di Gaetano Barbella

In questi giorni non ho potuto evitare di dare spiegazioni, addirittura ad un biblista del clero cattolico che, nell’intento di spiegare a sua volta un tema spinoso dei Vangeli, si dimostrava allo stesso modo dei giudici di Galilei in discussione, nel senso che non vi intravedeva la giusta luce adatta al progresso della lezione evangelica. Ma si tratta anche di una pietra d’inciampo cui incorrono in tanti specie nel mondo clericale. Non a caso, a causa o ragione del nome Galileo, il giudizio in questione sembra correlarlo a quello subito da Gesù dagli scribi e farisei del suo tempo.

Qual è la pietra d’inciampo?
Non essere capaci di “vedere” oltre il proprio orizzonte, in questo caso ”spirituale”.
E la correlazione evangelica che porta luce su questa presunta cecità è illustrata da Marco e Matteo quando trattano il caso del fico maledetto da Gesù. E l’inciampo consiste appunto nel fatto che Gesù pretendeva di cogliere dei fichi fuori stagione. Di qui l’impossibilità razionale di giustificare questa pretesa assurda del Signore. Per il clero non deve esistere alcun dubbio sulla fede e perciò l’unico modo di spiegare la questione del fico è di vederlo come simbolo e di credere assolutamente che per Dio nulla è impossibile, persino poter mangiare fichi fuori stagione e guai a a chi si oppone a questo credo. E fu così che Galilei dovette rinunciare suo malgrado alla sua nuova e rivoluzionaria concezione astronomica.

Ora se in questo fico risiede la spiegazione di un nuovo credo spirituale che i due evangelisti cercano di far esaminare ai lettori dei loro testi evangelici, perché si è così ciechi da non intravederla? Ecco la visione dei Vangeli che valica il tempo e li rende continuamente attuali!

Ma la superbia di ritenersi depositari della scienza spirituale, acceca, e non fa vedere l’oltre di un orizzonte che si profila nel tempo al genere umano. Ecco la pietra d’inciampo che occorre sempre tener da conto per mostrarci cauti in tutti i generi di giudizi cui la nostra coscienza deve poter fronteggiare quotidianamente con saggezza. Ma veniamo alla spiegazione sul fico “fuori stagione”.

Quando la “vista” viene meno è un certo “fico” innocente a pagarne le spese ed è il povero simbolo a dover fornire spiegazioni che non può dare, muto com’è. Di qui l’esattezza che nei Vangeli il fico è addirittura elevato a maestro e quasi profeta. «Dall’albero di fico imparate», dice Gesù a proposito della futura venuta del Figlio dell’uomo.
Donde dunque il messaggio spirituale che in effetti c’è (cerca trova nei Vangeli)?

Gesù vide Natanaele sotto il fico (Giov. 1-47).

E fu sotto un fico (l’albero della Bodhi) che Buddha giunse all’illuminazione.

Ma Gesù non vide sotto il “fico” i farisei che cercavano di impedire alla folla di osannarlo a Gerusalemme, (Lc. 18-39), procedendo per ordine di versetti, e aveva ragione.
Infatti in Luca manca l’episodio del “fico” in questione, mentre c’è in Marco e Matteo, ma qui non compaiono i farisei della protesta. E c’è di più perché segue lo scatenarsi dell’ira di Gesù nel tempio.
I Vangeli vanno letti anche ad intreccio. Il fico perciò è un mirabile segno di iniziazione a vari livelli, come sono quelli del Clero.
Questo “fico” è davvero pietra d’inciampo e potrebbe convenire a molti, farlo morire, convinti (forse in mala fede) di avere a che fare con dei “farisei”, nel senso di avere un’ottima “vista”, ma a che prezzo? Poiché Gesù disse: “Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti”, valeva per i farisei della protesta quando Gesù entrò a Gerusalemme festeggiato come “Figlio di Davide” dalla folla.

Di qui la morale di questi tempi in cui a tutti è consentito emettere giudizi, purtroppo molto frequentemente di condanna al punto da dover immaginare che esistono infinite verità che non hanno niente in comune.

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