Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La superba Niobe

Nella mitologia greca, Niobe è la figlia di Tantalo e la moglie di Anfione, re di Tebe.
Orgogliosa come suo padre, si vantava con tutti della sua fertilità e della bellezza dei suoi figli, prendendo in giro Latona perché ne aveva solo due (Apollo e Artemide). Ma questo comportamento era un affronto per gli dèi e la sfortunata Niobe lo imparò a sue spese.

Infatti, per vendetta, Apollo uccise tutti i suoi figli e Artemide fece lo stesso con le donne.
Sfuggirono al massacro sia Amicla che aveva offerto una preghiera propiziatoria a Latona, sia Melibea che, avendo assistito alla morte dei suoi fratelli, diventò così pallida e, da allora, fu chiamata Cloride.

Sentendo le urla di bambini morenti, Niobe corse al suo palazzo e, alla vista orribile di tutti i corpi che giacevano rantolanti, restò come pietrificata. Zeus ebbe pietà e la trasformò in una roccia, dalla quale scaturì una fonte alimentata dal pianto di Niobe per i suoi figli.

Per nove giorni, i corpi furono lasciati insepolti. Il decimo giorno, secondo l’Iliade, gli dèi si ritennero appagati e si procedette alla sepoltura.


linea separatrice

Traduzione del brano su Niobe tratto da: FABULAE di GAIUS JULIUS HYGINUS

 Quando il vate Tiresia ordinò che i Tebani immolassero a Latona, madre di Apollo e Diana, delle vittime, Niobe, moglie del re dei Tebani, avanzando con superbia verso la città, allontanava il popolo dagli altari della dea con insolenti parole: “Perchè, cittadini, volete fare sacrifici ad una dea sconosciuta? Tutti sanno che Tantalo è mio padre, che Giove, padre degli dei, è mio nonno. Io ho sette figli e altrettante figlie, Latona è madre di soltanto due figli. Perciò non onorate tale dea!”. I Tebani obbedirono al comando della regina.
Ma Latona, sopportando a stento la superbia di Niobe, chiese ai suoi figli di vendicare l’offesa e di punire la regina. Subito Apollo e Diana scesero dall’Olimpo a Tebe e il primo dio trafisse con delle frecce i sette figli di Niobe. Ma, poichè la madre non era avvilita per la morte dei figli, Diana uccise tutte le sue figlie. Si narra che l’infelice Niobe, distrutta dalla tristezza e dalle lacrime, fu trasformata da Giove in un sasso.

linea2_b


Niobide feritaOmero, Iliade
, libro XXIV, vv. 762-758. Traduzione di Voncenzo Monti

 

….Si rivolga adesso
Alla mensa il pensier, ch’anco l’afflitta
Níobe del cibo ricordossi il giorno
Che dodici figliuoi morti le furo,765
Sei del leggiadro e sei del forte sesso,
Tutti nel fior di giovinezza. Ai primi
Recò morte Dïana, ed ai secondi
Il saettante Apollo, ambo sdegnati
Che Níobe ardisse all’immortal Latona
Uguagliarsi d’onor, perchè la Dea
Sol di due parti fu feconda, ed essa
Di ben molti di più. Ma i molti furo
Dai due trafitti. Nove volte il Sole
Stesi li vide nella strage, e nullo
Fu che di poca terra li coprisse,
Perchè converso in dure pietre avea
Giove la gente. Alfin lor diero i numi
Nella decima luce sepoltura.
Stanca la madre del suo molto pianto,
Non fu schiva di cibo. Or poi fra i sassi
Del Sipilo deserti, ove le stanze
Son delle Ninfe che sul verde margo
Danzano d’Acheléo, cangiata in rupe
Sensibilmente ancor piagne, e in ruscelli
Sfoga l’affanno che gli Dei le diero.

_____________

(*) Nella mitologia greca, i Niobidi sono i figli di Amfione e di Niobe

 

tratto da tanogaboblog.it

Similar posts
  • Il Parnaso nella mitologia greca
    Il monte Parnaso (o semplicemente Parnaso, del greco antico Παρνασσός/Parnassós) è una montagna del centro della Grecia, che domina la città di Delfi. Particolarmente venerato nell’antichità, era dedicato sia dio Apollo che alle nove Muse delle quali era una delle due residenze. L’origine del nome è probabilmente preellenica. Sembrerebbe che, originariamente, la vetta del Parnaso, come quello dell’Olimpo sia stata considerata […]