testo di Bruno Simonetto da: www.stpauls.it

 

Con il commento al Magnificat, Benedetto XVI ha concluso, il 15 Febbraio scorso (2006), il “lungo itinerario” di riflessioni sui temi iniziati nel 2001 da Giovanni Paolo II. 

Riprendiamo in questo Mese di Maggio l’insegnamento di Papa Benedetto XVI sulla Madonna, notando quanto sia davvero profonda la sua mariologia. 
Ricorderemo intanto che, a conclusione dell’Enciclica “Deus Caritas est”, il Sommo Pontefice Benedetto XVI invitava a “guardare ai Santi, a coloro che hanno esercitato in modo mirabile la carità”. Osservava quindi che “tra i Santi eccelle Maria, Madre del Signore e specchio di ogni santità”.

Martin De Vos – Visitazione – Incisione di Johan Sadler, secolo XVI (dett.)


Maria, donna di fede, di speranza e di carità

Ora noi, accogliendo l’invito del Papa, ci soffermiamo qui a guardarci e confrontarci in Maria, specchio di carità, al fine di imparare da lei, alla sua scuola, quell’esercizio dell’amore cui siamo tutti chiamati come membri della Chiesa, che è “Comunione di carità”.

Accingendoci alla lettura meditata delle pagine dell’Enciclica del Papa sull’amore cristiano, suggeriamo ai nostri Lettore di contemplare la luminosa icona della “Madre del bell’Amore”, tracciata nel cap. VIII della Lumen gentium del Concilio Vaticano II.

Ecco come la Lumen gentium del Concilio delinea l’immagine della “Madre del bell’Amore”: “La Vergine Maria cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa”. Ai piedi della Croce, ella fu “amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata”. “Cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime”.

“Con la sua materna carità Maria si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti, perché sostenuti dal suo materno aiuto essi siano più intimamente congiunti col Mediatore e Salvatore”. “La Madre di Dio è figura della Chiesa nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo”. “Nella sua vita Maria fu modello di quell’amore materno, del quale devono essere animati tutti coloro che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini”.

E proprio partendo dal Vangelo di Luca, che trova Maria “impegnata in un servizio di carità alla cugina Elisabetta”, il Papa fa le seguenti affermazioni: nel Magnificat, la Vergine “esprime tutto il programma della sua vita”: quello, cioè, di non mettere “se stessa al centro, ma fare spazio a Dio, incontrato sia nella preghiera che nel servizio al prossimo”; di non rendere “grande se stessa, ma Dio”; di non voler essere “nient’altro che l’ancella del Signore”; “di contribuire alla salvezza del mondo non compiendo una sua opera, ma solo mettendosi a piena disposizione delle iniziative di Dio” [cfr. Deus Caritas est”, n. 41].

“Donna di speranza è Maria – scrive ancora il Papa -: solo perché crede alle promesse di Dio e attende la salvezza d’Israele, l’Angelo può venire da lei e chiamarla al servizio decisivo di quelle promesse”.

Donna di fede è Maria: Ella è “intimamente penetrata dalla Parola di Dio, tanto che può diventare madre della Parola incarnata”.

Donna che ama, è Maria: “Lo intuiamo nei gesti silenziosi, di cui ci riferiscono i racconti evangelici dell’infanzia; lo vediamo nella delicatezza con la quale a Cana percepisce la necessità in cui versano gli sposi e la presenta a Gesù; lo vediamo nell’umiltà con cui accetta di essere trascurata nel periodo della vita pubblica di Gesù” [cfr. ibid., n. 41].

“La devozione dei fedeli – aggiunge infine il Pontefice – mostra, al contempo, l’intuizione infallibile di come un tale amore sia possibile: lo diventa grazie alla più intima unione con Dio […]. Maria, la Vergine, la Madre, ci mostra che cos’è l’amore e da dove esso trae la sua origine, la sua forza sempre rinnovata” [cfr. ibid., n. 42].

Sandro Botticelli, Madonna del “Magnificat” [part.] Firenze, Galleria degli Uffizi.


Il Magnificat di Maria e di tutta la Chiesa

E veniamo al discorso pronunziato dal Santo Padre nell’Udienza generale di Mercoledì 15 Febbraio, riportandone una significativa sintesi, suddivisa in paragrafi:

  1. “Siamo giunti ormai all’approdo finale del lungo itinerario cominciato proprio cinque anni fa, nella primavera del 2001 dal mio amato Predecessore, l’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II.
    Il grande Papa aveva voluto percorrere nelle sue catechesi l’intera sequenza dei Salmi e dei Cantici che costituiscono il tessuto orante fondamentale della Liturgia delle Lodi e dei Vespri. Pervenuti ormai alla fine di questo pellegrinaggio testuale, simile a un viaggio nel giardino fiorito della lode, dell’invocazione, della preghiera e della contemplazione, lasciamo ora spazio a quel Cantico che idealmente suggella ogni celebrazione dei Vespri, il Magnificat (Lc 1, 46-55).

