Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

I giardini pensili di Babilonia

Gli antichi testi dicevano che i giardini pensili di Babilonia erano il solo luogo della città in cui era stata usata la pietra. Erodoto, cui piacevano oltremodo i particolari pieni di fantasia, consacra un lungo paragrafo a questi, che i lirici annoveravano tra le sette meraviglie del mondo. 
Tanto tempo fa, nella terra di Babilonia, viveva un re chiamato Nabucodonosor. Sposò una bellissima principessa di un’altra terra, e la condusse a Babilonia, la capitale del suo regno. 
Ma la nuova regina aveva nostalgia delle montagne e dei giardini del suo paese; perciò il re fece costruire dai suoi architetti i giardini più belli del mondo. 
Gli uomini del re costruirono muri altissimi con sopra fiori, alberi da frutta e fontane. I giardini pensili erano i più alti che si fossero mai visti, addirittura come un edificio di trentacinque piani.

giardini-pensiliLa costruzione dei giardini non fu facile come se fossero stati costruiti oggi: si dovevano trasportare macigni e rocce da distanze grandissime per costruire muri, terrazze e fontane. In più, per conservare verdi i giardini e per far funzionare le fontane, bisognava pompare l’acqua da un fiume lontano.

Non si sa se questa storia sia proprio vera, ma sappiamo da antichissimi scritti che i giardini di Babilonia esistettero realmente. Nella campagna dell’Iraq gli archeologi hanno trovato pozzi vuoti, fossati e cantine che dovevano far parte dei giardini pensili di Babilonia. In realtà i giardini ‘pensili’ non erano sospesi, ma erano appoggiati su terrazze e balconi.

Dopo uno studio minuzioso dei testi antichi e un attentissimo scavo, Robert Koldewey (un archeologo) arrivò fatalmente alla conclusione che le strutture a volta presso la Porta Ishtar erano davvero la base di sostegno dei famosi giardini pensili di Babilonia. 

GIARDINI_PENSILI_BABILONIALa strada processionale, larga 22 metri, rivestita da mattonelle smaltate azzurre e ornate con 120 leoni di oltre due metri, con le fauci spalancate e dipinti di bianco, rosso e giallo, passava attraverso la celebre porta Ishtar, gigantesca opera fortificata, fiancheggiata da due torri avanzate, anche interamente rivestita da mattonelle smaltate azzurre decorate con immagini di animali sacri tori, draghi, disposti in alternate, che si calcola ammontassero a una trentina. 

Noteremo, a questo proposito, come l’arte neo-babilonese rinunci alla decorazione figurata agli intenti storici e narrativi tipici della decorazione assira in cui i soggetti erano imperniati sulla figura del sovrano e sulla descrizione delle imprese: cambia qui il materiale, sostituendosi alla pietra il mattone smaltato o la pittura a colori verticali, e il soggetto, prevalentemente simbolico che assume una funzione decorativa mediante l’iterazione di uno stesso motivo o figura; la decorazione delle superfici maschera così, ricoprendole con colori smaglianti di uno stendardo, le strutture architettoniche.

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