Ireneo2Ireneo di Lione (Asia Minore 130 – Lione 200), teologo, scrittore cristiano di lingua greca, padre della Chiesa e santo. 

Ireneo rappresenta l’ultimo “uomo apostolico” e il primo teologo in senso stretto. 
Fu discepolo di Policarpo che visse con l’Apostolo Giovanni. Policarpo fu, infatti, uno dei Padri Apostolici che fu a contatto con gli apostoli, primi annunciatori del Kerygma. La Chiesa fa memoria del suo martirio il 28 di giugno. In realtà non c’è concordanza sulla veridicità del martirio. La notizia non si riscontra in Eusebio di Cesarea, mentre Girolamo e Gregorio di Tours ne riferiscono. Qualche dubbio pertanto rimane.

Le notizie relative alla biografia di Ireneo le ricaviamo dalla Historia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea e dalDe viris illustribus di Girolamo. 
Ireneo nacque tra il 135 e il 140 a Smirne, fu discepolo di Policarpo che subì il martirio all’età di ottantasei anni. Si trasferì nella Gallia, a Lione di cui divenne vescovo. Morì tra il 202 e il 203. Ireneo è considerato l’ultimo collegamento diretto con gli apostoli. Egli è anche il fondatore della teologia cristiana, ma questo non significa che il suo scopo sia scientifico. Il suo programma è pratico: difendere la verità contro la falsa gnosi di Basilìde e Valentino.

Punto centrale della sua cristologia e la ricapitulatio (anakephalaíosis) di paolina memoria (Ef 1,10)

Cristo è il nuovo Adamo che ricapitola tutto in sé riconciliando l’umanità con Dio. Questo lo può fare perché vero Dio e vero uomo. Le opere maggiori di Ireneo sono fondamentalmente: – Smascheramento e confutazione della falsa gnosi più conosciuta come Adversus Haereses. – Esposizione della predicazione apostolica Brano antologico Dottrina della ricapitolazione Adversus Haereses III, 18 2. Infatti non essendo possibile che l’uomo, una volta vinto e spezzato dalla disobbedienza, fosse plasmato di nuovo e ottenesse il premio della vittoria, ed essendo ugualmente impossibile che ricevesse la salvezza colui che era caduto sotto il peccato, il Figlio ha operato l’una e l’altra cosa: egli che era il Verbo di Dio, discese dal Padre e si incarnò, discese fino alla morte e portò a compimento l’economia della nostra salvezza. 7. (…) Ora se appariva come carne senza essere divenuto carne, la sua opera non era vera. Ma egli era ciò che appariva: Dio che ricapitola in sè la sua antica creatura, che è l’uomo, per uccidere il peccato, distruggere la morte e vivificare l’uomo. E per questo le sue opere sono vere.

Sant'Ireneo in una incisione

Sant’Ireneo in una incisione

In questo ultimo brano Ireneo critica apertamente la visione doceta secondo cui il corpo di Cristo non è reale, ha caratteristiche angeliche, appare in carne ma non è di carne. Ireneo al contrario ne afferma tutta la sua creaturalità pur distinguendone le due nature: quella umana e quella divina.

Ireneo è il primo scrittore che affronta la grande impresa di elaborare una sintesi globale del cristianesimo. Il momento storico che fa da sfondo alla sua opera è segnato da due eventi culturali di notevole spessore:

  1. l’insorgere dello gnosticismo, la prima eresia in possesso di un solido impianto dottrinale che riscuote molte simpatie tra i cristiani più istruiti;
  2. il diffondersi nel mondo pagano del neoplatonismo, una filosofia di vasto respiro, che presentava molte affinità col cristianesimo.

Il lavoro teologico di Ireneo, sia sul depositum fidei in generale sia sul mistero della Chiesa in particolare, vuol essere una risposta seria a questa duplice istanza culturale. Si tratta in effetti di una risposta polemica agli eretici, volta a criticare gli errori contenuti nello gnosticismo, e di una risposta dialogica col pensiero neoplatonico, del quale Ireneo si mostra disposto ad accogliere alcuni principi generali. Letta in chiave esemplaristica (platonica) la storia della salvezza acquista una considerevole unità: tutta l’economia della salvezza – dal primo giorno della creazione fino al giorno del secondo avvento di Cristo – fa parte dell’unico piano ideale eterno. Perciò appartengono allo stesso piano sia l’antica sia la nuova alleanza e tra le due non si dà affatto quella rottura e quel conflitto preteso dagli gnostici, né la salvezza è un privilegio riservato a pochi intellettuali, come vogliono gli stessi gnostici, ma è un dono che Dio vuole estendere a tutta l’umanità. Nella sua opera Dio vuole perseguire fino alla fine la meta che si è proposto col suo piano eterno di «salvezza»: la manifestazione reciproca di Dio e dell’uomo. Dio non vuole affatto la glorificazione di se stesso a scapito dell’uomo, ma per il suo bene, per la sua salvezza. 

Dopo che il primo incontro dell’uomo con Dio, nel paradiso terrestre, è apparentemente fallito, per qualche tempo il dialogo viene interrotto, ma non a lungo. Dopo il diluvio è Dio che prende di nuovo l’iniziativa per salvare l’umanità, e lo fa in due momenti. Prima proponendo un patto speciale con Israele: l’antica alleanza. Successivamente inviando nel mondo il suo Figlio unigenito per stringere con l’umanità l’alleanza definitiva, e a tal fine con il concorso dello Spirito Santo istituisce la Chiesa.

ireneo_1Questa non verrà mai meno e quindi neppure l’alleanza dell’umanità con Dio: come il Signore «ha riempito tutto con la sua venuta, così la Chiesa porta continuamente la nuova alleanza nella storia fino alla fine preannunciata dalla Legge» (Adversus haereses III 18, 7). Grazie alla speciale assistenza che le concede lo Spirito Santo, la Chiesa è il luogo sicuro ed indefettibile della verità: «il suo insegnamento è dappertutto lo stesso, nel tempo e nello spazio; esso è fondato sulla testimonianza dei profeti, degli apostoli e di tutti i discepoli, all’inizio, nel mezzo e alla fine, cioè attraverso l’opera intera di Dio […] che è ordinata alla nostra salvezza e alla nostra fede. 
Questa fede che noi riceviamo dalla Chiesa, per la quale lo Spirito la ringiovanisce senza soste […] questa fede è un dono di Dio affidato alla Chiesa, come un principio di vita per tutti i membri. Per questo noi siamo in comunione con Cristo, per mezzo dello Spirito Santo che è garanzia d’incorruttibilità, sostegno della nostra fede, scala per la quale ascendiamo a Dio» (Adversus haereses III, 38, 2).

 

vedi anche: