Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

L’antagonismo Verdi-Wagner e la questione “Stolz”

di Sandro Boccia

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L’ANTAGONISMO VERDI-WAGNER
E LA QUESTIONE “STOLZ”

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La vita musicale italiama di fronte alla prepotente ascesa di Wagner e della

strumentale musica tedesca, attraversa un momento di radicale trasformazione,

anche nelle forme e nel modo di proporsi all’ascolto. La fondamentale questione

del momento è l’antagonismo Wagner-Verdi. Wagneriani entusiasti e fanatici

contestano la musica italiana e in specie il melodramma. E’ un tema scottante

che spesso riaffiora nell’epistolario del Maestro, che lo irrita e l’addolora poiché

egli ne avverte la sterilità. La situazione creatasi diventa tuttavia un’imperdibile

occasione per lui per riflettere su alcuni fondamentali problemi relativi all’Arte,

a iniziar dal non senso della distinzione tra musica italiana e straniera, terribile

contesa fra scuola e scuola sostenendo, ben a ragione, dell’universalità dell’Arte.

Verdi è cosciente d’esser l’ultimo rappresentante della tradizione del melodramma

italiano ma non vi è in lui alcun spirito d’antagonismo nei confronti di Wagner,

di cui riconobbe il valore vedendo a Bologna il “Lohengrin” (prima opera-dramma

del tedesco data in Italia nel 1871): seguì lo spartito annotandovi le impressioni,

gli piacquero gli effetti strumentali mentre trovò lenta e noiosa l’azione scenica,

anche se dipinse con “l’è matt!” l’artista che fu un rivoluzionario pieno di passioni

mentre lui fu un riformista rigeneratore della musica. Testimoniano la sua unica

stima, spontanea e sincera verso l’allemanno con tal parole scritte alla sua morte:

“Triste. Triste. Triste. Wagner è morto! Non discutiamo. E’ una grande individualità

che sparisce! Un uomo che lascia un’impronta potentissima nella storia dell’Arte”.

Anton von Werner: la presentazione del monumento di Richard Wagner a Berlino

In ogni caso,al di là delle critiche d’alcuni detrattori, la figura artistica trallalà

del Bussetano fu ormai indiscussa con l’invito a incarichi di prestigio in tema di forte

musica, tutti declinati, e pronunciando la famosa frase “Torniamo all’antico, sarà

un progresso”, parole fraintese che Verdi profferì come segno di partenza là per là.

Il Maestro fu conteso dalle autorità culturali ma anche quelle politiche reclamano

la sua presenza nelle istituzioni dello stato: nel 1874 viene, che ve lo dico a ”fa”?,

nominato senatore del regno che gli creò “grande imbarazzo” e che non eserciterà.

Anche la vita privata dei coniugi Verdi fu turbata dai maligni pettegolezzi sulla loro

amicizia con Teresa Stolz, grande soprano e prima superba interprete dell’Aida;

un’ammirazione reciproca, e comprensibile fra artisti, legava, non come re Mida,

la più giovane cantante al Maestro e ciò suscitò un’istintiva gelosia e una tacita pena

alla Strepponi, che non tardò a rendersi conto che nessuno al mondo (Rita Pavone

non centra) avrebbe potuto sostituirla nel cuore del suo mago e perciò nell’occasione

Giuseppina donò al marito la famosa foto con la dedica scritta con maggior lena

“Al mio Verdi, con l’affetto e la venerazione di un tempo”. Da quel momento Teresa

Stolz diventò l’amica insuperabile dell’anziana coppia, la confidente, la compagna

di viaggi divenuti molto faticosi o dei rigeneranti soggiorni termali in campagna

a Montecatini, sostegno concreto per entrambi anche nella quotidianità dell’estrema

vecchiaia, presenza che li veglierà fin sul letto di morte, serena e dolce come crema!

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