Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Ermafrodito, il dio bisessuale

Ermafrodito è un personaggio della mitologia greca. Per estensione, il suo nome è stato usato per designare una persona che combina insieme caratteristiche di entrambi i sessi. E’ stato a lungo un simbolo della bisessualità o dell’effeminatezza ed è stato rappresentato, nella mitologia greco-romana come una figura femminile con genitali maschili.
Ermafrodito, figlio di Ermes e di Afrodite, come suggerisce il nome, ne eredita la bellezza di entrambi i genitori. Nacque sul monte Ida, una montagna sacra nei pressi dell’antica Troia, nel nordovest della Turchia ma  Afrodite, sentendosi colpevole di adulterio, si separò da suo figlio e lo lasciò alla cura delle ninfe della montagna che lo allevarono. Narra Ovidio (Metamorfosi, IV) di questo giovinetto, allevato dalle Naiadi, “cuius erat facies, in qua materque paterque cognosci possent; nomen quoque traxit ab illis.” (vv 290-291) “che aveva un aspetto così bello, che potevano esservi riconosciuti il padre e la madre, e che trasse anche il nome da loro” (Ermafrodito dal greco Hermaphroditos, figlio di Hermes e Aphrodites). Il ragazzo divenne un giovane molto bello e un giorno decise di viaggiare lungo tutte le terre greche.
Andando verso Caria di Alicarnasso, a causa dell’eccessivo calore dato da una bella giornata di sole, si avvicinò al lago per farsi un bagno e si denudò. In queste condizioni lo vide la ninfa Salmace, che s’innamorò subito di lui e denudatasi s’immerse nelle acque del lago per cercare di conquistarlo, ma il ragazzo resistette…
Salmace lo abbracciò con forza, lo trascinò verso il basso, e mentre lottava con lui, implorò Poseidone, suo padre, che nulla potesse più separarla dall’amato. Il dio glielo concesse e fuse entrambi i corpi in un unico essere fornito di ambedue i sessi, sia maschili che femminili.
Ermafrodito implorò Hermes e Afrodite affinché chiunque altro si sarebbe immerso nel lago, sarebbe stato trasformato in un essere simile a lui; il suo desiderio fu esaudito.
Le più antiche tracce del culto di Ermafrodito, nei paesi greci, si trovano a Cipro. Qui, secondo Macrobio (Saturnalia, III. 8), c’era una statua di un uomo barbuto chiamato Aphroditos. Questo Afrodito Cipriano è lo stesso dio Ermafrodito, il cui nome significa “Aphroditus in forma di erma “- una statua a forma di pilastro quadrangolare sormontato da una testa o da un busto.
Dopo la sua introduzione ad Atene (probabilmente nel 5° secolo a.C.), l’importanza di questa divinità sembra essere diminuita. Appare, non più come oggetto di un culto speciale ma limitato ad alcune sette ed espresso da riti superstiziosi dal significato oscuro.

Rappresentazioni artistiche di Aphroditos sono state trovate dal settimo secolo a.C., il che suggerisce era un culto di origine arcaica.
La deificazione e le origini del culto di esseri ermafroditi derivano dalle religioni orientali, dove la natura ermafrodita ha espresso l’idea di un essere primitivo che univa entrambi i sessi. Questo sesso doppio, attribuito anche a Dioniso e a Priapo, denota ampi poteri d’inseminazione e riproduzione; l’unione in un unico essere di due principi della generazione e della concezione.

In chiusura di questa paginetta ricordiamo che Platone aveva sostenuto un’origine androgina dell’uomo. Nei Dialoghi, infatti, si legge:
“In principio tre erano i sessi del genere umano, e non due come ora, maschile e femminile, ma ve ne era anche un terzo comune ad entrambi, di cui è rimasto il nome, mentre esso è scomparso; questo era allora il genere androgino, e il suo aspetto e il suo nome partecipavano di entrambi, del maschile e del femminile, mentre ora non è rimasto che il nome che suona per dileggio… la forma di ogni uomo era tutta rotonda, …e due facce sopra il collo rotondo, in tutto simili; e su entrambe le facce, orientatein senso opposto, un’unica testa, e quattro orecchi, e due sessi…il maschio traeva origine dal sole, la femmina dalla terra, e quello che partecipava di entrambi i generi dalla luna, dal momento che la luna partecipa del sole e della terra”.

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tratto da: tanogaboblog.it

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