In Egitto la religione era nettamente divisa tra culto ufficiale di Stato e pratiche di culto della massa della popolazione.
Su queste ultime siamo poco informati, mentre conosciamo molto bene il culto divino che aveva luogo nei templi di tutto l’Egitto e soprattutto i culti funerari, grazie alla quantità straordinaria di notizie forniteci dalle miriadi di tombe scoperte dagli archeologi.

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Il culto ufficiale

Alla base della religione ufficiale vi è la distinzione del mondo in tre categorie interagenti tra loro: gli dei, ilfaraone e gli uomini. Sulla scorta del principio del dogma reale, il faraone è l’unico intermediario tra dei e uomini: dio di fronte agli uomini e uomo di fronte agli dei.

offerta d'incenso a Ra-Harakhty-AtumI sacerdoti agiscono su sua precisa delega, perché egli è l’unico che ha diritto di entrare nei penetrali dei templi, l’unico che possa guardare gli dei celati all’interno delle celle dorate dei santuari e parlare con loro da pari a pari. Il faraone è egli stesso un dio già in terra: può erigere templi per il proprio culto e fare offerte rituali alla propria divinità; è l’immagine vivente del creatore che ripete a ogni istante la sua opera demiurgica garantendo il buon ordine e allontanando il caos, sempre in agguato dall’alba dei tempi e storicamente rappresentato da deserto, paesi stranieri, rivolte e pestilenze. Il culto serve a garantire l’ordine cosmico con un patto di reciprocità: il re garantisce le necessità degli dei, erigendo templi e facendo approntare le immagini di culto nelle quali gli dei s’incarnano e possono così ricevere cure personali e offerte alimentari da tutto l’Egitto; gli dei in cambio garantiscono il benessere del re e di tutto il suo popolo. In un’ottica così utilitaristica c’è poco spazio per l’amore verso il dio come lo intendiamo nella religione cristiana; ve n’è molto invece per il rispetto e la venerazione, sentimenti che il popolo poteva manifestare in occasione delle feste, quando nel corso delle processioni la statua del dio era portata sulla barca sacra fuori dal tempio per essere venerata e per rispondere tramite oracoli alle petizioni della gente comune. Anche in questo caso la statua rimaneva comunque celata all’interno del tabernacolo, presente ma invisibile a occhi profani.

Il culto popolare

chiosco_Sesostri_IAl di fuori delle feste la gente comune sembra non andasse al tempio per pregare; a questo scopo si visitavano piccole cappelle edificate all’interno dei centri abitati e dedicate a divinità secondarie (per esempio: Bes, Onuri, Toeris, Renenut) o a forme delle divinità principali. Raramente ci si recava in pellegrinaggio ai luoghi di culto più famosi, come Abido o Busiris. Gli animali sacri furono, soprattutto in Epoca Tarda, l’oggetto preferito del culto popolare: pagare le spese di mummificazione e sepoltura di un animale era una buona azione, obbligata nel caso si trattasse del gatto di casa. Grandi necropoli sorsero in tutto l’Egitto per ospitare le mummie degli animali più disparati: oltre ai gatti, tori, cani, sciacalli, babbuini, ibis, icneumoni, arieti, falchi, serpenti, coccodrilli e persino pesci. Il culto quotidiano si svolgeva anche all’interno delle case e, in questo caso più che mai, sconfinava nella magia: amuleti, decreti divini, lettere ai defunti, oggetti d’uso quotidiano che richiamavano nella forma simboli sacri, proteggevano la famiglia da demoni e dannati, apportatori di malattie e di rovina. Nell’atrio delle case erano custodite e venerate le immagini degli antenati.

Le gerarchie degli dei

Non è possibile stabilire una gerarchia divina assoluta valida per ogni periodo della storia egiziana, perché l’affermarsi a livello nazionale dei singoli culti, di origine sempre locale, fu dovuto a fattori politici o culturali che portarono all’affermazione degli dei di una singola città o di una particolare scuola teologica.

Osiride, Anubi e Horus, tomba HaremhabAl vertice del pantheon egiziano si poneva il demiurgo, il dio creatore che poteva assumere le fattezze di Atum, Ra, Khnum o Ptah, secondo le diverse visioni della cosmogonia e della cosmologia. Dell’Enneade divina, cioè del gruppo dei nove dei di Eliopoli, facevano parte le maggiori divinità del pantheon egiziano: Atum, Sciu, Nut, Osiride, Horo.
Ben presto si diffuse un fenomeno di sincretismo, che portava a identificare più dei in un’unica figura che ne impersonava tutti gli aspetti: il dio-sole Ra venne così associato ad Atum, a Khepri e al dio tebano Ammone, assurto a importanza nazionale contemporaneamente alla scelta di Tebe come capitale d’Egitto nel Nuovo Regno. L’estrema conseguenza del sincretismo delle divinità solari fu l’eresia amarniana, che vide l’affermarsi del culto unico dell’astro solare Aton per opera del faraone eretico Akhenaton. Altri fenomeni sincretici furono la creazione a Menfi della divinità Ptah-Sokar-Osiride e l’identificazione progressiva degli aspetti delle divinità femminili principali: Iside, Nefti, Mut, Nut, Bastet, Sekhmet. Durante il Nuovo Regno si affermò l’uso di associare le divinità locali in triadi divine, ovvero in famiglie di tre dei (padre, madre e figlio): le triadi più note furono quella di Menfi, costituita da Ptah, Sekhmet e Nefertum; e quella di Tebe, di cui facevano parte Ammone, Mut e Khonsu.