Di Gaetano Barbella
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È bello seguire, giorno dopo giorno Quelli che…….AMANO BAJARDO![1]
Daniela Viale, la vedo prima fra questi a dare il buon giorno.
Oggi, giorno 28: «Buongiorno da Bayardo. …con il canto degli uccellini!!!!» che inizia con un bel sole a segnare l’immancabile alba.
Come vederla? Una solerte “campanara” a segnare i ritocchi della campana solare al suo sorgere, appena si scorge sopra il profilo montuoso di Bajardo.

Così è stato il 26 febbraio alle ore 07:36, con «Buongiorno gruppo! !!» e poi 13 febbraio alle ore 07:56 con «Buongiorno a tutto il gruppo! !!!», leggo sul blog degli amici di Bajardo. Ma sono tanti i suoi “Buongiorno” con foto tutte da vedere.
Daniela Viale si stupirà di questa mia iniziativa a metterla quasi su un piedistallo, per giunta da un estraneo che non la conosce di persona. Le chiedo scusa, ma capirà fra poco e così anche tutti gli amici di Bajardo, perché oggi, l’elogio fatto il 24 febbraio scorso allo scultore Renato Ausenda per la sua Meridiana Grande, [2] baciata dalla sorte e non tanto dal mondo dell’arte, vale per Daniela Viale.

Daniela forse non è un’artista ch’io sappia, ma deve essere molto ben disposta a fare fotografie, forse per diletto e non perché è il suo mestiere (o forse sì), ma non importa saperlo. Fatto è che le sue foto che riprendono il sole al suo sorgere in particolar modo sono straordinarie, fuori dalla norma.
Ma perché?

Perché sono simili a quella della Meridiana Grande di Renato Ausenda, che sembrava riprendesse la scena di una magica partita di biliardo. Con le foto di Daniela invece è il Sole a dimostrarsi un magico giocatore di biliardo, il cui tavolo di gioco è il rettangolo formato dalle foto 533 x 960 pixel. Non ci credete? E allora guardate le foto che ora vi mostro corredate dai miei grafici.

Inizio con una serie di tre foto, di cui la prima è quella originale di Daniela del 26 febbraio, e le successive altre due sono le stesse ma con delle tracce che hanno inizio dal centro del sole, indicato con S.
Nella seconda foto sono sviluppati i due casi di raggi solari indicati con linee tratteggiate rossa e verde. Analoghi raggi poi, al lato opposto del sole da immaginare virtuali, sono a linea intera e proseguono numerose volte riflettendosi sulle sponde del rettangolo della foto, e terminando la corsa nell’angolo. Tredici riflessioni per il raggio virtuale rosso e cinque per il raggio virtuale verde.
Nella terza foto è di scena il terzo raggio solare che è meno pronunciato dei precedenti, ma è quanto basta per identificarlo e predisporre il corrispondente raggio virtuale opposto e poi fargli percorrere la serie di traiettorie similmente ai due precedenti. Gli bastano cinque riflessioni sulle sponde della foto per giungere all’angolo in basso a destra A’.

A questo punto resta un’altra meraviglia da contemplare che è squisitamente geometrica perché completa lo scenario solare, quello di un’inferriata messa di traverso e inclinata nella foto. Il grafico che ho fatto a riguardo la vede svolgere un ruolo simile a quello del sole, che per i giocatori di biliardo è fondamentale per saper giocare, cioè conoscere la geometria per studiare come affrontare le fasi del gioco, a volte difficili da risolvere.
La terza foto
mostra appunto un bel triangolo rettangolo, il cui vertice è l’asse verticale del sole. La cosa che fa meraviglia è che dividendo in due questo triangolo con la linea EF, in modo che BF = FC, e poi tracciando l’arco di cerchio EG con raggio BE, si ha modo di tracciare la linea GH, normale al lato BC, che farà la parte analoga a quella dei precedenti raggi solari per andare in “buca”, cioè nel quarto angolo della foto.

 

Ora tocca alla seconda serie di tre foto, di cui la prima è quella originale di Daniela del 13 febbraio, e le successive altre due, sono le stesse ma con delle tracce che hanno inizio dal centro del sole, indicato con S.
È tutto simile al
caso precedente, ma qui si analizzano solo due raggi solari segnati con linea rossa e verde.
Nella seconda foto è di scena il raggio solare rosso SA che si
riflette sette volte sulle sponde della foto, per poi finire nell’angolo A’ in alto a sinistra. Partecipa a questo gioco anche il raggio virtuale SB che dopo essersi riflesso quindici volte sulle sponde finisce la sua corsa nell’angolo B’ in basso a destra.
Resta ora la terza foto da analizzare.
Qui è il raggio solare verde SA a giungere speditamente all’angolo A’ di sinistra, dopo essersi riflesso in A della sponda. Anche qui il raggio virtuale SB, dopo quattro riflessioni sulle sponde, arriva all’angolo di destra B’.
A questo punto si riscontra con meravigliosa sorpresa che il raggio che unisce il centro solare S ad una piccola luce L, di certo di una casetta del paesaggio fotografato da Daniela, prolungandolo fino a C, dopo tre riflessioni giunge all’angolo A’ di sinistra.

