gregorio_di_nissaNel quarto secolo dell’era cristiana la Cappadocia visse un periodo di intensa e creativa vitalità culturale, che fu definita dallo Jaeger, in una delle sue opere sul cristianesimo “neoclassicismo cristiano”. 
Gregorio di Nissa insieme al fratello Basilio e a Gregorio di Nazianzo, fu tra i grandi protagonisti di questa mirabile fioritura spirituale, che promosse l’edificazione di una civiltà cristiana totale. 
Egli nacque a Cesarea di Cappadocia nel 335 e morì a Nissa nel 394. Ebbe un’ottima educazione letteraria e filosofica. Fu lettore assiduo di Platone, Aristotele e Origene. Più giovane del fratello Basilio, esercitò dapprima la professione di retore e sposò Teosebia. Su richiesta del fratello san Basilio che era metropolita di Cesarea, accettò la nomina a vescovo di Nissa in Cappadocia (da cui il nome di Nisseno). Ivi incontrò notevoli difficoltà pratiche: accusato di dilapidare i beni della Chiesa, perseguitato dagli ariani dovette andare in esilio, finché, morto l’imperatore Valente, poté rientrare nella sua diocesi. Nel 381 fu accolto nel Concilio di Costantinopoli come pilastro dell’ortodossia. Genio filosofico e teologico di primissima qualità, Gregorio seppe, meglio degli altri Padri greci, mettere la filosofia di Platone e di Aristotele a servizio della Parola di Dio. È merito suo l’avere costruito uno dei più perfetti modelli di antropologia teologica, assumendo come concetti fondamentali l’imago Dei e la libertà. Gregorio ha una concezione molto realistica della redenzione, identificata in sostanza con la Incarnazione, in cui il Verbo si è unito non solo con la natura umana, ma con quella decaduta, soggetta alla morte; onde il Cristo, vincendo questa, ha sconfitto il demonio e liberato il genere umano. Questo può pertanto operare la propria purificazione, ricuperando la sua vera natura, fatta ad immagine e somiglianza di Dio (icona di Dio), la cui vera natura è l’eternità e la cui vera conoscenza consiste nel comprendere ciò che è incomprensibile.

I suoi principali scritti sono: l’opera polemica in due volumi Contro Eunomio; la Grande Catechesi che è la sua opera teologica più notevole, destinata a chi preparava i catecumeni; Il Dialogo intorno all’anima e alla risurrezione; Lo Spirito Santo; La Creazione dell’uomo; I Sei giorni della creazione; La Verginità. Notevoli anche i suoi Discorsi e le sue Lettere.

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Tutti i discorsi su Dio ce ne offrono solo un’apparenza

“Ogni dottrina sull’ineffabile essenza divina, nonostante l’apparenza di discorso elevato e rispondente alla realtà di Dio, è soltanto una somiglianza dell’oro, non l’oro vero. Infatti, un valore che supera l’intelligenza e ogni concetto razionale, non è possibile che sia mostrato nella sua interezza e perfezione. Ancorché si tratti di un Paolo, iniziato in paradiso agli arcani misteri: egli ascoltò sì parole ineffabili (2Cor 12,4), ma ineffabili rimangono i pensieri su Dio. Egli stesso afferma infatti che questi pensieri non si possono esprimere a parole.

E allora, coloro che suggeriscono qualche valida considerazione sull’intelligenza dei misteri, non possono affermare come questi siano in se stessi, ma si limitano a descrivere lo splendore della gloria, l’immagine dell’essenza, la bellezza di Dio; ad affermare che in principio era il Verbo, che il Verbo è Dio. E tutto ciò a noi, che non abbiamo visto quel divino tesoro, sembra che sia oro; invece, per coloro che possono contemplare la verità, appare come oro, ma non lo è…

L’essenza divina è al di sopra dell’ambito del pensiero. Anzi, il concetto che ne abbiamo è solo un’immagine di quello dovuto. Infatti, esso non mostra l’autentica realtà di colui che nessuno ha conosciuto né può conoscere o vedere, ma, come in uno specchio e in una figura misteriosa, ne descrive soltanto un’apparenza…

L’anima invece, condotta per mano attraverso tali pensieri alla concezione delle cose ineffabili, con la sola fede deve ospitare in sé quell’essenza che supera ogni intelletto.”

Gregorio di Nissa, Commento al Cantico dei cantici, 3.

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Venga il tuo regno

Se dunque vogliamo pregare che scenda su di noi il regno di Dio, questo gli chiediamo con la potenza della Parola: che io sia allontanato dalla corruzione, sia liberato dalla morte, sia sciolto dalle catene dell’errore; non regni mai la morte su di me, non abbia mai potere su di noi la tirannia del male, non domini su di me l’avversario né mi faccia prigioniero attraverso il peccato, ma venga su di me il tuo regno affinché si allontanino da me o, meglio ancora, si annullino le passioni che ora mi dominano e signoreggiano.
Come infatti si dissolve il fumo, così esse si dissolveranno; come si scioglie la cera al cospetto del fuoco, così esse periranno. Né infatti il fumo, una volta che si è sparso nell’aria, lascia qualche traccia della propria natura, né la cera, liquefattasi a contatto con il fuoco, è più reperibile.
Così, quando venga tra noi il regno di Dio, tutte le cose che ora ci dominano saranno condannate alla sparizione.

Gregorio di Nissa, La preghiera del Signore 3

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L’angelo custode

Dio assegna a ciascun uomo l’aiuto di un angelo, che è una creatura non fornita di corpo. Il guastatore della nostra natura, da parte sua, cerca di ostacolarci per mezzo di un demone malefico, intento solo al nostro danno.
L’uomo si trova pertanto in mezzo a due esseri che lo accompagnano con intenti contrari: l’angelo buono che lo spinge a riflettere sui beni della virtù, oggetto della speranza di quelli che la praticano, e l’angelo cattivo che spinge a piaceri sensuali, incapaci di suscitare la speranza dei beni futuri.

Solo se ci liberiamo dagli allettamenti del male e se fissiamo la nostra mente verso le mete più alte… potremo riflettere nella limpidezza della nostra anima l’immagine delle cose celesti e sentiremo vicino l’aiuto di un fratello.

L’angelo mandato ad assisterci, infatti, può essere chiamato fratello dell’uomo, considerando la parte spirituale e razionale di questo essere .

Gregorio di Nissa, La vita di Mosè 45-4