Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Gian Giacomo Caraglio (1500 ca. – 1565)

Giovanni Jacopo Caraglio (Gian Giacomo Caraglio) è stato un incisore e pittore italiano.
Noto soprattutto come Jacobus veronensis, come amava firmarsi, e come lo conosceva anche Vasari, era di origine e formazione incerte, è attestato da documenti a Roma nel 1526, nella cerchia di Marcantonio Raimondi.
Di fatto s’individua l’influsso di quest’ultimo nella serie di scene mitologiche incisa in quest’epoca dall’artista (Favole degli dèi, Amori degli dèi, Fatiche d’Ercole), da disegni di Rosso e di Perin del Vaga.
La sua opera, ove si manifesta un forte gusto degli effetti pittorici ottenuti grazie a un chiaroscuro molto sfumato (Diogene, dal Parmigianino; Ratto delle Sabine, da Rosso), è caratterizzata peraltro da un’estrema libertà rispetto al modello, il che indusse l’Aretino a considerarlo superiore allo stesso Raimondi.
Chiamato da re Sigismondo I, risiedette in Polonia dal 1539 al 1550, colmato di onori e di ricompense, oltre che come incisore anche come architetto, medaglista e intagliatore di pietre preziose.
Si dedicò all’incisione su cammei e pietre dure, tecnica con cui eseguì un ritratto di Bona Sforza.

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