Rappresentazione di una Arpia tratta da un manoscritto medievale, c. 1350

Creature mostruose, vennero a personificare le avversità che colpivano intere popolazioni: guerre, carestie, epidemie e cataclismi. La parola arpia deriva dal greco,  ovvero “rapire”. Figlie di Echidna e Tifeo, erano tre sorelle: Aello (“tempesta”), Ocipete (“colei che vola rapida”) e Celeno (“oscura”, con riferimento alle nubi tempestose). Quest’ultima, secondo Omero, si sarebbe chiamata Podarge, cioè “piè veloce”. Si credeva fossero le portatrici della vendetta divina e che volassero con la rapidità delle tempeste. Erano le “furie” del mare, rapivano i naufraghi e ,successivamente, vennero dipinte come divinità infernali, che rapivano le anime dei morenti, simili alle divinità del nord: le valkirie.
Rappresentate fino al petto come donne bellissime poi hanno il corpo di uccello, in altre leggende sono vecchie con i seni cadenti. Sono presenti in numerosi classici della letteratura:

Eneide, libro III, vv. 354-368:
“Strofadi grecamente nominate
Son certe isole in mezzo al grande Jonio,
Da la fera Celeno e da quell’altre
Rapaci e lorde sue compagne arpie
Fin d’allora abitate…”
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Più sozzo mostro, altra più dira peste
Da le tartaree grotte unqua non venne.
Sembran vergini a’ volti, uccegli e cagne
A l’altre membra; hanno di ventre un fedo
Profluvio, ond’è la piuma intrisa ed irta,
Le man d’artigli armate, il collo smunto,
La faccia per la fame e per la rabbia
Pallida sempre, e raggrinzita e magra…”

Divina Commedia, Inferno, canto XIII, vv. 10-15):
“Ali hanno late, e colli e visi umani,
piè con artigli, e pennuto l’gran ventre;
fanno lamenti in su li alberi strani…”

Odissea, libro XX:
“ecco che le fanciulle le Arpie rapirono in aria,
e in balia delle Erinni odiose le diedero.”

 

Autore testo  Tilde Maisto
tratto da: 
http://www.cancelloedarnonenews.com/2010/01/15/le-arpie/