fosse materialmente irrealizzabile. Ora sappiamo invece, su basi rigorosamente scientifiche, che Leonardo concepì un’opera ardita ma perfettamente fattibile, ricca per di più di soluzioni innovative».

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fonte: tanogaboblog.it

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