Una immaginetta, distribuita oggi alla conclusione della S. Messa, mi ha dato lo spunto per la creazione di questa paginetta ove riporto uno scritto di Don Tonino Bello

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La mangiatoia è simbolo della povertà di tutti i tempi; vertice, insieme alla croce, della carriera rovesciata di Dio, che non trova posto quaggiù.
È inutile cercarlo nei prestigiosi palazzi del potere dove si decidono le sorti dell’umanità: non è lì. È vicino di tenda dei senza casa, dei senza patria, di tutti coloro che la nostra durezza di cuore classifica come intrusi, estranei, abusivi. La mangiatoia, però, è anche il simbolo del nostro rifiuto:
«È venuto nella sua casa, ma i suoi non lo hanno accolto». È l’epigrafe della nostra non accoglienza.

La greppia di Betlemme interpella, in ultima analisi, la nostra libertà.
Gesù non compie mai violazioni di domicilio: bussa e chiede ospitalità in punta di piedi. Possiamo chiudergli la porta in faccia. Possiamo, cioè, condannarlo alla mangiatoia: che è un atteggiamento gravissimo nei confronti di Dio. Sì, è molto meno grave condannare alla croce, che condannare alla mangiatoia.
Se però gli apriremo con cordialità la nostra casa e non rifiuteremo la sua inquietante presenza, ha da offrirci qualcosa di straordinario: il senso della vita, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la gioia del servizio, lo stupore della vera libertà, la voglia dell’impegno.

Lui solo può restituire al nostro cuore, indurito dalle amarezze e dalle delusioni, rigogli di nuova speranza.

di Don Tonino Bello

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