Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

I maestri e l’eredità

I maestri e l’eredità

 

Belli forse ha ricamato la poesia romana più verace e bella,

anche se non ci si puo’ scordar die Zanazzo, Trilussa e Pascarella.

Questi grandi del sonetto, armati di penna, inchiostro e estro,

che confronto a loro son come uno scolaro rispetto a un maestro,

hanno immortalato Roma, così capoccia, così sorniona,

che per capirla e volerle bene non occorre uscì dalla Sorbona:

ricca di diritto, religione, civiltà e di storia sacra e profana,

che ti si riempie il petto d’orgoglio pee esser nato nella città romana.

Ritornando ai Maestri e riprendendo il  filo del discorso,

sento che poeticamente darò alla mia vita un nuovo corso:

insomma tutti i sonetti del Belli l’ho divorati,

i canti popolari e gli stornelli di Zanazzo l’ho studiati,

poi alla scola di Pascarella ce son “ito”

e a quella de Trilussa son cresciuto,

ma oramai che come alunno un po’ mi son erudito,

caro signor lettore, a te  do’ l’ultimo saluto,

sì proprio a te, sennò che ho studiato a far

se non ti lascio queste pagine che son la mia eredità?

Rilievo in marmo raffigurante scena della fondazione della “prosa rimata” di Sandro Boccia (o, per i più pignoli, raffigurante la fondazione di Aquileia)

Ma bando alla malinconia: preferisco a chi mi legge fargli un bell’inchino

e dirgli “grazie” per gli applausi come fa’, alla fine d’una danza, un ballerino!

(Sandro Boccia)

 

.

vedi un ampio indice dei lavori di Sandro Boccia:

.

Similar posts