Elios, dio della luce e del calore era rappresentato come un giovane bellissimo, con la testa bionda circondata da raggi luminosi. Aveva come moglie Perseide: ninfa, una delle tremila Oceanine, figlie del titano Oceano e della titanide Teti.
Perseide, sposa di Elios, era la madre di Eete, Circe e di Pasifae. Ma Elios ebbe anche altri figli da altre ninfe: da Rodo ebbe sette figli, gli Eliadi, e da Climene ebbe le Eliadi e Fetonte.
Fetonte si vantava con i suoi compagni della sua ascendenza. Ma questi non lo credevano e lo deridevano; infine gli chiesero una prova. Così Fetonte decise di iniziare il suo viaggio verso il palazzo del sole. Dopo aver percorso una lunga e difficile strada, Fetonte arrivò in un magnifico e splendente palazzo e  con passo sicuro e andò direttamente da suo padre ma, a pochi passi dal dio, dovette fermarsi perché non sopportava la luce.

Il Dio Sole allora gli chiese cosa stesse cercando. Fetonte rispose che, secondo la madre, il dio del sole sarebbe stato il suo padre e lui era venuto a chiedere conferma.
Elios non volle rinnegare suo figlio, confermò le parole di Climene e, per dimostrare ai compagni di Fetonte che questi era effettivamente suo figlio, gli concesse di esprimere un desiderio. Fetonte chiese a suo padre il diritto di guidare i suoi cavalli alati per un giorno.
Il dio del sole, considerando che guidare il suo carro era troppo pericoloso, fece di tutto per convincere il figlio a chiedere un altro desiderio. Poi lo avvisò che in mattinata la pendenza della strada era così ripida che anche lui aveva paura di guardare in basso e di notte la discesa era così difficile che temeva sempre di cadere. Infine, lungo tutta la strada poteva incontrare animali selvatici come il toro , la Scorpione , il leone o il cancro. Ma i tentativi del dio non ebbero successo e Fetonte iniziò il suo viaggio; come previsto dal padre, perse il controllo del cocchio e precipitò.  Il carro bruciò parte del cielo, creando al Via Lattea. Ben presto la “più grande montagna” della terra prese fuoco ed i fiumi furono prosciugati. La terra bruciava e gli oceani si riducevano al punto che, non potendo sostenere più quella fornace, la Madre Terra, dando un forte grido, si rivolse agli dei.

Zeus non aveva altra scelta se non di abbattere Fetonte per fermare questo caos.
Fetonte cadde nell’Erodano (il Po) che lo ha ricevuto, ha spento le fiamme ed ne ha lavato il corpo. 

Qui le sue sorelle che lo piangevano vennero tramutate in pioppi e le loro lacrime trasformate in ambra.

Per quanto concerne l’ambra, gli antichi Greci non sapevano che la resina aveva già fatto un lungo viaggio attraverso l’Europa centrale prima di arrivare al Mediterraneo. La via dell’ambra, percorsa fin dalla preistoria, parte infatti dalla costa del Baltico e raggiunge la foce del Po.
Nell’antichità all’ambra, detta anche oro del nord, erano attribuite proprietà terapeutiche e magiche. Era utilizzata per creare monili, collane e amuleti. Oggetti in ambra sono stati ritrovati in tombe di tutta l’area mediterranea. Dagli antichi Egizi, ai Cretesi, e poi Greci, Etruschi e Romani, tutti amavano gli ornamenti realizzati con la lucente pietra proveniente dal Nord.

L’ambra in realtà non è una pietra, ma una resina naturale fossilizzata, prodotta da conifere che milioni di anni fa coprivano le terre settentrionali del nostro continente. L’ambra più pregiata si trova infatti soltanto nello Jutland e lungo la costa baltica. E da qui viene portata in tutto il mondo.

tratto dal vecchio sito tanogabo.it

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