La barca solare è un elemento simbolico della mitologia egizia, collegata al ciclo giornaliero del Sole, che, per gli antichi Egizi, è paragonabile al ciclo della vita e della morte. Imbarcandosi per il viaggio verso un nuovo mondo, le loro anime vivranno per sempre con la benedizione di Ra, il dio del sole.

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Ogni mattina il sole sorge a Oriente, cresce allo zenit, viaggia verso ovest e poi scompare nel Duat, la terra dei morti.
Ra effettua questo viaggio a bordo di una barca, Mandyet (barca al mattino), che ovviamente non è un elemento secondario in un fiume come il Nilo che è il mezzo principale di comunicazione e fonte di cibo.

Barca_solareUn’altra barca, Mesektet, lo porta nel suo viaggio sotterraneo, dal tramonto fino alla nuova alba.
Il culto funerario è stato segnato da questo mito e parte del suo rituale era quello di far attraversare al defunto il fiume Nilo in barche simili a quelli di Ra.

Una delle barche più popolari di Cheope è un’imbarcazione che è stata sepolta in una fossa a Giza, ai piedi della Grande Piramide, nel 2500 a.C.
Si stima che sia stata costruita per Cheope, ed è stata scoperta nel 1954, in perfette condizioni da Kamal el-Mallakh. Alcuni segni nel legno di cedro indicano che è stata usata in acqua, nonostante il suo carattere cerimoniale, rafforzando l’ipotesi che abbia trasportato il corpo imbalsamato del faraone di Giza.

In totale, cinque fosse di “barca solare” sono state scoperte nei pressi della Grande Piramide di Cheope, e altre cinque vicino a Chefren . Una delle barche è stata ricostruita con tutti i loro attrezzi, remi, corde e cabina ed è esposta, dal 1982, nel museo che si trova a sud di Cheope.

 


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Aggiungo, a mo di aggiornamento su quanto scritto sopra, un articolo del 7 luglio 2011 tratto da antikitera.net:


SCOPERTA NUOVA BARCA SOLARE DEL FARAONE


Ai piedi delle piramidi di Giza gli archeologi hanno scoperto una nuova “barca solare”, sorella della cosiddetta barca di Cheope, rinvenuta e ricostruita diversi anni fa.

Per anni si è ritenuto che la seconda barca fosse troppo fragile per essere riportata alla luce. Ma secondo gli esperti, oggi ci sono le condizioni per farlo. “Se è così fragile, significa che dobbiamo salvarla adesso”, dice l’archeologo Zahi Hawass.
Gli archeologi del team nippo-egiziano stanno esaminando i frammenti di legno di cedro che costituiscono l’imbarcazione, ma il responsabile dell’operazione preferisce non rivelarne i dettagli: “È un segreto”, dice Sakuji Yoshimura dell’università giapponese di Waseda. “Il reperto non è mai stato toccato, quindi va esaminato scientificamente”.

Sotto la lastra si trovano centinaia di fragili frammenti di legno, che verranno trasportati all’interno di una tensostruttura eretta sul sito nel 2008 dall’atmosfera controllata.
Una volta terminato il lungo lavoro di estrazione del pezzi, ci vorranno alcuni anni per ricomporre la barca, che andrà a fare compagnia alla “barca di Cheope”, lunga 43 metri, custodita nell’apposito museo a Giza. Gli studiosi ritengono che la nuova barca sia leggermente più piccola di quella già ricostruita.
Le barche solari avevano un ruolo importante nella mitologia egizia dell’aldilà. Gli antichi ritenevano che ogni notte, il dio del Sole, Ra, navigasse come Ra-Atum su una barca attraverso l’aldilà per battersi contro dei e bestie mitologiche, finché non sorgeva come Sole del mattino – Ra-Horakhty – e navigasse sulla barca diurna attraverso il cielo.
Le barche, sepolte accanto alla Grande Piramide, dovevano servire ai viaggi nell’aldilà del faraone Cheope (Khufu).
I rematori sulla barca probabilmente rappresentano un mezzo utilizzato da Ra, sostiene Hawass, explorer-in-residence di National Geographic.

barca_solareL’archeologo è convinto inoltre che le barche non siano mai state utilizzate da Cheope per navigare realmente sul Nilo, come invece sostengono alcuni.

Anche la barca di Cheope, scoperta nel 1954, venne sepolta in vari pezzi in un pozzo profondo una trentina di metri, e venne ricostruita nell’arco di 13 anni. Dal 1982 la barca di Cheope è esposta in un museo, creato appositamente a fianco della Grande Piramide, progettato dall’architetto italiano Franco Minissi.

I ricercatori guidati da Youshimura fecero lo stesso nel 2008 per esaminare le condizioni del legno. Da allora, fino al recente scavo, la camera è rimasta perfettamente sigillata nel timore che l’aria o gli insetti potessero danneggiare le assi di legno.


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