    È un canto che rivela in filigrana la spiritualità degli anawim biblici, ossia di quei fedeli che si riconoscevano “poveri” non solo nel, distacco da ogni idolatria della ricchezza e del potere, ma anche nell’umiltà profonda del cuore, spoglio dalla tentazione dell’orgoglio, aperto all’irruzione della grazia divina salvatrice. Tutto il Magnificat è infatti marcato da questa “umiltà”, in greco tapeinosis, che indica una situazione di concreta umiltà e povertà.
  2. Il primo movimento del cantico mariano (cfr. Lc1, 46-50) è una sorta di voce solista che si leva verso il cielo per raggiungere il Signore. Sentiamo proprio la voce della Madonna che parla così del suo Salvatore, che ha fatto grandi cose nella sua anima e nel suo corpo. Si noti, infatti, il risuonare costante della prima persona: “L’anima mia… il mio spirito… mio salvatore… mi chiameranno beata… grandi cose ha fatto in me…”L’anima della preghiera è, quindi, la celebrazione della grazia divina che ha fatto irruzione nel cuore e nell’esistenza rendendola la Madre del Signore.
    L’intima struttura del suo canto orante è, allora, la lode, il ringraziamento, la gioia riconoscente. Ma questa testimonianza personale non è solitaria e intimistica, puramente individualistica, perché la Vergine Madre è consapevole di avere una missione da compiere per l’umanità e la sua vicenda si inserisce all’interno della storia della salvezza. E così può dire: “Di generazione in generazione la sua misericordia si estende su quelli che lo temono” (v.50). La Madonna con questa lode del Signore dà voce a tutte le creature redente che nel suo “fiat”, e così nella figura di Gesù nato dalla Vergine, trovano la misericordia di Dio.

Battista da Vicenza, Madonna del “Magnificat” Basilica Santa Maria di Monte Berico, Vicenza.

  • È a questo punto che si svolge il secondo movimento poetico e spirituale del Magnificat (cfr. vv. 51-55). Esso ha una tonalità più corale, quasi che alla voce di Maria si associ quella dell’intera comunità dei fedeli che celebrano le scelte sorprendenti di Dio. Nell’originale greco del Vangelo di Luca abbiamo sette verbi all’aoristo, che indicano altrettante azioni che il Signore compie in modo permanente nella storia: “Ha spiegato la potenza… ha disperso i superbi… ha rovesciato i potenti… ha innalzato gli umili… ha ricolmato di beni gli affamati... ha rimandato i ricchi… ha soccorso Israele”. In questo settenario di opere divine è evidente lo “stile” a cui il Signore della storia ispira il suo comportamento: egli si schiera dalla parte degli ultimi. Il suo è un progetto che è spesso nascosto sotto il terreno opaco delle vicende umane, che vedono trionfare “i superbi, i potenti e i ricchi”. Eppure la sua forza segreta è destinata alla fine a svelarsi, per mostrare chi sono i veri prediletti di Dio: “Coloro che lo temono”, fedeli alla sua parola; “gli umili, gli affamati, Israele suo servo”, ossia la comunità del popolo di Dio che, come Maria, è costituita da coloro che sono “poveri”, puri e semplici di cuore. È quel “piccolo gregge” che è invitato a non temere perché al Padre è piaciuto dare ad esso il suo regno (cfr. Lc12,32). E così questo canto ci invita ad associarci a questo piccolo gregge, ad essere realmente membri del Popolo di Dio nella purezza e nella semplicità del cuore, nell’amore di Dio.
  • Raccogliamo, allora, l’invito che nel suo commento al testo del Magnificat ci rivolge sant’Ambrogio. Dice il grande Dottore della Chiesa: “Sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio; se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio… L’anima di Maria magnifica il Signore, e il suo spirito esulta in Dio, perché consacrata con l’anima e con lo spirito al Padre e al Figlio, essa adora con devoto affetto un solo Dio, dal quale tutto proviene, e un solo Signore, in virtù del quale esistono tutte le cose” [Esposizione del Vangelo secondo Luca, 2, 26-27: SAEMO, XI, Milano-Roma 1978, p. 169].

In questo meraviglioso commento del Magnificat di sant’Ambrogio – conclude Papa Benedetto XVI – mi tocca sempre particolarmente la parola sorprendente: “Se, secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio”. Così il santo Dottore, interpretando le parole della Madonna stessa, ci invita a far sì che nella nostra anima e nella nostra vita il Signore trovi una dimora. Non dobbiamo solo portarlo nel cuore, ma dobbiamo portarlo al mondo, cosicché anche noi possiamo generare Cristo per i nostri tempi.

Preghiamo il Signore perché ci aiuti a magnificarlo con lo spirito e l’anima di Maria e a portare di nuovo Cristo al nostro mondo”.