Achille figlio di Peleo, re di Ftia in Tessaglia, e di una Nereide di nome Tetide, o Teti, è il più famoso degli eroi greci ed uno dei principali protagonisti della guerra di Troia. Secondo la tradizione, la sua madre lo immerse nello Stige per renderlo invulnerabile, tuttavia, durante l’immersione lo tenne per il tallone, che quindi rimase vulnerabile.

Jean-Baptiste Regnault - Chirone educa Achille, 1782, Louvre, Parigi

Jean-Baptiste Regnault – Chirone educa Achille, 1782, Louvre, Parigi

Achille, per la sua educazione concernente la diplomazia e l’arte di governare, fu affidato al re di Calidòne, un’antica città dell’Etolia posta all’imbocco del golfo di Corinto.
Mentre il centauro Chirone lo istruì sul tiro con l’arco, sull’arte di curare le ferite, sulla corsa a piedi (Achille “piè veloce”) e su tutti i talenti delle muse.
Sua madre, gli lasciò la scelta tra una vita breve e brillante ed una vita lunga ma oscura, ed egli rispose che preferiva la gloria e l’azione.

Per renderlo coraggioso, fu nutrito con midollo di leone e con viscere di animali selvaggi.

Notevole per il suo coraggio e la sua fermezza di cuore, aveva però un carattere ombroso, pieno di rancore e disprezzo per i suoi avversari. Ma ciò non gli impedì di essere preferito delle dee Era ed Atena che vegliarono gelosamente su di lui. Il nostro eroe si legò d’amicizia con Patroclo che diventò il suo amico inseparabile (e certamente un po’ di più, Apollodore III-13,8) fino alla morte. Calcante aveva preddetto che Achille sarebbe morto nella guerra di Troia, è per questo che Teti, per provare a sottrarlo al suo destino disastroso, lo inviò, camuffato da donna, alla corte di Licomede nell’isola Sciro (Skyros).

Nicolas Poussin - Achille e le figlie di Lycomede, 1656

Nicolas Poussin – Achille e le figlie di Lycomede, 1656

Visse con il nome Pirra – ossia bionda rossiccia – assieme alle figlie del re. Licomede gli diedea in sposa la figlia Deidamia e da quell’unione nacque il futuro guerriero Neottolemo, il quale, dopo la morte del padre, si unì ai greci che ancora combattevano per la conquista di Troia distinguendosi per forza ed audacia tanto quanto il grande Pelide.

Secondo le predizioni di Calcante, i greci che non potevano impadronirsi di Troia senza la presenza di Achille, incaricarono Ulisse di trovarlo e riportarlo rapidamente. Il furbo re di Itaca presentò alle principesse della corte di Licomede dei gioielli. Tra queste mise in bella evidenza uno scudo ed una lancia; quindi, mentre le fanciulle erano intente ad ammirare i gioielli, fece squillare le trombe di guerra: tutte le ragazze fuggirono immediatamente, mentre Achille corse ad afferrare le armi, venendo così riconosciuto.

Con una cinquantina di navi, Achille raggiunse Agamennone ad Aulide dove la flotta greca era bloccata da venti contrari. Sempre secondo l’indovino Calcante, la flotta non poteva partire per Troia finché la ragazza del re non sarebbe stata sacrificata a Artémide. Ifigenia si trovava a Micène ed Agamennone non sapeva come convincerla a venire al porto di Aulide. Infine, spinto da Menelao e da Ulisse, accettò di convocare sua figlia con il pretesto di fidanzarla a Achille che s’indignò per questa frode, non perdonò mai a Ulisse e cercò di salvare l’infelice Ifigenia.
Poco prima che la giovane fosse uccisa Artémide la sostituì con una cerva e la condusse in Tauride come sua sacerdotessa.
Infine, la flotta greca partì. Nei primi nove anni Achille, a capo dei Mirmidoni, conquistò e saccheggiò alcune città intorno a Troia. Giunse pure nell’isola di Lesbo dove, come preda di guerra, prese alcune donne che regalò ad Agamennone. A Lirnesso fece prigioniera Briseide, mentre ad Agamennone, in quanto comandante dei greci, viene donata Criseide.
Agamennone, secondo il desiderio di Apollo, fu obbligato a rendere Criseide a suo padre; allora, prese Briseide a Achille. Dopo la sua partenza, Achille furioso, si ritirò sotto la sua tenda per manifestare la sua insoddisfazione e la sua inerzia portò sconfitte su sconfitte ai greci.

Giovanni Antonio Pellegrini - Achille contempla il corpo di Patroclo

Giovanni Antonio Pellegrini – Achille contempla il corpo di Patroclo

I greci videro che i troiani minacciavano di bruciare le loro navi; fu allora che il vecchio Nestore propose a Patroclo di sostituire Achille.

Patroclo ottenne l’autorizzazione di Achille di farsi vedere nel campo di battaglia portando le sue armi, per incutere timore ai troiani.
La manovra riuscì ma Patroclo, nonostante la sua promessa, si impegnò in battaglia. Fu ucciso da Ettore, che prese le armi di Achille come bottino.

Furioso ed umiliato, Achille decise di vendicarsi, nonostante gli avvertimenti di sua madre: se affronterà Ettore, morirà poco tempo dopo. Efesto gli forgiò nuove armi, con le quali uscì alla ricerca da Ettore.

Peter Paul Rubens - La morte di Achille

Peter Paul Rubens – La morte di Achille

Abbattè un grande numero di troiani al suo passaggio, così tanto che le acque dello Scamandro furono intrise di sangue e di cadaveri.
Incontrò infine Ettore, lo sfidò e lo uccise con l’aiuto di Atena.

Poco tempo dopo Paride, (o Apollo sotto le sembianze di Paride), uccise Achille scoccandogli una freccia e colpendolo al tallone.

Secondo tradizioni post-omeriche, fu assassinato in un tempio di Apollo, dove andava per sposare Polyxène, figlia di Priamo.
Aiace ed Ulisse salvarono il suo corpo che fu sepolto con Patroclo al capo Sygée e si disputarono le sue armi. Ulisse prevalse. I greci resero a Achille degli onori divini e gli dedicarono dei tempi ed un culto, in particolare a Sparta ed ad Eleia.