Una caratteristica del Vangelo di Matteo è che situa nei monti episodi importantissimi della vita di Gesù.
Perché Matteo? Perché è l’unico tra gli evangelisti che colloca sia l’inizio, ma soprattutto la fine dell’attività e dell’esistenza di Gesù su un monte. Un monte che non ha mai un nome.
Quindi, l’evangelista ci vuol dire che questo monte non è un’indicazione topografica, ma una realtà spirituale interiore.
Anzitutto vediamo, nella cultura dell’epoca, cosa vuol significare il termine “monte”.
Essendo un luogo elevato dalla terra e quindi più vicino al cielo, in tutte le culture religiose il monte è il luogo dove la divinità comunica con l’umanità e soprattutto il luogo dove essa risiede. Tanto è vero che anche nella nostra tradizione cristiana i santuari sono molto frequentemente posti in cima ad un monte.

Il monte a cui si fa riferimento lo troviamo al capitolo 4 di Matteo, nell’episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto. Al versetto 1, l’evangelista scrive: “Allora, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo”.
Anzitutto da notare questo “allora”, che pone continuità con l’episodio avvenuto precedentemente, cioè il battesimo di Gesù.

guido_reni-battesimo-cristoImmergendosi nell’acqua del Giordano, Gesù viene riconosciuto dal Padre come “il figlio prediletto” (Mt 3,17). In Gesù c’è tutta la pienezza di Dio, e il Padre gli effonde lo Spirito, cioè la sua capacità d’amore. Ricevuta questa pienezza d’amore Gesù viene condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo.
Perché nel deserto? In Gesù rivive tutta la storia del popolo di Israele, che una volta liberato dalla terra della schiavitù, dall’Egitto, nel deserto viene messo alla prova da Dio per vederne la capacità di rimanere fedele all’alleanza.
Nel brano di Matteo le prove non vengono da Dio, ma Dio stesso viene tentato da questo personaggio, il diavolo. L’evangelista, mettendo questo episodio all’inizio dell’attività di Gesù, vuol dire che tutta la Sua vita sarà all’insegna della tentazione. Non quindi un episodio di quaranta giorni nella vita di Gesù, ma un avvertimento dell’evangelista perché in tutta la sua esistenza Gesù verrà sottoposto a queste terribili tentazioni che non sono facili da superare.
Intanto, dice l’evangelista, “Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo”. Per la prima e ultima volta nel Vangelo appare questo personaggio. In effetti il diavolo nei Vangeli ha un ruolo estremamente marginale e in quello di Matteo compare una sola volta, in questo episodio delle tentazioni. Vedremo di capire chi e’ questo diavolo.
“E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame”. Questo digiuno di Gesù non è un digiuno religioso, che mai Gesù farà, ma è una prova di forza che lo mette alla pari di Mosè. Quest’ultimo, prima di ricevere da Dio sul Sinai la legge, digiunò quaranta giorni e quaranta notti (Es 34,28).

Perché l’evangelista non si limita a dire che digiunò quaranta giorni, ma aggiunge quaranta notti? 
Perché il digiuno religioso, quello imposto dalla legge, inizia all’alba e termina al tramonto. Per far vedere che Gesù non fa il digiuno religioso l’evangelista aggiunge quaranta notti. Non e’, quindi, un digiuno fatto per ottenere dei favori da parte di Dio per chissà quali cose, ma è una prova di forza che lo mette allo stesso livello del grande profeta Mosè.

