Musei Vaticani, Perseo con la testa di Medusa, scultura di Antonio Canova – Museo Pio-Clementino

La leggenda racconta che nella città di Argo, regnava il re Acriso con la sua sposa Euridice e la loro figlia Danae. Il tempo scorreva sereno ad Argo ma poiché era desiderio del re avere un figlio maschio cui lasciare il regno, lo stesso consultò un oracolo per sapere il futuro della sua casa. Nefasta fu la profezia! Apprese che non solo non avrebbe avuto figli maschi ma che un giorno sarebbe morto per mano di suo nipote, il figlio di Danae.
Il re, spaventato da questa tremenda predizione e con la mente ottenebrata dalla paura, fece costruire nel cortile del suo palazzo una stanza di bronzo dove imprigionò la figlia, sperando in questo modo che non fosse avvicinata da alcun uomo. Ma Zeus che dall’alto dell’Olimpo seguiva le vicende dei mortali, impietosito dalla sorte toccata alla giovane e bella fanciulla di cui si era innamorato, sotto forma di pioggia di gocce d’oro entrò nella sua cella e concepì quello che un giorno sarebbe diventato uno dei più grandi uomini dell’antichità: Perseo.
Re Acriso, scoperta la gravidanza della figlia (che fu costretta a confessare le origini divine del figlio), nonostante la terribile paura e la gran rabbia, non ebbe il coraggio di ucciderla ma aspettò che il bambino nascesse, per rinchiudere entrambi in una cassa che abbandono’ alla deriva nel mare. La loro sorte sarebbe stata sicuramente segnata se Zeus non avesse sospinto la cassa verso le rive dell’isola di Serifo. Regnava a quel tempo a Serifo il re Polidette, e Danae con Perseo trovarono ospitalità presso la casa di Ditti, fratello del re, che li accolse come parenti.

Benvenuto Cellini – Perseo, dettaglio – Firenze, Loggia dei Lanzi

Passarono gli anni e Perseo, circondato dall’amore della madre, cresceva forte e valoroso. Un giorno venne mandato a cercare ed uccidere la gorgone Medusa come prova del suo coraggio. Medusa era così orrenda che guardarla negli occhi significava essere tramutati in pietra. La notte prima della partenza, Minerva apparve in sogno a Perseo e gli diede  una spada magica con la quale decapitare la gorgone ed uno scudo scintillante che avrebbe dovuto usare come specchio: l’immagine riflessa di Medusa non lo avrebbe pietrificato; quindi apparve Mercurio che gli consegnò un paio di sandali alati per poter volare sino all’isola dove viveva la gorgone. Durante il viaggio incontrò anche le tre ninfe del Nord che gli donarono un elmo magico che lo avrebbe reso invisibile e una borsa magica per avvolgervi la testa decapitata. Con queste armi Perseo riuscì facilmente nell’impresa; dal sangue che lentamente cadeva dalla borsa riempita dalla testa della gorgone nacque il cavallo alato Pegaso; Perseo lo montò e cominciò il viaggio di ritorno.

Perseo e Andromeda, olio su tela di Anton Raphael Mengs, San Pietroburgo, Ermitage

In prossimità delle coste greche, Perseo vide la principessa Andromeda incatenata ad uno scoglio di una piccola isola e il terribile mostro Ceto (Balena) che le se avvicinava pronto a divorarla; subito estrasse la testa della Medusa e la rivolse verso il mostro che venne istantaneamente tramutato in pietra.
Andromeda era salva e, come ricompensa, divenne sua moglie.