Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

I mille volti di Ulisse (Odisseo)

di Sandro Boccia

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Odisseo è famoso nella mitologia per la trovata del cavallo

di legno con cui introdusse, atteso che la guerra era allo stallo,

con perfido inganno, truppe d’assalto che nella notte aprirono le porte

di Troia ai Greci che la stavano a assediar senza riuscirci per tante volte.

Questo accadeva circa 1200 anni prima di Cristo secondo Omero

e poeti minori: terribilmente astuto fu questo re d’Itaca guerriero!

Sotto l’aspetto psicologico Ulisse è un test da analizzar,

oltre che nell’Iliade soprattutto nell’Odissea: ci si deve soffermar

sull’acutezza della sua mente attorno a cui s’articola un’ingegnosità

versatile e ineguagliabile, capace di tirarlo fuori da guai e impaccio

in tutte quelle spericolate avventure, a volte piene di mistero, in cui lo caccia,

la molla della sua avida curiosità di veder e di saper:

si pensi a quando si fece legare all’albero maestro della nave

per sentire il canto ammaliante delle Sirene, o quando con una trave

appuntita di brace accecò il gigante Polifemo, senza conto tener

che lo coglionò dicendogli di chiamarsi con il nome di “Nessuno”

suscitando così l’ira perenne del padre, dio del mare, Nettuno,

o all’incontro con la maga Circe che gli uomini allettava per trasformarli in porci

o quando infine ritornò a Itaca e fece fare una brutta fine ai Proci come sorci.

Nella tradizione posteriore il complesso personaggio omerico si semplifica:

non è più poliedrico e si cala nelle vane tipizzazioni come gran fica,

ognuna delle quali riprende un aspetto dei multiformi modelli omerici;

fra i grandi tragici greci Sofocle esalta l’astuzia e la saggezza

dell’eroe mentre Euripide di contro lo colloca verso lati satirici

finchè Ulisse vien giudicato dal punto di vista della consapevolezza

e della morale e perciò è per antonomasia bugiardo e intrigante.

Dante lo rinquadra nel fascino dell’eroe mitico dai punti interrogativi

che si spinge arditamente verso l’ignoto in un viaggio misterioso e allucinante,

al di là delle colonne d’Ercole, senza ritorno, ai confini del mondo dei vivi!

Ulisse alle colonne d’Ercole (immagine tratta da: ildivinchisciotte.blogspot.it 

Il motto “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e canoscenza

sintetizza dell’uomo del pelago infido dell’inconscio cui dobbiamo riconoscenza!

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vedi anche:

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