Perché il numero 40? 
I numeri nella Bibbia non vanno mai presi in maniera aritmetica, matematica, ma sempre in maniera figurata. Nei Vangeli i numeri hanno sempre un valore figurato; il numero “tre” significa completamente (Pietro rinnega Gesù per tre volte, Gesù resuscita dopo tre giorni, cioè torna in vita completamente) e così via.
Il numero “quaranta” indica la generazione, la vita di un uomo. Allora l’evangelista, scrivendo quaranta giorni ci vuol indicare che tutta l’esistenza di Gesù è stata sottoposta a queste tentazioni.
Il tentatore prima è stato presentato con il nome di diavolo e adesso viene presentato come “tentatore”, perché l’evangelista dà delle chiavi di lettura importanti al lettore. “Tentare” o “tentatore” è un termine che nei Vangeli verrà sempre attribuito ai farisei, sadducei e dottori della legge. Questo significa che farisei, sadducei e dottori della legge hanno esercitato un’azione diabolica dall’esterno del gruppo di Gesù, mentre all’interno vedremo poi che sono i suoi stessi discepoli a fare la stessa cosa.
Il tentatore si avvicina a Gesù e gli dice: “Se sei Figlio di Dio…” Attenzione che non è un dubbio che il tentatore ha, perché Gesù è già stato proclamato nel battesimo quale Figlio di Dio e il tentatore lo sa che Gesù è il Figlio di Dio.
Pertanto il significato è: “Giacché sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane”. Cioè, trai dei vantaggi da questa tua condizione; se c’è Dio che ti protegge, giacché sei il Figlio e quindi hai assicurata la sua protezione, usa le tue capacità a tuo vantaggio, di’ che queste pietre diventino pani.

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Per il tentatore il pane dovrebbe servire per salvare se stesso, salvare la propria vita, mentre Gesù, Lui stesso si farà pane per salvare la vita degli altri, donando la propria vita.
Gesù infatti risponde: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
Questa risposta di Gesù è presa da un testo del libro del Deuteronomio, capitolo 8, che riguarda le prove del popolo nel deserto, dove l’autore scrive che Dio ha sottoposto alle prove il suo popolo per quarant’anni nel deserto (Dt 8,1-6). Ecco i quarant’anni nel deserto e i quaranta giorni di Gesù. La tentazione di Gesù è la stessa che ha vissuto il popolo di Israele.

Allora, Gesù, nella tentazione del diavolo, si affida alla parola che esce dalla bocca di Dio, parola con la quale il Signore manifesta la sua volontà, che è la garanzia della protezione divina, senza usare a proprio vantaggio i benefici, ma usando tutte le proprie capacità a vantaggio degli altri.
Questa, dunque, è la prima tentazione, che poi si ripeterà abbondantemente lungo tutta la vita di Gesù.
“Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Giacché sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini al tuo riguardo ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede”.
Gesù aveva risposto alla prima tentazione ponendo una fiducia totale nel Padre. Gesù sa che non c’e’ da affannarsi, lo dirà Lui stesso, su cosa mangeremo, perché il Padre tutte queste cose le dà in abbondanza (Mt 6,25-34). Perciò il tentatore – che conosce benissimo la Sacra Scrittura -, preso atto di questa fiducia, lo spinge agli estremi, lo conduce sul pinnacolo del tempio e lo invita a buttarsi di sotto, citando un Salmo (Sal 91,11-12). 

