Philippe de Champaigne - Il sogno di San Giuseppe
Philippe de Champaigne – Il sogno di San Giuseppe

Il timore di Giuseppe dinanzi a un Figlio, è simile al nostro di fronte a noi stessi, figli nel Figlio. 
E’ la paura e lo scandalo di un’infinita distanza tra la sublimità della nostra vocazione e l’inadeguatezza di ciò che siamo.
Lo scandalo di Giuseppe, giusto della rettitudine di voler “aggiustarsi” in ogni circostanza alla volontà di Dio, e per questo preda del dubbio e dell’angoscia dinanzi a qualcosa di straordinario, al di fuori della stessa Legge cui ha votato la vita.
Forse intuisce, ma l’eccezionalità e l’imprevedibilità sono come uno tsunami.
Giuseppe ama Maria, ma la giustizia appresa dalla sapienza del suo popolo non ammette deroghe, neanche per quella deliziosa fanciulla che attendeva di sposare.
Il fatto era lì, incontrovertibile.
Maria era incinta e Giuseppe non c’entrava nulla. La ragione umana era senza spiegazioni se non quelle rese dall’evidenza.
E questa spingeva inesorabilmente Giuseppe al rifiuto di quella ragazza, proprio in virtù della Legge alla quale aveva sempre adeguato la propria vita.

Ma Dio appare dove nessuno se lo aspetta. Senza preavviso, senza chiedere il permesso, al di là di ogni legge.
Maria incinta fuori del matrimonio, promessa sposa, ma non ancora sposa.
Per accogliere questa follia occorreva un cuore capace di dilatarsi e saltare fuori dallo stesso perimetro della Legge, e una giustizia che superasse quella dei farisei; un amore capace di trascendersi ben al di là della carne, il cui limite estremo era tutto nella struggente e triste decisione di Giuseppe, ripudiare in segreto Maria proteggendola così da un destino di morte, e caricarsi le conseguenze che avrebbero segnato anche la sua vita per sempre.
L’amore aveva spinto Giuseppe sino a condividere la stessa sorte di Maria, ed era qualcosa di grande, il meglio che la carne avesse mai dato, ma in quell’istante in cui si giocavano le sorti dell’umanità Dio lo chiamava ad un salto più grande
E Giuseppe era lì, con quel dubbio a bucargli lo stomaco e a lacerargli il cuore, la vita intera precipitata in un “pensiero” come i tanti che sottraggono tempo e forze nell’inutile tentativo di individuare modi e parole per ovviare all’imponderabile.

Come noi, oggi, dinanzi alla nostra storia, alle briciole di un’esistenza che vorrebbe avere capo e coda, e non ne trova in nessun percorso logico e umano.
Anche oggi è un giorno decisivo per la sorte di nostra moglie, di nostro figlio, di quell’amico o di quel collega
.

Per salvare, Dio scende anche oggi a cercare chi è finito fuori legge, e ha scelto proprio noi per accogliere e custodire l’opera del suo amore. E ci ripete le parole che in Giuseppe hanno sciolto ogni dubbio: “Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo“. 

Tua sposa: la “promessa” sposa è “già” sposa agli occhi di Dio, ancor prima del suggello finale delle nozze, perché la Provvidenza di Dio aveva precorso il tempo, infranto le regole del mondo, la biologia del cosmo, disegnando, dall’eterno e per l’eterno, un cammino di salvezza tra le piaghe dell’umanità peccatrice, ed esso passa per Giuseppe e Maria. 
Essi sono le due braccia di Dio aperte ad accogliere ogni uomo in un abbraccio di misericordia

