Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Le due ex ninfe Scilla e Cariddi

scillacariddi

Continuando l’affascinante dilemma dell’essere “Tra Scilla e Cariddi”, mi sembra giusto spendere due righe per conoscere questi due mostri.

Montorsoli - Scilla (Messina, Museo Nazionale)

Montorsoli – Scilla
(Messina, Museo Nazionale)

Iniziamo il nostro viaggio consultando l’Odissea ove Omero, sempre solerte a raccontarci di Circe, mette in evidenza che l’amore ha un’importanza basilare nelle decisioni di uomini, dei ed eroi.

Infatti, la perfida ed avvenente Circe si vede rifiutata dal dio marino Glauco che si era innamorato di Scilla, una stupenda ninfa, la figlia di Niso re di Megara. L’ira di Circe giunse fino a trasformare la ninfa in un mostro con la parte inferiore del corpo costituita da sei cani dai colli lunghissimi forniti di denti aguzzi.
Scilla si rifugia in una caverna presso lo stretto di Messina e inizia a terrorizzare i naviganti. Il passaggio di Ulisse e dei suoi uomini le offre la possibilità di vendicarsi della perfida maga Circe e priva quest’ultimo del suo equipaggio.

Continuerà per sempre ad imperversare sulla parte continentale dello stretto di Messina e, tra gli altri, ne farà le spese Enea del quale ingoiò le navi ed impersonando, pertanto, una delle tante forze distruttrici dei mari.

Dirimpettaia di Scilla, troviamo un’altra ex bellissima ninfa: Cariddi, figlia di Poseidone e di Gea.
La ninfa aveva il difetto di essere ingorda e, quando rubò ad Eracle (Ercole) alcuni buoi di Gerione, sacri al Sole e se li mangiò, Zeus le lanciò contro un fulmine che la fece cadere di fronte a Scilla e trasformandola in un mostro.

Montorsoli - Cariddi (Messina, Museo Nazionale)

Montorsoli – Cariddi
(Messina, Museo Nazionale)

Il primo a raccontare questo mito fu Omero:
“ paurosamente ingoiava l’acqua salsa del mare;
ma quando la vomitava, come su grande fuoco caldaia,
tutta rigorgogliava sconvolta: dall’alto la schiuma
pioveva giù, sulle cime d’entrambi gli scogli”.

Anche Virgilio parla di Cariddi nel suo poema Eneide. E lo mostra come un vortice, che tre volte il giorno assorbiva acqua di mare in enorme quantità inghiottendo tutto quanto vi si trovasse dentro, insomma un grosso gorgo.

Giova ricordare che, in mare aperto, i gorghi sono moti vorticosi giganti privi di movimento di risucchio, come quelli che si hanno nel mar dei Sargassi: essi non costituiscono un pericolo per le navi moderne, ma ai velieri del passato poteva capitare di rimanere intrappolati al loro centro, oppure di essere spinti dalle correnti associate contro coste accidentate. I gorghi con forte movimento verticale, viceversa, possono diventare molto violenti, tanto da risucchiare imbarcazioni nelle loro cavità; i più noti sono Cariddi, nello stretto di Messina, il Maelstrom, nelle isole Lofoten (al largo della Norvegia) e le Whirlpool Rapids, sotto le cascate del Niagara.

Lettori non preoccupatevi!
Nel mare della vita non sempre si passa tra Scilla e Cariddi perché si possono trovare acque molto tranquille, basta evitare le “acque chete”, persone apparentemente buone e tranquille ma in realtà volitive o subdole.

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fonte: tanogaboblog.it

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