duccio-tentazioniQuesto diavolo si dimostra un esperto conoscitore della Bibbia, esattamente come lo erano i farisei e gli scribi avversari di Gesù. E’ una tecnica che l’evangelista usa per dire che a questo diavolo che capisce tanto la Bibbia, che sa ribattere prontamente a Gesù, Gesù si rivolge con la parola di Dio e il diavolo, prontamente, ribatte con un altro passo; è tipico delle dispute tra i rabbini. Quindi, il diavolo lo porta sul pinnacolo del tempio, cioè il punto più alto del tempio e gli dice di buttarsi giù; perché?
Queste non sono tentazioni sconsiderate, ma molto fini, perché la tradizione religiosa diceva: quando il Messia apparirà, lo si vedrà improvvisamente sul pinnacolo del tempio, cioè ci sarà un intervento prodigioso, straordinario da parte di Dio. Il tentatore pertanto non fa altro che dire a Gesù: “Fai quello che la gente si aspetta da te: vuoi essere riconosciuto come il Messia? Guarda che il Messia, te lo dico io, arriverà mostrandosi sul pinnacolo del tempio. Allora va’ sul pinnacolo del tempio e, già che ci sei, scendi volando sulle ali degli angeli”.
Ebbene, Gesù rifiuta di fare quello che la gente si attende, e rifiuta soprattutto un Dio che si manifesta attraverso segni di potere. Questo e’ importante anche per noi oggi. Chi pensa a un Dio di potere, chi attende di vedere i suoi segni come segni prodigiosi di potere, non li vedrà mai, perché Dio è un Dio di amore e i suoi segni sono quelli dell’amore.
Questa tentazione che ora il diavolo fa a Gesù, gli sarà poi rivolta dai sommi sacerdoti, dagli scribi, dagli anziani e da tutto il popolo, sulla croce: “Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!” (Mt 27,40). Questo è il dio del potere, quello che la gente vuole, un dio che manifesta la sua divinità attraverso un potere che è chiaro, evidente, constatabile. 
Pertanto, la tentazione che il diavolo fa a Gesù di buttarsi dal pinnacolo del tempio è identica a quella che gli faranno sul patibolo, di scendere dalla croce per dimostrare di essere Figlio di Dio.
Gesù, questa volta gli risponde: “Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo”. Abbiamo detto che nelle tentazioni si rivivono gli episodi del popolo ebraico nel deserto. Il popolo si trova ad un certo punto in una località, chiamata Massa, dove non c’era l’acqua ed allora si ribella contro Mosè e contro Dio: ci hai portati in questo deserto a morire di sete, era meglio rimanere in Egitto, almeno là mangiavamo e bevevamo. Il popolo si chiese inoltre: ma questo Dio è in mezzo a noi o no? (Es 17,1-7). Nel libro del Deuteronomio si trova l’espressione: “Non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa” (Dt 6,16).

Gesù non ha bisogno di chiedersi se Dio è con lui oppure no. In questo brano l’evangelista anticipa il momento di Gesù sulla croce, dove egli non ha il dubbio se Dio è con lui oppure se lo ha abbandonato, e non ha bisogno di chiedere interventi straordinari che confermino la Sua presenza. Gesù ha la certezza che Dio è sempre dalla sua parte.
Andiamo ora alla terza tentazione; da ricordare che il numero tre significa la completezza, ossia sta ad indicare che per tutta la sua vita Gesù ha avuto queste tentazioni. Quante volte gli chiedono: noi ti crediamo, facci solo un segno prodigioso dal cielo e così veniamo tutti con te. Ma Gesù rifiuta sempre! Finalmente arriviamo al monte; in questa tentazione “il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e disse: Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”.
E’ la tentazione suprema. L’ultima tentazione e’ posta nel monte, cioè il luogo di abitazione della divinità. Questo monte, definito molto alto, è perciò il massimo della divinità. Nella cultura di quell’epoca, ogni persona che deteneva una qualunque forma di potere aveva la condizione divina. L’imperatore veniva considerato un dio, un figlio di dio, e così il re, il faraone. Tutti coloro che detenevano il potere erano considerati di natura divina, ma per Gesù la sua natura divina, la sua figliolanza con Dio non si manifesterà nel potere, nel dominio, ma nell’amore e nel servizio.
Satana mostra a Gesù tutti i regni, allo stesso modo in cui Dio mostra a Mosè, salito sul monte Nebo, tutto il paese (Dt 34,1-4). Ma mentre qui viene mostrato un territorio da conquistare, Gesù su di un monte, il monte della resurrezione, inviterà i suoi ad “andare in tutto il mondo ponendosi in un atteggiamento di servizio”. Gesù demolisce, in un sol colpo, tutta la tradizione religiosa ebraica di Israele come popolo eletto, chiamato a dominare tutti gli altri popoli.
C’è il Salmo 2, in cui al versetto 8 Dio dice al suo Messia: “Ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra. Le spezzerai con scettro di ferro, come vasi di argilla le frantumerai” (Sal 2,8-9). Il Messia della “tradizione” e’ un Messia che impone l’ordinamento di Dio attraverso la violenza. Di conseguenza, le tentazioni non sono qualcosa di cattivo che e’ facile per Gesù evitare, ma viene a lui proposta la tradizione religiosa di Israele, quella radicata nel popolo. Sei il Messia? Devi dominare le nazioni e, addirittura, le dovrai spezzare con scettro di ferro e frantumarle come vasi di argilla.
Perciò il tentatore non e’ il diavolo della nostra tradizione che si presenta in maniera orribile – ed e’ perciò facile dire “Vade retro Satana” -, ma i tentatori sono i farisei, la parte più spirituale del popolo, sono gli scribi, questi teologi che parlano con autorità e con mandato divino. Essi dicono: “Sei il Messia, sei il figlio di Dio? Guarda che il Salmo 2, la parola di Dio, dice che il Messia dovrà dominare e schiacciare gli altri popoli”.

