Chi di voi non conosce la famosa Saga dei Nibelunghi?
La storia di Sigfrido, Crimilde, Brunilde e di Hagen, il racconto epico della loro vita, le feste e le vendette che ancor oggi sono oggetto di ricerche e indagini storiche. Nel Medioevo la Saga dei Nibelunghi, spesso veniva recitata a corte in occasione di feste e tornei cavallereschi. Ancor oggi, tuttavia, è un soggetto teatrale ricorrente.

Tra Worms sul Reno e Würzburg dipartono due percorsi per un totale di circa 310 chilometri che ripercorrono i luoghi leggendari dei Nibelunghi. Proprio qui, nell’ex regno dei Burgundi, nasce una delle leggende più antiche: la saga dei Nibelunghi che ha origine nel XII secolo ed è sopravvissuta per diversi secoli.

Temi della saga sono l’amore, la morte e la gelosia, la lotta di Sigfrido contro il drago, la vendetta tra Crimilde e Brunilde, la morte di Sigfrido per mano di Hagen di Tronje.

Seguendo uno dei due percorsi, dalla capitale Worms i Nibelunghi si spostarono verso Würzburg, nel regno di Etzel (Attila), re degli Unni. Lungo questo tracciato oggi ci si può letteralmente tuffare nell’epos medievale, alla scoperta di dove vissero i Nibelunghi, luoghi meravigliosi nelle cui foreste essi cacciavano. Qui vi troverete al cospetto di uno dei più bei paesaggi della Germania: vigneti, fitte foreste, incantevoli paesaggi fluviali, vecchie cittadine, chiese meravigliose, castelli misteriosi e resti di essi. Nella Saga dei Nibelunghi (in tedesco NibelungenLied), che vanta ben oltre 800 anni, si intrecciano racconti e temi mitologici ancora più antichi.

Sigfrido è l’eroe che uccide il drago, il signore dei Nibelunghi e il figlio del re di Xanten sul Basso Reno. Egli è il più glorioso degli eroi. Non conosce la paura, essendo quasi immortale, e anche un po’ ingenuo. Il racconto epico narra di Sigfrido che, con la sua spada, ha conquistato il tesoro dei Nibelunghi, colui che ha vinto il nano Alberico e che gli ha sottratto il mantello magico (Tarnkappe) che lo ha reso invisibile, colui che vince il drago e che, bagnandosi di quel sangue, diventa invulnerabile.

Il Nibelungenlied
L’autore del poema è un anonimo dell’area del Danubio, fra Passau e Vienna, e ha composto l’opera fra il 1180 e il 1210, forse alla corte del vescovo di Passau, Wolfger von Erla (in carica dal 1191 al 1204). Secondo molti studiosi l’autore era probabilmente una persona istruita della corte del vescovo, e scriveva per i clerici e i nobili di corte.
Il poema manoscritto è stato ritrovato, nel 1755 a Hohenems, Vorarlberg. In seguito ne sono state trovate un’altra quarantina di versioni, di cui tre principali, battezzate da Karl Lachmann A, B e C. Queste tre versioni presentano alcune varianti. Gli studiosi non sono ancora riusciti nel compito di comporre uno stemma del testo, ovvero ricostruire un albero genealogico delle versioni che sono state preservate e quindi trarre conclusioni definitive circa quale di esse si avvicini maggiormente all’originale duecentesco. Si pensa che influenze della tradizione orale abbiano contribuito alla nascita delle varianti.
Il nibelunghi sviluppa due vicende principali. La prima riguarda l’eroe Sigfrido e le sue gesta alla corte dei Burgundi, fino alla morte dell’eroe per mano del traditore Hagen. La seconda riguarda la vendetta di Crimilde contro coloro che si sono macchiati dell’assassinio di Sigfrido.

La leggenda
Nel V secolo, il castello del re Siegmund e della regina Siegland viene attaccatto dal popolo sassone guidato dai Re Gemelli.Il re prossimo alla sconfitta Per salvare il figlio Sigfrido lo affida agli Dei ponendolo su una zattera nelle acque del fiume Sigfrido che ha nove anni, durante questa battaglia forse per lo spavento ha perduta la memoria. Viene trovato dal fabbro Eyvind che decide di tenerlo con sé, ed allevarlo come un figlio chiamandolo Erik.

Dodici anni dopo, una notte un meteorite cade poco distante dalla case di Erik; il giovane raggiunge il luogo dell’impatto e lotta con una sconosciuta, atterrandola. Questi è Brunilde, regina d’Islanda, che vede avverarsi la profezia secondo la quale un uomo l’avrebbe battuta, e sarebbe diventato suo compagno. Dopo una note d’amore, la donna scompare con il suo pezzo di meteorite, dicendo però che avrebbe aspettato Erik finché non avesse scoperto le sue vere origini.

