Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Giovanni Girolamo Savoldo, chiamato anche Girolamo da Brescia

Giovanni Girolamo Savoldo (1480 ca. – dopo il 1548) è nato a Brescia. Formatosi probabilmente nella sua città natale, poco si conosce degli anni precedenti il suo trasferimento a Venezia. Alcune fonti sostengono che era conosciuto come Girolamo da Brescia.
Nel 1508 entrò a far parte dell’Arte dei pittori fiorentini, e si trasferì nella città lagunare. Fu influenzato dallo stile dei pittori veneziani dell’epoca, come Tiziano (1485 ca. – 1576) e Lorenzo Lotto (1480 – 1556).

Questo incontro tra la formazione lombarda e la pittura veneziana è ben presente nelle opere del terzo decennio del secolo come il Flautista (Bergamo, Pinacoteca Tosio Martinengo) o la grande pala per la chiesa conventuale di San Domenico a Pesaro (oggi a Milano, Brera).
Come altri pittori nordici italiani del tempo, Savoldo era interessato alla pittura fiamminga, in particolare ai mostri incombenti dell’artista fiammingo Hieronymus Bosch, che influenzò la sua rappresentazione del “Tormento di Sant’Antonio“, 1515-1520.

I suoi cosiddetti “notturni” (scene ambientate di notte con una fonte di luce interna al dipinto) furono probabilmente fonte d’ispirazione e punto di partenza per la formazione del Caravaggio.

La sua Maria Maddalena (ca. 1535-40, Londra, National Gallery) è un capolavoro di effetti luminosi. La Maddalena è avvolta da un mantello bianco satinato che copre la testa, lasciando il volto all’ombra, con la spianata argentea di drappeggi, sollevata dal noto scorcio di una manica rossa.

Savoldo può aver trascorso alcuni anni della sua vita a Milano, ed è noto che ha eseguito nel 1534 dipinti per il duca milanese Francesco II Sforza. La data esatta della sua morte non è nota: nel 1548 è stato citato come ancora vivo a Venezia, anche se “molto vecchio”.
Dopo la sua morte, è stato quasi interamente dimenticato per tre secoli. Una riscoperta della sua opera cominciò alla metà del diciannovesimo secolo; lo storico di arte Creighton Gilbert dice che Savoldo era “uno degli ultimi artisti da annoverare nei ranghi dei maggiori maestri del Rinascimento”.

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