Giotto Di Bondone nasce da una famiglia contadina nel 1269 che, come molte altre, si inurbò a Firenze ed affidò il figlio alla bottega di un pittore, Cenni di Pepi, detto Cimabue, iscritto alla potente Arte della Lana che abitava nella parrocchia di Santa Maria Novella. 

Statua raffigurante Giotto, Galleria degli Uffizi, Firenze

Statua raffigurante Giotto, Galleria degli Uffizi, Firenze

Sembra, dunque, solo una leggenda l’aneddoto della “scoperta” del giovane pittore da parte di Cimabue, mentre disegnava le pecore a cui badava, riportata da Lorenzo Ghiberti e da Giorgio Vasari. Sul fatto che Cimabue sia stato maestro di Giotto non ci sono dubbi, anche soltanto per ragioni stilistiche, la collaborazione nella bottega del maestro fiorentino consentì a Giotto di seguirlo a Roma nel 1280 circa, dove era presente anche Arnolfo di Cambio, e successivamente ad Assisi. 
Si sposa verso il 1287 con Ciuta (Ricevuta) di Lapo del Pela dalla quale ha quattro figli, dei quali uno Francesco, diventerà pittore. Giotto lavora anche a Roma tra il 1297 e il 1300, di questa esperienza molto importante per lui e per l’ambiente artistico della città papale, non rimangono tracce significative e, per questo, non è possibile ancora giudicare la sua influenza sui pittori romani, o al contrario, quanto questa esperienza abbia arricchito la sua pittura.
Da documenti catastali del 1301 e 1304 si conoscono le sue proprietà in Firenze, che erano cospicue e per questo si ipotizza che, all’incirca verso i trent’anni, Giotto fosse già a capo di una bottega capace di ovviare alle più prestigiose commissioni del tempo. In questo periodo dipinge il Polittico di Badia (Galleria degli Uffizi) ed, in virtù della fama diffusa in tutta l’Italia, Giotto viene chiamato a lavorare a Rimini e Padova. Del soggiorno padovano rimane intatto il ciclo di affreschi con Storie di Maria e Storie di Gesù, Allegorie dei Vizi e Giudizio Universale della Cappella di Enrico Scrovegni dipinta tra il 1303 e il 1305. L’intero ciclo è considerato un capolavoro assoluto della storia della pittura e, soprattutto, il metro di paragone per tutte le opere di dubbia attribuzione giottesca, visto che sull’autografia del maestro fiorentino non ci sono dubbi.
Tra il 1306 ed il 1311 è di nuovo ad Assisi per eseguire gli affreschi della zona del transetto della Basilica inferiore. Il 1320 è l’anno del Polittico Stefaneschi (Musei vaticani), commissionato dal Cardinale Jacopo, che l’incarica anche di decorare la tribuna dell’abside della Basilica di San Pietro con un ciclo di affreschi perduto nel rifacimento del XVI secolo.

Campanile di Giotto (Firenze)

Campanile di Giotto (Firenze)

Secondo Vasari, Giotto sarebbe rimasto a Roma sei anni, eseguendo poi anche commissioni in molte altre città italiane, fino alle sede Papale di Avignone. Nel 1328, dopo aver terminato il Polittico Baroncelli, è chiamato dal re Roberto d’Angiò a Napoli e vi rimane fino al 1333, insieme con un gruppo di allievi. Anche a Napoli rimane poco dei suoi lavori 
Nel 1332, Roberto d’Angio, che era circondato da una corte raffinata e dai molti interessi culturali, tanto da anticipare i modelli rinascimentali, lo nomina “primo pittore di corte e nostro fedele” e gli assegna uno stipendio annuo. Dopo Napoli, Giotto fa una sosta a Bologna, dove lascia il Polittico per la Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dove, secondo le fonti, dipinge una cappella nel Castello del Cardinal Legato. Ritornato a Firenze, Giotto, che svolgeva anche opera d’architetto, è nominato capomaestro dell’Opera di Santa Reparata (Il Duomo) e soprintendente alle opere del comune nel 1334, per questo incarico percepisce uno stipendio annuo di cento fiorini, in particolare sovrintende alla costruzione del Campanile la cui fondazione è datata 18 luglio 1334.
L’ultima opera Fiorentina terminata dagli aiuti è la Cappella del Podestà del Bargello. Muore l’8 gennaio del 1337 e viene sepolto in Santa Reparata con una cerimonia solenne a spese del comune.

Notizie tratte dal web e da it.wikipedia.org

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