gesu-predicaEcco la tentazione proposta a Gesù: quella di conformarsi ad una tradizione religiosa, umana e spirituale. E Gesù, invece, si sbarazza di questa logica; le sue ultime parole, quando inviterà i suoi discepoli ad andare in tutto il mondo, non saranno di dominio, ma di mettersi al servizio. Gesù dirà: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nell’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19). Quindi, c’è si’ da andare verso altri popoli pagani, ma non con un atteggiamento di dominio, ma di servizio. Gesù in questo modo elimina l’arroganza di una tradizione religiosa che presumeva il popolo di Israele come preferito da Dio a dispetto di altri popoli, come un popolo chiamato a dominare.
Gesù risponde al tentatore: “Vattene Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”. Gesù scaccia Satana con le parole dello “Shema’” (= ascolta) di Israele, che si trova nel libro del Deuteronomio ed è la professione di fede nella quale si afferma l’unicità’ di Dio (Dt 6,13). Gesù si rifiuta di adorare il potere e si rimette al Dio che lui ha conosciuto, al Padre che lo ha investito con il Suo Spirito nel battesimo.
“Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano”.
Il diavolo lascia definitivamente la scena per non comparire mai più nel Vangelo.
Il diavolo nei Vangeli ha uno spazio relativamente marginale. La sua azione, però, sarà sempre presente lungo tutta l’esistenza di Gesù. Essa verrà incarnata, all’esterno, dai farisei e dagli scribi, i tentatori; quante volte nel Vangelo troviamo l’espressione “si avvicinarono a Gesù per tentarlo”. Ma quello che e’ più grave e’ che la tentazione di Satana verrà manifestata anche all’interno del gruppo di Gesù dagli stessi discepoli, in particolare da Pietro, l’unico verso il quale Gesù dirigerà le stesse parole usate per Satana.(Mt 16,23).
Gli angeli, il segno della protezione divina, esercitano allora il loro servizio, confermando la fiducia che Gesù aveva nel Padre. Il tentatore gli diceva “manifesta qualcosa di straordinario e gli angeli si metteranno al tuo servizio”; Gesù invece rifiuta lo straordinario, si mette in un atteggiamento d’amore, e “allora” gli angeli si manifestano.
Questo e’ il monte della tentazione, nel quale viene presentato un episodio della vita di Gesù, e qual e’ il significato ? La condizione divina, rappresentata da un monte molto alto, non si ottiene attraverso prodigi straordinari, dominando e schiacciando gli altri, ma mettendo la propria vita al servizio di tutti. Non con delle pietre che diventino pane a proprio vantaggio, ma con il fare se stesso pane a vantaggio degli altri.
Queste sono indicazioni che, se ben comprese, non rimangono in un episodio della vita di Gesù, ma si possono riflettere nella vita di noi tutti.

 

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A cura di Padre Claudio Traverso – Internet 20 Febbraio 2004