Tutto era già pronto dall’eternità: Maria, piena di Grazia, Immacolata Concezione per dare alla luce il Messia Immacolato; Giuseppe, figlio della Giustizia misericordiosa di Dio per accogliere e il “Giusto che si addosserà il peccato di molti”. 
Maria ha accolto con il suo eccomi il mistero di un Dio nascosto nella carne dell’uomo, sembra peccato invece è amore. 
Immacolata Concezione, senza peccato s’è fatta peccato per partorire al mondo il Dio fatto peccato. Manca solo Giuseppe, anche lui di fronte all’irruzione dello Spirito Santo. Dio aveva deciso che la salvezza dovesse passare per la strettoia della sua angoscia.
L’arduo cammino dell’amore
, accogliere il mistero di un amore così lacero, incomprensibile. Lo stesso amore fatto carne nel seno di Maria è deposto, inerme, sulla soglia della sua libertà; come per Maria, la sofferenza di ogni uomo bussa ora alla sua porta, la sua angoscia non è un affare privato, è la stessa angoscia dell’umanità che grida dentro di lui. Anche Giuseppe è agli occhi di Dio già sposato con Maria, e non può più rimandare l’ora del suo consenso”
Solo gli occhi di Dio vedono “oltre” l’angusto sguardo dell’uomo; 
solo gli occhi di Dio vedono la misericordia e il riscatto nel peccatore più turpe. Per questo la Grazia dona a Giuseppe gli occhi di Dio, e il suo sguardo su Maria si fa accoglienza di quanto lo Spirito Santo aveva operato nell’ombra del mistero. La parola dell’Angelo è rivolta oggi a ciascuno di noi, come un balsamo di pace e di speranza: “Non temere”, non temiamo di prendere con noi Maria, la Figlia di Sion, immagine di un Popolo e della sua storia, della nostra storia.

In Lei siamo generati, e quello che è generato in Lei è opera dello Spirito Santo. Siamo dunque opera del respiro di Dio, la vita divina è dentro la nostra vita. Non temiamo le nostre debolezze, i nostri errori, i peccati; non rifiutiamo l’astruso passato, il presente difficile, l’incerto futuro. Non impauriamoci di fronte ai peccati di chi ci è accanto, la fragilità della moglie, la superficialità del marito, le crisi dei figli, l’avidità dei colleghi. Quello che tutti ci genera oggi a questo giorno come ad ogni giorno è la misericordia di Dio; in essa tutto è bagnato dalla Grazia dello Spirito che dà vita alla nostra morte e a quella di coloro ai quali siamo inviati.

Raffaello Sanzio - Sposalizio della Vergine -  Pinacoteca di Brera
Raffaello Sanzio – Sposalizio della Vergine – Pinacoteca di Brera

Per Dio siamo “già” sposati con il suo Figlio, siamo suoi da sempre, da prima della creazione del mondo; Egli ha dato la sua vita per riscattarci e farci degni di Lui. Siamo il suo destino e Lui è la nostra Patria. Per questo dobbiamo imparare a guardare gli altri come Giuseppe ha guardato Maria e Gesù: un’opera di Dio da custodire senza appropriarsene, nella castità di cuore e carne che solo l’esperienza della gratuità con cui Dio ci ama può donarci. 
Spesso guardiamo la nostra vita come riflessa in uno specchio scheggiato e ombrato, gli occhi di Dio guardano, e amano, il suo Figlio in noi e in ogni uomo. Come hanno guardato Maria, e come, per la Grazia, hanno imparato a guardarla gli occhi di Giuseppe. In lui possiamo contemplare il nostro essere sposi e padri, presbiteri e consacrati, cristiani secondo la volontà di Dio: un dono della Grazia da accogliere senza timore.
Sapersi fermare sulla soglia dell’altro, per servire umilmente l’opera di Dio. Senza fretta, con tenerezza e misericordia, rispettando il cammino che Dio ha pensato per ciascuno.
A Betlemme, nella grotta, in Egitto e a Nazareth, la vita ci schiude un pellegrinaggio sulle orme della volontà di Dio, perché chi ci è affidato possa giungere alla pienezza della propria vocazione. Ha temuto Giuseppe, tante volte, imparando dalla sofferenza a dimenticare se stesso per donarsi a Maria e Gesù. Questa è la vita più bella, realizzata e feconda, celata nello scrigno del silenzio e della castità dell’anima, sempre un passo indietro per non impedire alla Grazia di compiere la sua opera.

Preghiamo perché Dio ci doni occhi della fede, tanto liberi e puri da saperla discernere anche e soprattutto in quanto appare, alla giustizia umana e anche religiosa, ingiusto e malvagio.
Che il Signore li doni alla Chiesa, inviata alla ricerca della pecora perduta, dei peccatori, dei falliti; gli occhi di Giuseppe attratti in un amore infinitamente più grande delle ragioni della carne, occhi celesti che illuminano la terra. 


testo di Don Antonello Iapicca