Rubens: Leda e il cigno (dett.)
Rubens: Leda e il cigno (dett.)

La leggenda narra che Zeus si innamorò di Leda, si trasformò in un cigno e si accoppiò con lei. Leda generò due uova. Da un uovo sarebbero usciti i Dioscuri, dall’altro uovo Elena.
La nostra bella Elena, fin da giovinetta, fu al centro di numerosi intrighi ad alto contenuto seduttivo ed erotico.
Ad esempio Teseo la rapì che era ancora fanciulla.
Elena era ritenuta la donna più bella del mondo e poiché numerosi erano i suoi pretendenti, Tindaro, marito ufficiale di Leda e padre ufficioso di Elena, volle che fosse la ragazza a scegliersi lo sposo, in base ai gusti suoi.
E questo non solo per modernità di vedute ma perché Tindaro presagiva che se avesse scelto lui questa di scelta avrebbe scatenato molte guerre.

La scelta di Elena cadde su Menelao, re di Sparta.

Rubens – Il giudizio di Paride
Rubens – Il giudizio di Paride

Nel frattempo, Paride, un giovane bellissimo, è al centro di una scommessa: tre dee, Era Atena ed Afrodite, chiedono a lui di dire quale sia la più bella tra le tre. Ed ognuna di loro, sottobanco, è pronta ad offrire regali e ricompense, insomma, vogliono comprare il voto di Paride. Afrodite gli promise la più bella delle donne: Elena e Paride sceglie Afrodite che gli orchestra il rapimento di Elena.

La storia la sappiamo tutti. Menelao va a Troia, rade al suolo la città e si riporta a casa la moglie.
In alcune versioni Elena è una fedifraga che Menelao perdona lo stesso, in altre è una povera vittima rapita da Paride  che piange e implora gli dei che la facciano tornare a casa.

Gli amori di Elena. Quadro di Jacques-Louis David
Gli amori di Elena. Quadro di Jacques-Louis David

Ma non abbiamo ancora risposto alla domanda iniziale: perché Elena era la più bella delle donne? 
Intanto è figlia di un dio, e che dio: Zeus in persona. Poi possiede la metis, ovvero l’astuziaE poi è una grande seduttrice.

Di lei si sa che non invecchiò mai, che usava droghe e che sapeva modulare la voce. Fisicamente era possente, maestosa, aveva chiome inanellate, capigliatura nera e fluente, simile a quella di Circe, da cui Elena non aveva proprio nulla da imparare. 

Per farvi capire che tipo fosse Elena vi racconto due episodi poco conosciuti. 
Quando Ulisse è dentro al Cavallo di Troia l’unica che intercetta la manovra bellica fatta con l’inganno è proprio Elena e rischia di mandarlo a rotoli. Si avvicina al cavallo di legno e lo palpeggia. Poi modula la voce come fosse una sirena e imita la voce di tutte le mogli dei soldati che stanno dentro al cavallo, compresa quella di Penelope. I poveri soldati che da mesi sono lontani da casa si vogliono buttare giù dal cavallo perché credono di sentire le loro mogliettine che li chiamano. Ulisse li tiene fermi perché sa che è Elena ad aver escogitato il trucco per smascherarli e mandare all’aria il piano. Elena in questo caso usa la voce come forma di seduzione, esattamente come le sirene e come la maga Circe.

Ed ancora…

Menelao ritrova Elena - vaso attico a figure rosse, 450-440 a.C., Museo del Louvre
Menelao ritrova Elena – vaso attico a figure rosse, 450-440 a.C., Museo del Louvre

Elena è ormai a casa da Menelao che pur di riprendersela ha raso al suolo Troia. Arriva Telemaco, figlio di Ulisse, a chiedere aiuto a Menelao. Da Troia sono tornati tutti i soldati, tranne suo padre. Elena è nascosta e ascolta le lamentele di Telemaco. La situazione è grave: è per colpa sua che hanno fatto la guerra di Troia, è per colpa sua che Ulisse non torna.
Cosa fa allora?
Prende una droga, un nepente che ha il potere di allontanare il dolore e di cancellare la memoria e lo versa nel vino che offre a Telemaco. Anche in questo caso si comporta come Circe, la maga.

Insomma, la bellezza fisica è importante per i greci ma ci deve essere qualcos’altro. Che non è il fascino come lo intendiamo noi. Per i greci Elena è bella perché incanta, usa la voce, è astuta, macchinosa, raggira gli uomini.

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fonte

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vedi anche:

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3 Comments

  1. sandro boccia

    PARIDE E ELENA

    Forse qualcuno non lo sa’ ma tutto il casino ebbe inizio
    quando tra Teti e il padre d’Achille Peleo ci fu lo sposalizio:
    questo perché i novelli sposi avevano invitato tutti gli Dei
    ma s’erano scordati d’ Eris, la Dea della discordia, da maccabei!
    Questa, indignata e offesa, gettò sulla tavola imbandita
    una mela d’oro con scritto “Alla più bella”: immaginateve la sfida
    fra Giunone, Minerva e Venere che sivolevono accaparraril pomo.
    Giove doveva assicurar l’ordine e nominò giudice quel pover uomo
    di Paride, giovine pastore d’origini nobili essendo uno dei principi troiani,
    figlio del re Priamo e d’Ecuba, uno dei100 ch’ ebbero nella vita i sovrani.
    Dovete saper che la regina madre l’allontanò, appena nato, dalla reggia
    perché s’era sognata che Paride sarebbe stato causa della rovina e distruzione
    della città di Troia: lo mandò lontano sul monte Ida a pascolar la greggia.
    Riprendendo il filo del discorso, le tre Dee, guidate da Mercurio in processione,
    promisero al giovine chi la sapienza, chi la potenza mentre Afrodite l’amore.
    Il desiderio di sposar Elena, la migliore delle fiche, aprì a Paride il cuore
    e senza alcuna esitazione consegnò a Venere la mela e così da quel momento
    s’inimicò con Troia Era e Atena, che ebbero con i Greci uno speciale accoramento.
    Paride, con l’aiuto d’ Afrodite, riuscì a rientrar nei ranghi e come messo ambasciatore
    fu inviato a Sparta alla corte di re Menelao e gli rapì la moglie Elena come un predatore
    Agamennone perconsolaril fratello ma di più arso da brama di potere e di conquista
    adunò i principi achei e dichiarò guerra a Troia che stava in bellavista
    sui Dardanelli a controllaril traffico commerciale per l’Oriente: la filosofia
    e la ragione del conflitto sta qui: non persarvar l’onore ma per esigenze d’economia!
    Fu guerra piena d’ardimento e di valore, digeste epiche, di passioni,
    d’amore e d’odio, di duelli intrepidi, d’eroismi vissuti con emozioni:
    ben dieci lunghi anni durarono le battaglie giunte poi a uno stallo
    finchè Troia capitolò rasa al suolo per l’astuzia ulissiana del cavallo!

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