Clori (Flora), una ninfa greca legata ai fiori ed alla primavera, un giorno, passeggiando per il bosco, inciampò nel corpo esanime di una ninfa. Clori chiese aiuto ad Afrodite, la dea dall’amore, per far rivivere quel corpo esanime.
Afrodite, mossa a pietà, trasformò la ninfa senza vita in una bella rosa. Allora il dio del vino, Dioniso, fece si che la rosa avesse il nettare sempre dolce e profumato conferendogli un sentore inebriante, mentre le tre Grazie furono le artefici del suo charme e del suo fulgore. Toccò poi a Zefiro, dio del vento di primavera, cacciare le nuvole per permettere ad Apollo di inviare i raggi per farla sbocciare. Con così tanti dèi pronti ad aiutarla, la rosa prosperò e si moltiplicò diffondendosi nel mondo ed i Greci la considerarono la regina dei fiori.
A Roma, Venere, l’equivalente romano di Afrodite, era anche associata con le rose.
Come ha scritto Ovidio nelle  “Metamorfosi”, la dea si innamorò di un bellissimo mortale di nome Adone. Quando, durante la caccia, Adone rimase ucciso, Venere pianse e le sue lacrime, cadendo sulla terra, fecero sbocciare delle rose bianche. (1)
I Romani credevano che Cupido avesse dotato le rose di spine infatti, secondo la loro mitologia, mentre Cupido stava sistemando le sue frecce, un’ape lo punse. Il dio ebbe uno scatto improvviso e, involontariamente, una freccia partì sibilando e giunse nel giardino di Venere causando la crescita delle spine nelle rose colpite.

Altra versione della comparsa delle spine nelle rose ci viene dal racconto della mitologia romana che cita come la bellissima Rodante rifiutasse i numerosi pretendenti che chiedevano la sua mano. Costoro, un giorno, irruppero in casa provocando le ire della dea Diana (Artemide), che trasformò Rodante in una rosa ed i suoi pretendenti in spine.

 

Le rose sono state amate da molte civiltà nei più svariati periodi storici. Si dice che il filosofo cinese Confucio avesse una fornitissima biblioteca con 600 libri su come coltivare le rose, e che Cleopatra coprì piani dei palazzi con petali di rosa.

Nel periodo a noi più vicino, mi piace ricordare che nell’armadio e nei cassetti del Grand Hotel Des Palmes di Palermo, dove nel 1881 Wagner terminò la composizione del Parsifal, per anni aleggiò un forte profumo di rosa: era l’olio essenziale di cui non poteva fare a meno quando componeva.

Rosa rossa2La rosa in una foto che si può considerare l’immagine più diffusa del web 

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(1) I romani festeggiavano i Rosalia, legati al culto dei morti, in un periodo compreso tra l’11 maggio e il 15 luglio: questa festa delle rose si trasmise nel mondo cristiano, dove la Pentecoste è anche detta “Pasqua delle rose”. La rosa era inoltre presente nel culto di Dioniso, per la credenza che impedisse agli ebbri di rivelare i propri segreti. (Wikipedia)

 

tratto dal vecchio sito: www.tanogabo.it

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