Figlia di Pan e di Eco. Era la mutò in uccello, lo jynx, per avere fatto su Zeus l’incantesimo che l’aveva fatto innamorare di Io. Nasce così il mito jynx-erotismo.
Per aggiogare alla propria vita un amante riottoso si ricorreva allo jynx, il piumoso uccello detto torcicollo che, con i suoi movimenti scomposti fino all’oscenità (non a caso è definito seisopyghìs, sculettante), suggeriva richiami erotici per gli uomini infiammati dalla passione.

Questa pratica erotica fu consegnata agli uomini da Afrodite, che, ci racconta Pindaro nella IV Pitica, diede a Giasone il prodigioso uccellino per vincere i dubbi di Medea.
Leggiamo infatti nei vv. 213/ 216 che la signora dei dardi più veloci (Pòtnia d’oxytàton belèon, con riferimento alle frecce d’amore scagliate da Cupido), Cipride divina,  dall’Olimpo portava agli uomini per la prima volta lo Jynx variopinto, uccello delirante (mainàd’ornin), dopo aver aggiogato lui, legato da quattro parti, ad una ruota (alyto Kuklo, letteralmente, cerchio insolubile). 

Medea la maga, quindi, subisce atti di stregoneria prima di indirizzare al male la propria profonda conoscenza della natura e delle erbe venefiche. La prassi dello jynx piacque al periodo ellenistico: nel II idillio di Teocrito troveremo una fattucchiera che si affida a questa pratica magica per riconquistare un giovanotto che la sedusse e subito l’abbandonò.