Dioscuri significa “Figli di Zeus” (Dios Kuroi) e con questo nome, nella mitologia greca, si sogliono  chiamare due coppie di gemelli:

  • Anfione e Zeto, i Dioscuri tebani;
  • Castore e Polluce,Dioscuri spartani. 

Anfione e Zeto, figli di Zeus e di Antiope, furono allevati da pastori e, da grandi, uccisero Lico, re di Tebe, che aveva tenuta prigioniera la loro madre dopo che questa era stata cacciata da casa dal padre Nitteo a causa della sua gravidanza.
Anfione, istruito da Ermes, suonava meravigliosamente la lira, al punto che assieme al fratello veniva considerato l’inventore della musica.
Si racconta che, quando si accinsero a fabbricare le mura di Tebe, Zeto portasse i blocchi di pietra mentre Anfione suonasse la lira che gli aveva dato Ermes. A quel suono magico, le pietre, quasi come una danza, andavano a collocarsi da sé le une sulle altre.
I due fratelli regnarono di concerto su quella città.

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Ma i due eroi Dioscuri per antonomasia furono Castore e Polluce.

La madre di entrambi fu Leda, che aveva concepito un uovo (forse due) dal quale sarebbero nati. Non si seppe mai con precisione chi fossero i padri.
Castore era mortale e sarebbe nato, assieme alla sorella Clitemnestra, dall’unione di Leda con Tindaro, suo legittimo marito. Polluce era immortale perché nato assieme alla sorella Elena, dall’uovo fecondato da Zeus 
che si era trasformato in cigno per sedurre Leda.
I Dioscuri erano descritti come forti e belli e rappresentarono il soggetto preferito degli scultori antichi.
Castore era un domatore di cavalli, Polluce un pugile. Erano anche inseparabili dai loro cavalli: quello di Castore si chiamava Cillaro, regalo di Era, quello di Polluce Xanto, omaggio di Ermes.
I due fratelli parteciparono a numerose imprese: aiutarono gli Dei dell’Olimpo contro i Giganti, parteciparono alla spedizione degli Argonauti ed alla caccia contro il cinghiale Calidonio.

Castore e Polluce rapirono le figlie di Leucippo, sacerdotesse di Apollo, allo scopo di  sposarle. Ma ignoravano che le ragazze erano già promesse spose di Ida e Linceo, gemelli e cugini dei Dioscuri.
Il giorno delle nozze, le due spose giurarono ai Dioscuri eterna vendetta e ritornarono in Messenia per prepararsi alla lotta.

Castore e Polluce, per punire la loro alterigia, rubarono una mandria di buoi di proprietà dei cugini, poi si posero in agguato nel tronco cavo di una vecchia quercia. Ma Linceo, che aveva il dono di penetrare tutto con gli occhi, li scoprì, e Ida, scagliando la sua lancia attraverso l’albero, uccise Castore. Furente Polluce trafisse Linceo che stava fuggendo, raggiungendolo presso la tomba del loro padre. Ida divelse la stele e stava per lanciarla contro Polluce, quando Zeus, per proteggere suo figlio, lo fulminò.

Polluce ottenne da Zeus di non essere separato dal fratello a patto che trascorressero insieme un giorno sull’Olimpo ed uno negli Inferi.

Così i fratelli stavano un giorno presso Zeus e l’altro nella tomba presso Terapne, di fronte a Sparta. Qui venne eretto anche un santuario per Elena, la quale rapita da Paride, non poteva essere più protetta perché i Dioscuri avevano avuto la disputa con Ida e Linceo. Poterono solo proteggere la nave che portava la sorella verso Troia, cavalcandole a fianco sui flutti a difesa delle onde furiose. Per questo motivo i Dioscuri, sempre pronti a soccorrere i pericolanti, erano venerati dai marinai.

Anche i Romani importarono il loro culto prima del 500 a.C. Si racconta che i Dioscuri poterono dare il loro appoggio ai Romani, già a partire dalla battaglia del lago Regillo (496 a.C.). Il risultato della battaglia, inizialmente sfavorevole ai guerrieri dell’Urbe, è stato deciso dall’apparizione dei mitologici Dioscuri, che, sotto forma di due giovani cavalieri di splendore divino, si misero alla testa delle truppe romane trascinandole alla vittoria. Finita la battaglia, scomparvero per ricomparire sul Foro romano, dove abbeverarono i loro cavalli ed annunciarono la vittoria alla popolazione.

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