Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Francesco Trevisani (1656 – 1746)

Francesco Trevisani (Capodistria 1656 -Roma 1746), fu scolaro di Antonio Zanchi a Venezia. Finito l’apprendistato il giovane pittore, nel 1678 si trasferì a Roma dove rimase per tutta la vita sotto la protezione del cardinale veneziano Pietro Ottoboni, nipote del papa Alessandro VIII, uno dei più importanti mecenati del momento il quale lo nominò suo primo pittore e gli assegnò un appartamento nel palazzo della Cancelleria (1698), dove Trevisani restò probabilmente fino alla morte del suo patrono (1740): il pittore venne introdotto nell’Accademia dell’Arcadia, che dopo la morte di Cristina di Svezia (1690) aveva appunto nell’Ottoboni il suo principale riferimento.

Francesco Trevisani – Autoritratto (dettaglio)

Trevisani fu arcade (il Pascoli testimonia anche sue notevoli capacità poetiche) e raggiunse presto una posizione di rilievo nell’elaborazione di quella maniera pittorica oggi definita «rococò arcadico» che privilegiava la composizione semplice, l’idillio, l’intonazione patetica e il colorito delicato. Dopo il complesso di tele e affreschi per la cappella della Passione in San Silvestro in Capite (1695-96) Trevisani fu impegnato in commissioni ecclesiastiche per Roma e altre località.
In queste imprese di maggior respiro Francesco Trevisani corregge il tardo barocco romano addolcendone l’enfasi in una più contenuta espressione dei sentimenti, moderandone le «intemperanze» cromatiche e compositive in favore di una maggior compostezza dell’impianto e in più delicati rapporti cromatici; forse anche per influsso dell’ultimo Maratta, rispetto al quale tuttavia apparirà sempre meno rigoroso e severo. L’estrema finitezza dei suoi dipinti, caratterizzati da un colorito porcellanato e da una grazia talvolta estenuata, li rese assai apprezzati al suo tempo, ma ne decretò la sfortuna nella seconda metà del secolo.

L’influsso del rococò arcadico nell’accezione espressa da Trevisani fu rimarchevole, soprattutto nei confronti dei pittori francesi a Roma nella prima metà del secolo; le sue tele contribuirono ad alimentare il clima di uno dei maggiori centri del rococò europeo. Nelle opere più tarde, una maggiore robustezza e monumentalità subentra alla levità della sua precedente maniera, ma con esiti non sempre altrettanto felici. Trevisani fu anche ritrattista richiesto, oltre che dalla società romana (Ritratto del cardinale Ottoboni: Barnard Castle, Bowes Museum), dagli inglesi del Grand Tour.

 

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