Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Giufà e il profumo dell’arrosto

Giufà di solito appare come un personaggio dalle trovate piuttosto insolite, che spesso non si caratterizzano per grande acutezza di ingegno. A volte però il suo atteggiamento è fonte di riflessione, perché assume dei risvolti degni di nota, in quanto sono espressione di una saggezza popolare, che colpisce per la sua praticità e per le sue considerazioni semplici e allo stesso tempo ammirevoli. E’ il caso della storia in cui Giufà si trova a decidere su un caso controverso. In questa storia il nostro personaggio appare insolitamente nelle vesti di giudice. (stralcio da: guide.supereva.it)

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Giufà e il profumo dell’arrosto

Un giorno un povero affamato passò accanto ad una bottega nella quale qualcuno stava arrostendo della carne. L’uomo non aveva denaro per comprare la carne, così andò dal fornaio e comprò un pezzo di pane.
Ritornò alla bottega della carne arrostita e si sedette lì vicino a mangiare. In questo modo aveva perlomeno la possibilità di annusare il buon profumo dell’arrosto.
Quando finì di mangiare, gli si avvicinò il padrone della bottega e gli chiese di pagare per il profumo dell’arrosto.
Il pover’uomo non aveva denaro e così venne condotto da Giufà (*), che nel frattempo era diventato un giudice stimato.
– 0 saggio giudice – disse il padrone della bottega – quest’uomo ha mangiato il suo pane mentre gustava il profumo della carne che io arrostivo. Gli ho chiesto il denaro per il profumo dell’arrosto, ma si è rifiutato di pagare.
Giufà ci pensò su un po’, poi chiese:
– Quante piastre hai chiesto per il profumo della tua carne?
– Ho chiesto cinque piastre – rispose l’uomo.
Allora Giufà estrasse dalla tasca una moneta da cinque piastre e la fece cadere sul tavolo con suono tintinnante.
– Hai sentito il suono della moneta? – chiese Giufà.
– Certo onorevole giudice! – rispose l’uomo.
– Allora considera il suono della moneta come pagamento per il profumo dei tuo arrosto!

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(*) Giufà, chiamato a volte anche Giucà, è un personaggio della tradizione orale popolare siciliana. Nella letteratura compare per la prima volta, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nell’opera di Giuseppe Pitrè, celebre studioso di tradizioni popolari e di folclore siciliano che ne riprese le storie popolari diffuse in varie parti della Sicilia.

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