Il commento

Mi viene di legare i casi, quello di Renato Ausenda con questo di Daniela Viale, per ipotizzare un eventuale denominatore comune. Traggo dall’articolo su Renato Ausenza questo trafiletto:
Una fusione di filosofia, religione e psicologia – racconta Renato Ausenda, Renè per gli amicioltre a ben 15 anni di studi junghiani (circa 12 mila pagine) e un tormentato percorso personale. Attraverso diverse simbologie, è un auto analisi alla scoperta dell’uomo, delle sue contraddizioni, del valore della conoscenza”.
Forse si può partire dagli studi junghiani, giusto in stretta relazione alle teoria di Carl Gustav Jung sulla sincronicità, che tanto lo coinvolse e non solo lui.
Riflettendo bene è proprio la sincronicità dei due eventi: della foto di Daniela Viale che viene scattata nel preciso istante in cui si verifica l’evento prodigioso del sole così come costatato dalla mia indagine grafica. E così deve essere stato nel caso della foto della Meridiana Grande di Ausenda.

<< Jung e la teoria della sincronicità
Carl Gustav Jung pubblicò un’opera nel 1952 in cui parlava della teoria della sincronicità. Cos’è la sincronicità? È quel concetto che sostiene che la maggior parte degli eventi, nella nostra vita, hanno un significato preciso e accadono per una ragione. In altre parole, nulla accade per caso.

Secondo la teoria della sincronicità di Jung, nessun avvenimento è un fatto accidentale ma la nostra vita è costellata di un insieme di coincidenze. O meglio, quelle che noi siamo abituati a considerare coincidenze ma che nella realtà non lo sono affatto.
Sarà capitato a tutti di pensare “ma guarda che coincidenza!” riferito ad un incontro, ad una frase letta su un libro, ad un ritrovamento inaspettato, ad una notizia che ci ha colto di sorpresa. E potrei continuare all’infinito. Sono molti i momenti in cui possiamo dire di vivere una “coincidenza”.
Secondo la teoria della sincronicità, la coincidenza non esiste o meglio si tratta di coincidenze non casuali. La maggior parte degli eventi sincronici che avvengono nelle nostre vite rappresentano un messaggio, un segnale che ci indica la strada da percorrere.

Un esempio di sincronicità
Nel dare la sua definizione di sincronicità, Jung spiegò che le coincidenze sono sequenze accidentali, tra loro collegate, di eventi insoliti. Le coincidenze si verificano spesso ma non sempre assumono un significato preciso.
Prendiamo una persona che sta lavorando ad un articolo sulla sincronicità che entra in contatto con persone che stanno lavorando, anche loro, sullo stesso tema e per questo si instauri una amicizia o una conoscenza piacevole. Si tratta di una piacevole coincidenza ma di per sé non particolarmente significativa. Se invece, quella stessa persona che scrive un articolo sulla sincronicità e sulle coincidenze, pensasse che nessuno attorno a lei conosce questo argomento ed è quindi difficile confrontarsi, incontrasse una persona che lavora sulla teoria della sincronicità, allora questa diventa una coincidenza che racchiude un significato.
Quando compiamo qualcosa di nuovo, spesso ci sentiamo soli o diversi dagli altri: ma se nel momento in cui viviamo un’esperienza nuova, incontrassimo altre persone che la pensano allo stesso modo e ci sentissimo più rassicurati? Certamente non sarebbe un caso ma un indizio che ci indica di non scoraggiarsi, ma perseguire la strada intrapresa perché utile per la nostra crescita.

A cosa serve la teoria della sincronicità?
Un evento sincronistico può racchiudere in sé diversi significati. Come tutti i simboli, anche gli eventi sincronistici hanno la funzione di rendere conscio l’inconscio.
L’originalità del contribuito di Jung consiste nel presupposto che l’inconscio non sia solo un magazzino personale ma un magazzino psichico del genere umano. È quello che Jung definì inconscio collettivo” ovvero una raccolta di simboli che condividiamo con gli altri esseri umani e dei quali siamo all’oscuro.
Le coincidenze sono il prodotto di questi elementi presenti nell’inconscio collettivo che ci portano a rapportarci e a vivere esperienze con gli altri, ricche di significato.>> [3]

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Brescia, 28 febbraio 2019

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[1] https://www.facebook.com/groups/146684155356167

[2] https://tanogabo.com/la-meridiana-grande-dello-scultore-renato-ausenda-unopera-sacra-sepolta-nelloblio/

[3] Fonte: https://www.macrolibrarsi.it/speciali/sincronicita-nulla-accade-per-caso.ph