Di Gaetano Barbella

La Madonna delle ciligie di Annibale CarracciInutile resistere col trascurare il potere della geometria cui si legarono i pittori del Rinascimento, ma per ottenere che cosa, viene da chiederci? Nel tentativo di ottenere il placet… “divino” (!?), altrimenti di chi, oltre quello della Chiesa di Cristo? Come alla ricerca di un Sacro Graal?

E Annibale Carracci, nella sua opera pittorica “Le due ciliegie della Madonna”, col segno di una “doppia croce” vista in prospettiva, lega due “ciligie” all’ombelico del bambino Gesù in un centro aureo dettato dal palo della crocifissione. Su di esso vi sono anche le sue innocenti labbra e piedino, nonché la mano della giovane madre dallo sguardo attonito, che segnano, appunto, la “Divina Proporzione” sull’orizzonte del dipinto. La Madonna, non vede nulla e non sembra nemmeno pensare, ma sul lato opposto provvede a questo, con la mente e l’occhio vigile, tramite la mano, il “vecchio”, suo sposo putativo. Egli aiuta a “sostenere” il “peso” delle due ciliege nella manina del bimbo che ancora non “sa”.

Nel “vecchio”, quasi un estraneo ai “due”, Annibale Carracci pone tutto il sapere della “Tradizione”, riservandosi di provvedere al suo tempo alla sorte legata ad una terza “ciliegia”, anch’essa nella manina del bimbo, chissà, alla fine dei tempi. Forse lo sguardo della tenera fanciulla è verso quel “giorno” che solo Dio sa… ma è vero anche che la Madre di Dio in Lei non può non saperne!

Dunque, viene da pensare, che la fine del mondo dipende dalla matematica i cui “numeri” sono i “servitori”. E se c’è davvero relazione stretta fra i “numeri” e Dio, per certo allora al suo servizio come una ignota schiera angelica, ecco la “macchina” bellica della sua giustizia. Ecco i quattro cavalieri dell’Apocalisse pronti ad agire al tempo dell’argomentata “terza ciliegia” di Carracci.

Ma gli insegnanti di matematica “pregano”, avendo posto in relazione i “numeri” con le cose di Dio che vengono praticate dai religiosi, per esempio, con la “preghiera”? Se la dedizione completa all’insegnamento della matematica e la sua diffusione è “preghiera”, poiché i “numeri” sono anche parte della vita, anzi questa non sussisterebbe senza di loro, allora si può ben dire che vi sono molti insegnanti di matematica che “pregano” inginocchiandosi”, notte e giorno al pari di un mistico.

La matematica senza numeri non esisterebbe. «Tradizionalmente, il ruolo dei numeri è trattato solo nei termini del contributo che ha dato allo sviluppo della scienza. Ma i numeri hanno influenzato quasi tutti gli aspetti più tipicamente umani della nostra vita. Essi sono stati usati fin dall’inizio della storia scritta, e forse già nella preistoria della nostra specie. […] Oggi utilizziamo i numeri abitualmente. Li usiamo per contare oggetti, per dire che ora è, per fare statistiche, per giocare d’azzardo, per comperare e per vendere oggetti. Persino il baratto richiede i numeri: ti do sei maiali se mi dai due coltelli. Usiamo i numeri per classificare i concorrenti, per dare un indirizzo alle abitazioni, per dare voti ai candidati in un esame. Beni e servizi, temperature e quozienti d’intelligenza sono espressi in valori numerici. I numeri identificano le automobili e i loro motori, i canali televisivi e i telefoni. Le merci in vendita nei negozi hanno codici a barre. Le persone hanno numeri di passaporto. La nostra altezza, il peso e l’età sono espressi dal multiplo numerico di un’unità standard, (1) » e così via. 
Senza contare i numeri che, anche dal lato dei religiosi, sono altrettanto indispensabili. Mettiamo dal lato del mondo ebraico, a cominciare dalla loro scrittura in cui alle lettere corrispondono numeri. Ma i numeri sono fondamentali nelle sacre scritture sia dell’ebraismo che del cristianesimo.

Prendiamo, per esempio, il numero sette che è decisamente importante nella Bibbia, esso è il simbolo di Dio e della Sua perfezione e completezza.
Fin dal racconto della creazione con cui si apre il Sacro Libro, si nota come il settimo giorno di riposo, carico della benedizione divina, sia dato come un sigillo alla creazione stessa.

  • In Egitto vi furono, al tempo di Giuseppe, sette anni di abbondanza, seguiti da sette anni di carestia.
  • Quando Gerico fu conquistata dagli Israeliti, dopo l’esodo, il popolo e sette sacerdoti, che portavano sette trombe, marciarono intorno alla città per sette giorni consecutivi; il settimo giorno marciarono intorno alla città per sette volte.
  • Ogni sette anni la terra in Palestina non doveva essere coltivata (il settimo anno era chiamato appunto “anno sabatico” perché la terra veniva fatta riposare) e, dopo sette cicli di sette anni, il cinquantesimo anno era un giubileo.
  • Naaman, generale del re di Siria, che andò a consultare il profeta Eliseo a causa del fatto che era malato di lebbra, fu da questi mandato a bagnarsi nel fiume Giordano per sette volte.
  • Salomone impiegò sette anni a costruire il tempio all’Eterno e, alla sua inaugurazione, indisse una festa che durò sette giorni.
  • Nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, tutto si svolge attorno a questo numero: sette chiese, sette candelabri, sette suggelli, sette trombe, sette coppe, sette stelle, sette spiriti. (2)

Brescia, 18 novembre 2015

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(1) Fonte: Brian Butterworth, Intelligenza matematica. Pag. 15. Ediz. Rizzoli.

(2) Fonte: LA FIRMA DI DIO NELLA BIBBIA: IL NUMERO SETTE (Tratto e adattato dal libro di Karl Sabiers “Nuove Straordinarie Scoperte” – Ediz. ERA)