Erik e suo padre raggiungono il regno di Burgundia per vendere le loro spade e scoprono come il drago Fafnir semini il terrore, e neanche il re Gunther riesca a sconfiggerlo. Forgiata Balmung, una spada con il metallo del meteorite, Erik uccide la bestia, e grazie al suo sangue diventa invincibile e i suoi sensi si intensificano. Nonostante i fantasmi dei Nibelunghi lo minaccino delle maledizioni che gravano sul tesoro custodito dal drago, Erik se ne impossessa lo stesso, donandolo a Re Gunther, e tenendo l’Anello dei Nibelunghi, l’oggetto più antico e più prezioso del tesoro, per sé, indossandolo e divenendo il legittimo proprietario di tutte quelle ricchezze.

Acclamato come eroe, al suo ritorno il Re gli domanda aiuto per sconfiggere una minaccia incombente, l’esercito sassone. Anche il fratello del Re, il Principe Giselher, vuole partecipare alla battaglia, ma dovrà rimanere nel regno, per prendere il posto del Re nel caso di morte. Alla vista e alla sconfitta dei Re Gemelli, Erik recupera la memoria, ricordando di essere l’erede al trono di Xanten ed è pronto per raggiungere e sposare Brunilde. Ma per mantenere il tesoro a Burgundia, Hagen, luogotenente del Re, grazie ad una pozione dal padre, il nano traditore dei Nibelughi Alberich, fa innamorare Sigfrido di Crimilde, sorella del re.
Nel frattempo, Gunther pretende la mano della Regina Brunilde, ma sa di non essere in grado di sconfiggerla, condizione unica per sposarla. Essendo a conoscenza del fatto che Sigfrido possiede il magico Tannhelm, un elmo rubato ad Alberich che fa cambiare le sembianze di chi lo indossa, il Re chiede a Sigrido di accompagnarlo e scontrarsi con Brunilde al suo posto.
Durante la spedizione per l’Islanda, anche il principe si imbarca clandestinamente. Nonostante la rabbia e la delusione di Brunilde, che si vede ignorata da Sigfrido, con l’inganno dell’elmo, l’eroe la sconfigge, e come ricompensa per il suo favore, Gunther chiede a Sigfrido di diventare suo fratello di sangue, insieme a Giselher. Sigfrido, non riesce a ferirsi per il patto, avendo ormai la pelle impenetrabile, resa così dal sangue del drago, ma l’unico punto che può essere trapassato sul suo corpo è alla base del collo, lembo di pelle allora coperto da una foglia.
Al ritorno a Burgundia, vengono celebrate le doppie nozze di Sigfrido e Crimilde, e di Gunther e Brunilde; la prima notte di nozze però, quest’ultima rifiuta Gunther, poiché non riesce a sopraffarla. il re chiede nuovamente a Sigfrido di sostituirsi a lui, facendogli rubare la cintura che le donava suprema forza. Durante questo scambio, Giselher scopre l’inganno ma non dice niente. Dopo avergli fatto questo favore però, Crimilde scopre Sigfrido, e chiede di conoscere la verità, che si lascia poi scappare alla regina; Brunilde chiede così a suo marito vendetta per l’umiliazione, e Hagen si prepara ad assassinarlo.

Quando però Crimilde chiede udienza a Brunilde e le spiega la verità sulla pozione d’amore, facendo di nuovo cambiare idea alla regina sulla sorte di suo cognato, Hagen uccide Sigfrido, trafiggendolo nell’unico punto dove può essere ucciso. Ritornati al regno, Hagen e Gunther raccontano che sono stati assaliti dai Sassoni, ma Crimilde li smaschera davanti a tutto il regno e i due si sfidano per impossessarsi dell’Anello dei Nibelunghi. Hagen riesce ad uccidere Gunther, ma subito dopo Brunilde lo sfida uccidendolo a sua volta. Sigfrido viene omaggiato con un funerale vichingo e, sulla barca che va alla deriva e a fuoco, piena degli oggetti preziosi dei Nibelunghi, Brunilde si trafigge con Balmung, morendo accanto al suo amore e trovando la pace in fondo al letto del fiume, circondati dal tesoro dei Nibelunghi.

Nota
La più celebre riscrittura del mito nibelungico è quella effettuata da Richard Wagner, che scrive e mette in musica il ciclo L’anello del Nibelungo, la cui composizione si svolge tra il 1848 e il 1874. È da notare comunque che il capolavoro wagneriano (letterario oltre che musicale) è sorto dalla fusione di vari miti ed elementi derivanti da numerose fonti più antiche del Nibelungenlied e meno dipendenti di questo dal pensiero cristiano: le saghe islandesi e scandinave sono la più vera ed autentica fonte mitologica dell’Anello del Nibelungo. Quest’opera immane nasce nel clima del ’48: il ribelle Sigfrido che spezza la lancia del padre degli Dei, Wotan, simbolicamente accende la speranza di un cambiamento radicale. Lo scrittore irlandese George Bernard Shaw vide in Siegfried una trasposizione artistica del rivoluzionario anarchico russo Bakunin. (da wikipedia)

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fonte: tanogaboblog.it

 

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