Johannes Vermeer o Jan Vermeer, pittore olandese, dopo la sua morte fu completamente dimenticato ma tornò all’attenzione della critica nel 1866, per opera di W. Burger.
Della vita di Vermeer si conosce molto poco. Era il secondogenito e unico figlio maschio di Reyner Jansz Vermeer che lavorava la seta e commerciava in dipinti, come in seguito fece anche Jan. 
Si sa che fu battezzato il 31 ottobre 1632 e crescendo subì il fascino dei numerosi artisti che vendevano i quadri al padre. 
È difficile attribuire anche il suo primo maestro d’arte; forse Leonaert Bramer, che fu testimone alle sue nozze, oppure Carel Fabricius. 

Vermeer autoritrattoDopo alcuni quadri di ispirazione religiosa, intorno al 1656 inizia la produzione tipica di Vermeer, ritratti di persone in interni, probabilmente alcune stanze del palazzo in cui Vermeer viveva con la moglie e la suocera Maria Thins.
Nell’ottobre 1652 muore il padre e Jan si trova a gestire sia la locanda sia il commercio di opere d’arte.
L’anno dopo decide di sposarsi con Catharina Bolnes, una ragazza appartenente ad una ricca famiglia cattolica (20 aprile 1653), anche se trovò notevoli resistenze da parte della suocera e per questo decise di convertirsi al Cattolicesimo per compiacerla. 
All’inizio la coppia abitò a “Mechelen” per trasferirsi nel 1660 nella casa della suocera Maria Thins all’Oude Langendijk.
Della vita coniugale del pittore non si sa molto, ebbe molti figli (quattro morirono in giovane età, altri undici raggiunsero la maggiore età, anche se soltanto uno era maggiorenne quando l’artista morì).
Poco si sa della sua carriera artistica, eccetto che sicuramente la sua fama crebbe molto rapidamente. Il primo documento sulla presenza di Jan nel mondo dell’arte risale al 29 settembre 1653 quando venne accolto nella corporazione di San Luca con la qualifica di pittore.
L’artista era molto lento nel dipingere i suoi quadri e in media creava 2 quadri l’anno, quindi considerato la quantità di figli l’artista non poteva provvedere alle necessità della famiglia con i proventi della pittura. Quindi è certo che l’artista abbia continuato l’attività di mercante d’arte come il padre e vendendo i quadri degli altri riusciva a guadagnare di più che vendendo i propri.
Nel 1662 venne eletto alla prestigiosa carica di decano della corporazione che conservò per due anni e l’onore gli toccò nuovamente nel 1670.
A causa della sua tecnica lenta e laboriosa – nonostante le sollecitazioni del suo facoltoso mecenate e committente van Rujiven – la sua produzione era molto limitata e di conseguenza i prezzi risultavano elevati e le vendite erano scarse. Per queste ragioni l’artista fu sempre assillato da problemi economici.
Nel 1672 l’esercito francese invase l’Olanda gettando in crisi l’intera economia, compreso il mercato dell’arte e così Vermeer non riuscì più a vendere nessun quadro.
Nel luglio 1675 morì lasciando la famiglia in condizioni disperate. La moglie dovette vendere tutte le opere del marito e così l’artista finì nell’oblio.

Vermeer ragazza orecchinoFra i dipinti più noti di Vermeer (una quarantina giunti fino ad oggi, quasi tutti di piccole dimensioni) figurano: La lattaia e la Ragazza col turbante, il quadro che ha ispirato la scrittrice Tracy Chevalier per il romanzo La ragazza con l’orecchino di perla (da cui è stato tratto, nel 2003, l’omonimo film diretto da Peter Webber) in cui immagina che la giovane domestica Griet sia la vera e propria musa ispiratrice e sogno proibito del pittore.
 

fonte da ricerche sul web

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