Gli inferi erano i luoghi dove risiedevano tutte le anime dei morti.
Erano situati a volte sotto la terra, a volte al di là del fiume Oceano all’occidente estremo in una regione che i raggi del sole non illuminavano mai. È in questi luoghi che regnavano Ade e sua moglie Persefone.
Per Ade si sacrificavano, unicamente nelle ore notturne, pecore o tori neri, e coloro che offrivano il sacrificio voltavano il viso: secondo Omero, infatti, Ade era il più ripugnante degli dei. Il suo culto non era molto sviluppato ed esistono poche statue con sue raffigurazioni.
Dei pochi luoghi di culto a lui dedicati, il solo degno di nota è Samotracia, mentre si suppone ne esistesse un secondo situato nell’Elide, a nord ovest del Peloponneso; è possibile che un altro centro del suo culto si trovasse ad Eleusi, strettamente connesso con i misteri locali. Euripide indica che Ade non riceveva libagioni rituali.
Gli inferi, che si chiamavano anche “l’Ade”, non hanno nulla a che vedere con la concezione cristiana dell’inferno. Agli inferi arrivavano tutte le anime dei defunti che venivano smistate in molti settori in funzione della loro vita terrestre.

I greci, situavano le entrate degli inferi nelle caverne vicine del capo Tenare, al sud del Peloponneso; i Romani li supponevano nei pozzi del lago di Averno o nelle grotte di Cuma. Ma tutti gli anfratti e le incrinature potevano essere un’entrata potenziale del regno delle tenebre, un posto estremamente frequentato non solo dalle anime dei defunti; conoscendo il preciso rituale del sacrificio, anche i mortali, purché eroi o artisti, potevano avvicinarsi e parlare con le ombre dei personaggi famosi o dei parenti e di ciò ne fecero largo uso i poeti. Gli esempi più noti sono Omero che nell’Odissea fa scendere Ulisse agli Inferi, e Virgilio che nell’Eneide vi porta il suo eroe, Enea.

I luoghi principali degli inferi

I fiumi:
Lo Stige, le cui acque avevano anche il potere di dare l’immortalità: secondo il mito, infatti, è qui che Teti immerse il figlio neonato Achille per renderlo pari agli dei, tenendolo però per il tallone che non fu quindi toccato dall’acqua, rendendolo vulnerabile. Gli altri fiumi sono Cocito, Acheronte, Flegetonte e Lete.

Tartaro:
Circondato di un triplo di bronzo, il tartaro era il posto più profondo degli inferi. Fin dall’origine era una prigione per i dei o gli eroi che avevano infranto le leggi divine o semplicemente per mettere in stato di non nuocere i loro oppositori del momento.

Crono vi aveva chiuso i ciclopi che Zeus consegnò per aiutarlo a conquistare il potere.
Dopo la sua vittoria Zeus vi chiuse, a sua volta, i Titani che fece custodire dai tre Hekatoncheiri, esseri immani con cento braccia e cinquanta teste, Kottos, Briareos e Gyes.
Zeus vi chiuse, tra gli altri, anche:

  • Prometeo che, avendo portato alla gente il fuoco per scopi culinari e avendo permesso così alle persone di consumare carne, fu punito ed ebbe il fegato perpetuamente divorato dagli avvoltoi.

  • Tantalo, che servì agli dei suo figlio Pelope tagliato a pezzi, tormentato dalla fame e la sete dinanzi ad un ruscello ed un albero da frutto inaccessibili.

  • Sisifo obbligato a far rotolare un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo stava per raggiungere la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte.

  • Ixion, padre dell’intera stirpe dei Centauri, ad eccezione di Chirone, attaccato ad una ruota infiammata che gira incessantemente per avere tentato di sedurre Era.

In ogni caso anche gli dei temevano il tartaro. Esiodo personificò il Tartaro che si unì a Gea e generò molti mostri come Echidna e Tifone. A partire dal VI secolo a.C. diventò il luogo dove tutti i colpevoli subivano una punizione.

Erebe: 
rappresenta la parte più scura degli inferni. È figlio del caos ed il fratello (ed il coniuge) della notte. I poeti lo assimilarono ad una regione degli inferi dove i cuori espiano temporaneamente i loro difetti.

Pianura degli asphodèles: 
dove la maggioranza delle morti vi rimaneva per l’eternità.

Campi Elisi: 
Era un posto rilassante ed il soggiorno piacevole dei giusti e degli eroi ma Achille stesso, secondo Omero, non si vide accordato questo privilegio.

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