Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Ganimede, uno degli “amori” di Zeus

Ganimede era il figlio di Troo re dei Dardani e di Calliroe, una delle naiadi. Viveva sull’isola di Creta e pascolava le sue pecore sulle pendici del monte Ida. Omero lo descrive come il più bello di tutti i mortali del suo tempo.

Un giorno Zeus guardando il ragazzo ebbe una gran voglia di portarlo sul Monte Olimpo per servire, come il portatore d’acqua, gli dei.

Zeus si trasformò in aquila, volò giù, si avventò sul giovanetto e lo portò nella casa degli dei.

All’Olimpo la coppiera degli dei era Ebe, figlia di Zeus e di sua moglie Hera.
Giunto Ganimede alla corte reale, iniziò una gara con Ebe per l’onore di servire gli dei. Alla fine Ganimede vinse e rimase come il compagno preferito di Zeus che ne fece il suo amato.

Ganimede è da considerarsi un modello per il costume sociale della pederastia greca, visto il rapporto, di natura anche erotica, istituzionalmente accettato tra un uomo adulto e un ragazzo.
Il suo nome, nella forma latina era Catamitus, e il termine “catamite” sta ad indicare un giovane che assume il ruolo di partner sessuale passivo.
In poesia Ganimede divenne un simbolo dell’attrazione e del desiderio omosessuale rivolto verso la bellezza giovanile dell’adolescenza.

Per celebrare gli eventi che circondano l’ascensione di Ganimede a “portatore d’acqua e servo degli dei”, Zeus ha successivamente messo Ganimede in cielo come costellazione dell’Acquario la quale è strettamente associata con quella dell’Aquila e da cui deriva il segno zodiacale dell’Acquario. Una delle lune di Giove deve il suo nome a Ganimede. 

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