Agostino Carracci – Glauco e Scilla, 1597 – Galleria Faenese, Roma

Nella mitologia greca, Glauco (Glaûkos), era una divinità marina, figlio di Poseidone.
All’inizio era un semplice mortale, un pescatore di mestiere diventato immortale dopo aver mangiato un’erba magica. Si credeva che venisse comunemente in soccorso di marinai e pescatori in tempesta, essendo stato uno di loro.

La storia della deificazione di Glauco fu trattata in dettaglio da Ovidio nelle Metamorfosi e brevemente citata da molti altri autori. Secondo Ovidio, Glauco ha iniziato la sua vita come un mortale pescatore che viveva nella città di Antedone, in Beozia. Scoprì per caso un’erba magica che poteva portare in vita il pesce che aveva catturato e decise di provare a mangiarla. L’erba lo ha reso immortale, ma gli ha anche fatto crescere pinne invece di braccia e una coda di pesce invece delle gambe (anche se alcune versioni dicono che è diventato semplicemente un essere simile a un tritone), costringendolo a dimorare per sempre nel mare. Glauco inizialmente fu sconvolto da questo effetto collaterale, ma Oceano e Teti lo accolsero bene e fu presto accettato tra le divinità del mare, imparando da loro l’arte della profezia.

Un incontro di Glauco con gli Argonauti fu descritto da Diodoro Siculo e Filostrato il Vecchio.

Quando gli Argonauti furono presi da una tempesta, Orfeo si rivolse ai Cabeiroi con la preghiera; il vento cessò e Glauco apparve. Seguì l’Argo per due giorni e profetizzò ad Eracle e ai Dioscuri le loro avventure future e la loro deificazione finale. Si rivolse anche agli altri membri dell’equipaggio individualmente, specialmente notando che era stato inviato loro grazie alla preghiera di Orfeo e istruendoli a pregare ulteriormente i Cabeiroi.

Secondo Ovidio e Igino, Glauco si innamorò della bella ninfa Scilla e la volle per sua moglie, ma ella rimase sconvolta dai suoi lineamenti simili ai pesci e quando lui cercò di avvicinarsi a lei questa fuggì sulla terra.

Glauco e Scilla di Bartholomäus Spranger

Glauco chiese alla maga Circe una pozione per far innamorare Scilla, invece Circe si innamorò di lui. Cercò di conquistare il suo cuore con le sue parole più appassionate e affettuose, dicendogli di disprezzare Scilla e di stare con lei. Ma lui rispose che gli alberi sarebbero cresciuti sul fondo dell’oceano e che le alghe sarebbero cresciute sulla montagna più alta prima che smettesse di amare Scilla. Nella sua rabbia, Circe avvelenò la pozza dove Scilla si fece il bagno, trasformandola in un terribile mostro con dodici piedi e sei teste.

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