La storia di Europa appartiene al mito greco ed è narrata da Ovidio. La fanciulla era figlia del re fenicio Agenore e sorella di Cadmo, fondatore di Tebe.
Zeus, il re degli Dei, vide Europa mentre ella giocava con le compagne sulla spiaggia di Sidone, o di Tiro, di cui suo padre era re. Infiammato d’amore per la sua bellezza, si trasformò in un toro di un colore abbagliante, dalle corna simili a un quarto di luna, e andò ad accucciarsi ai piedi della fanciulla.

Paolo Veronese – Il ratto di Europa.

Questa, dapprima spaventata, si fece poi coraggio, accarezzò l’animale e gli montò in groppa. Immediatamente il toro si slanciò verso il mare e, malgrado le grida d’Europa, che si afferrava alle corna, penetrò nei flutti e si allontanò dalla riva. Giunse fino a Creta dove, vicino ad una fonte, a Gortino, Zeus si unì alla ragazza sotto i platani, che, in ricordo di tali amori, conservarono il privilegio di non perdere mai le foglie.

Idria con la rappresentazione del ratto di Europa in groppa al toro, che attraversa il mare tra pesci e delfini. VI sec. a. C. – Tarquinia, Museo Archeologico.

Questo mito che può essere inteso come una vera e propria “cosmogonia”, che narra di origini, che unisce terra, mare e cielo, continenti e popoli. Un mito che si compone di tre elementi strutturali, ciascuno dei quali è già di per sé molto evocativo: il toro, la donna e l’acqua. Sta qui, forse, anche il segreto della ricchezza interpretativa che ne ha caratterizzato la persistenza nel corso della storia, pur con alterne vicende.
Il toro, come immagine, può rappresentare l’autorità, il potere, il rapporto tra l’essere umano e la natura… è il toro della tauromachia, della corrida spagnola, ma anche il toro di Wall Street, il potere economico.
Il mare, invece, il simbolo del movimento, dell’acqua intesa come fonte di vita, dinamismo…. può richiamare l’itinerario della storia del nostro continente, il rapporto tra i popoli, l’idea del Mediterraneo come elemento aggregante e di apertura alla dimensione interculturale.
La femminilità, infine, al centro del mito: la donna viene spesso raffigurata come fanciulla rapita e ingannata dal toro, ma anche come colei che alla fine doma e domina il suo divino seduttore ed il mare che insieme attraversano. Proprio questa ambivalenza di significati ci invita a suggestive riflessioni.

Il Ratto di Europa, tratto da un mosaico di Sparta del III secolo d.C., è stato scelto dalla Grecia per decorare la faccia nazionale della moneta da 2 €.

In chiave storico antropologica il mito è stato letto facendo riferimento all’antico costume del matrimonio con ratto e, quindi, come passaggio dalle società matrilineari alle forme di patriarcato; oppure, più in generale, come rappresentazione di quel movimento migratorio che ha segnato il passaggio del dominio, sul Mediterraneo, dagli egizi ai greci e che ha contribuito alla diffusione dell’alfabeto. Altro ramo interpretativo molto interessante è quello che allude, invece, all’ultima modernità, in particolare, al fenomeno dell’emancipazione femminile, all’autonomia della donna rispetto all’uomo e alla nuova definizione dei ruoli all’interno della famiglia. Facendo ancora riferimento al novecento europeo c’è chi, come Salvador Dalì, nella sua “teoria della catastrofe”, mette in evidenza uno degli aspetti più oscuri del mito, quello della violenza, pensando ad un parallelo con le tragiche vicende di un’Europa messa a ferro e fuoco dal nazismo.