Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Fine estate tra “I libri di mare” e “Aiuto, il rientro”

 

I LIBRI DI MARE
,

Foto pixabay_free

I libri che leggo al mare son destinati a un gramo destino:

li osservo a vacanze ultimate sul comodino di città con odor di salino,

macchie di crema abbronzante, impronte digitali, granelli di sabbia incastonati

tra le pagine. E che dir delle copertine schiarite dai raggi assolati

e che mi guardano con rimprovero materno? Cerco d’alleggerire il senso

di colpa ripetendomi che in fondo quelle cicatrici son testimonianza

di vita vissuta e condivisa, quindi d’amore. Se poi penso

a quei libri rimembro l’estate ormai passata con i ricordi nostalgici, una fragranza!

.

.

AIUTO, IL RIENTRO
.

“Help me!” non è soltanto il titolo d’una famosa canzone

né il grido di dolore lanciato (*) da Vittorio Emanuele

quando all’indomani del Congresso di Vienna richiamò l’attenzione

dell’Europa sulle terre nazionali da liberare alla sottomissione

austroungarica. Ma soprattutto ora i fini settimana che seguono, non come miele,

il termine delle ferie, è il grido d’aiuto, d’invocazione

contro la sindrome del rientro. Per un italiano su due infatti

il ritorno a casa dopo giornate vacanziere è all’insegna della preoccupazione

e dell’ansia, insomma un piccolo stress annuale. Vediamo i fatti:

code ai caselli autostradali e aeroportuali, lavatrici come, compiti da fare,

abbronzature che scompaiono, bollette e multe da pagare,

email da leggere e da evadere e dulcis in fundo, il lavoro per lo più amaro!

Che fare allora? I buoni consigli abbondano: è ben chiaro

che è meglio non arrivare all’ultimo momento, qualche giorno

ritagliarsi a mo’ di cuscinetto, mangiar leggero, e come contorno,

dormir di più, idratarsi, far ginnastica, passeggiare, acqua e non caffè da bere.

Non so se ci riusciremo. Da parte mia sono al settimo caffè che è un piacere!

.

Sandro Boccia

 

 

____________________

(*) Traggo da Wikipedia:
Il 10 gennaio 1859, Vittorio Emanuele II si rivolse al parlamento sardo con la celebre frase del «grido di dolore», il cui testo originale è conservato nel castello di Sommariva Perno.
«Il nostro paese, piccolo per territorio, acquistò credito nei Consigli d’Europa perché grande per le idee che rappresenta, per le simpatie che esso ispira. Questa condizione non è scevra di pericoli, giacché, nel mentre rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi!»
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