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La Storia dell’Eroe “dimenticato” da Omero: Palamede

articolo di Annalisa Lo Monaco

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Achille, Patroclo, Agamennone, Odisseo (in Italia conosciuto come Ulisse) sono tutti eroi mitici dell’antica Grecia, nomi noti grazie ai poemi omerici, in particolare l’Iliade. Omero però dimenticò di parlare del “più bello e intelligente” dei guerrieri greci, Palamede.

Palamede, scultura di Antonio Canova, conservata a Villa Carlotta, Tremezzina (Como). Fotografia di Carloalberto2014 condivisa con licenza CC BY-SA 3.0. via Wikipedia.

Eppure, nelle vicende che portarono alla Guerra di Troia, il valoroso Palamede rivestì un’importanza notevole, che Omero non poteva ignorare. Forse la dimenticanza del grande aedo si deve al fatto che l’eroe fu un grande antagonista di Odisseo, il re di Itaca protagonista del secondo poema del più celebrato autore greco (non vogliamo qui addentrarci nell’annosa polemica sulla reale esistenza di Omero).

Testa di Odisseo – Scultura greca del 1° secolo d.C. – Fotografia di Jastrow di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Certo è che altri autori antichi, come Euripide, Eschilo, Sofocle, lo resero protagonista delle loro opere teatrali, purtroppo in gran parte perdute. Palamede viene ricordato per la sua straordinaria intelligenza, oltre che per le numerose invenzioni a lui attribuite, dalle lettere dell’alfabeto, all’introduzione dei numeri, del concetto di anno, stagioni e mesi, fino ad alcune tattiche militari e al gioco dei dadi, creato come passatempo per i soldati durante il lunghissimo assedio di Troia.

 

Perché quindi Omero dimentica di citare Palamede?

Probabilmente perché Odisseo riuscì a farlo passare per un traditore, la cui memoria doveva essere cancellata per sempre. Tutto comincia con la storia di corna più famosa del mondo: Paride, bellissimo ma non troppo valoroso principe troiano, approfitta dell’ospitalità di Menelao, re di Sparta, e in sua assenza gli porta via la moglie Elena, la donna più bella del mondo.

Elena e Paride – Particolare di un cratere del IV secolo a.C.

Per la verità, la responsabilità del gesto poco simpatico di Paride ricade in buona parte su Afrodite, la bellissima e vanitosa dea dell’amore. Pur di aggiudicarsi il pomo d’oro della discordia – la mela sulla quale la litigiosa dea Eris aveva scritto “Alla più bella”, proprio per scatenare la rivalità tra Era, Atena e Afrodite – la dea della passione promette a Paride, giudice nella contesa, l’amore della donna più bella del mondo, Elena appunto.

Giudizio di Paride – Olio su tavola di Peter Paul Rubens (Fotografia di pubblico dominio)

Quando Elena rifiuta di tornare a Sparta dal marito, Menelao chiede l’aiuto dei più importanti principi greci, tra i quali figura Odisseo, il “tessitore d’inganni” astuto e coraggioso. Non per vigliaccheria, ma a causa del responso di un oracolo che gli aveva predetto un faticoso rientro a Itaca, dopo dieci anni di guerra e altrettanti di peregrinazioni, Odisseo non vuole partire per Troia, e così si finge pazzo davanti a Menelao, Agamennone e Palamede: si fa trovare mentre dissoda la sabbia di una spiaggia con un aratro cui sono aggiogati un asino ed un bue, seminando poi del sale. Palamede però non cade nell’inganno, e pone il piccolo Telemaco, figlio di Odisseo, davanti all’aratro. Il re di Itaca si ferma immediatamente, dimostrando la sua lucidità: è quindi costretto a unirsi all’esercito greco.

Busto in marmo di Menelao, di Giacomo Brogi.  Fonte immagine: Wikipedia

Con il suo gesto Palamede si è fatto un nemico mortale: Odisseo non lo perdona e cerca il modo di vendicarsi, anche perché prova gelosia per l’ammirazione di cui gode l’eroe da parte di tutti i suoi compagni e dei principi achei.

Odisseo fa in modo che nella tenda di Palamede venga ritrovata una grande quantità di denaro, insieme con una lettera apparentemente scritta dal re di Troia, Priamo, che ringrazia l’eroe per le notizie fornite sui movimenti dell’esercito greco. Il piano di Odisseo per vendicarsi dell’uomo che aveva smascherato la sua finta pazzia riesce in pieno.

Palamede viene condannato a morte e lapidato

Ovviamente, la damnatio memoriae di Palamede non è attribuibile ad una figura mitologica come quella di Odisseo. Secondo lo scrittore Alessandro Baricco, che nel 2015 ha allestito un’opera teatrale chiamata “Palamede, l’eroe cancellato”, i due eroi greci sono l’incarnazione di una diversa visione politica: quella progressista e illuminata di Palamede soccombe a quella più tradizionalista di Odisseo, che per combattere i nemici usa armi più sottili ed oscure, come la furbizia e l’inganno. Non per nulla la Guerra di Troia fu vinta dai greci grazie all’astuta idea del “Cavallo” proposta proprio da Odisseo.

Ma questa è un’altra storia…

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Fonti: “I Miti Greci” di Robert Graves; Wikipedia

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tratto da: vanillamagazine.it
NB Alcuni grassetti e links di riferimento sono stati da noi inseriti.

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