Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La statua di Zeus ad Olimpia

Fidia, scultore greco, nato ad Atene nel 490 circa e morto probabilmente nel 430 a.C., rappresenta il più prolifico e completo scultore dell’età classica, capace di padroneggiare tutte i materiali e le tecniche da quelle a tutto tondo a quelle a bassorilievo.
Numerose sono state le sue opere, e la sua attività si è contraddistinta per la realizzazione di opere molto impegnative. Tra le sue prime opere vi fu una statua crisoelefantina (realizzata in oro e avorio) di Atena per la città di Pellene, quindi un Apollo Parnopios in bronzo, un’Atena Promachos e un’Atena Lemnia.

Intorno al 450 realizzò la grande statua crisoelefantina di Zeus per il tempio di Olimpia, considerata nell’antichità una delle sette meraviglie del mondo.

Nessuno aveva visto prima una statua così grande, fatta d’avorio e d’oro. Zeus sedeva su un trono. Si diceva che bastava guardare la statua per dimenticare tutti i dispiaceri. Ogni quattro anni gli abitanti di Olimpia celebravano una grande festa in onore di Zeus, ed anche oggi, dopo più di duemila anni, le squadre di atleti di tutte le nazioni si incontrano ogni quattro anni per le Olimpiadi. La statua è stata distrutta, ma gli uomini di quel tempo l’hanno descritta così bene che molti artisti si sono ispirati ad essa per farne dei dipinti e dei modelli.
Il trono alto circa quattordici metri con spalliera diritta e culminante con figure di dei; i braccioli erano sostenuti da sfingi; il dio era seduto con peplo drappeggiato, che era d’oro; i piedi poggianti su uno sgabello lavorato, cesellato e poggiante su un leone a tutto tondo; calzari cesellati con lavori di scene di guerre; nella mano destra reggeva una vittoria, che si dice fosse d’oro e misurasse due metri…

statuagioveCon la mano sinistra regge un’asta molto lunga poggiante sul terreno e avente in cima un’aquila d’oro; la faccia del Dio esprime bontà e gioia, come dice Crisostomo. La testa è incoronata di olivo. La faccia e la parte scoperta del corpo erano d’avorio cesellato, mentre erano d’oro e di altri metalli preziosi barba e capelli.
Pietre preziose disseminate nei punti opportuni, ad esempio gli occhi.
Pausania descrive minutamente il gran numero di figure che sono nei piedi del trono e attorno ad esso sulla base; si giunge perfino a venti figure di dei che assistono alla genesi di Pandora. Il tutto poggiava su un basamento di marmo pario, alto uno o due metri. Quando si pensa che la statua di Atena, nel Partenone, era visibile ai naviganti che giravano capo Sunio, quasi fosse un faro ideale, si ha l’idea della grandiosità di tutti i monumenti che Fidia affidò ai posteri.

Abbiamo pochissime fonti, nessuna immagine dello “Zeus” e poche e vaghe descrizioni, come quella che ci dice che era alta oltre i tredici metri.

Dice Pausania (libro V, 11, 1-10):
Il Dio, costruito d’oro e d’avorio è assiso in trono; una corona, che imita i rami di olivo, gli sta sul capo. Egli porta nella mano destra una Vittoria, anch’essa d’avorio e d’oro, che tiene una tenia e porta una corona in testa. Nella mano sinistra del dio è uno scettro ornato di ogni genere di metalli. L’uccello, che è posto in cima allo scettro, è l’aquila. D’oro sono anche i calzari del Dio e così pure il mantello; sul mantello sono posti come ornamento piccole figure e fiori di giglio. Il trono è variamente ornato di oro e pietre preziose ed anche di ebano e d’avorio, ed in esso ci sono figure rappresentate in pittura e figure scolpite. In ciascuna delle gambe del trono sono quattro Vittorie, che rappresentano lo schema delle danzatrici; ce ne sono poi altre due alla base di ciascuna gamba. Sopra ciascuna delle gambe anteriori si trovano dei fanciulli tebani rapiti da Sfingi, e, sotto le Sfingi, Apollo e Artemide saettano i figli di Niobe. Tra le gambe del trono sono quattro sbarre, ciascuna delle quali traversa dall’una all’altra gamba. Sulla sbarra anteriore (quella che c’è proprio dirimpetto all’entrata) si trovano sette statuette; l’ottava infatti non sanno in che modo sia sparita. Sopra alle rimanenti sbarre è rappresentata la schiera combattente con Eracle contro le Amazzoni; il numero di queste e di quella insieme è di ventinove

statueofzeusNella parte più alta del trono ed a maggiore altezza del capo della statua, Fidia fece, da una parte, le Carìti e, dall’altra, le Ore, le una e le altre in numero di tre. Lo sgabello posto sotto i piedi di Zeus, chiamato “thranion”, dagli abitanti dell’Attica, ha leoni d’oro, e, scolpita in rilievo, la battaglia di Teseo contro le Amazzoni, la prima prodezza degli Ateniesi contro stranieri. Per avere un’idea di questa statua ricorriamo alle monete in cui altri artisti avevano, più o meno male, riprodotto l’effige e così citiamo alcune monete di Elide al tempo di Adriano; esiste una pittura murale scoperta ad Eleusi. Sappiamo che Adriano ne ordinò una riproduzione ridotta, in oro, per metterla forse nella sua villa di Tivoli e che, a sua volta, fu riprodotta su monete.

Si discute dei “braccioli del trono”, perchè si suppone che fossero sostenuti da sfingi, che ci fossero due leoni d’oro a tutto tondo, e non in bassorilievo, insomma ci sarebbe tanto da dire, ma la grandiosità e la bellezza suprema di questa statua ci sfugge sempre e noi siamo condannati ad intuire il mistero come si suole fare di certe entità credute ma mai viste da occhi umani, in realtà vera e fotografata.

fonte: tanogaboblog.it

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