Nella mitologia greca, Erebo (profondo buio, ombra), spesso è stato concepito come una divinità primordiale che rappresenta la personificazione dell’oscurità; per esempio, nella Teogonia di Esiodo è posto come uno dei primi cinque esseri venuti all’esistenza direttamente dal Caos. Una forza ignota fece sì che cominciassero a separarsi tutti gli elementi del Caos e, da questi, si generarono Gea (la Terra), Eros (l’Amore), il Tartaro (l’Inferno), l’Erebo (la Tenebra) e la Notte.

In un secondo tempo, l’Erebo generò l’Etere (il Giorno), mentre Gea diede vita a Urano (il Cielo) e a Ponto (il Mare).
Erebo fu notevolmente prolifico.
Con la sorella Nyx (Notte) generò Emera (personificazione del giorno) ed Etere (personificazione del cielo più alto, dove c’è la luce pura), Caronte e le tre Moire:

  • Cloto, la tessitrice del filo della vita degli uomini; 
  • Lachesi, la misuratrice del filo stesso; 
  • Atropo, la più temibile delle tre perché era considerata come colei che recide il filo della vita.

Erebo ebbe dalla Notte altri figli, non vere e proprie divinità ma personificazioni di astrazioni, fra cui si annoverano:

  • Apate, l’inganno 
  • Eris, la discordia 
  • Geras, la vecchiaia 
  • Hypnos, il sonno, gemello di Thanatos 
  • Ker, la morte violenta 
  • Momo, il biasimo, cacciato dall’Olimpo per aver criticato aspramente Zeus
  • Moros, il destino 
  • Nemesi, la vendetta 
  • Oizys, la miseria 
  • Philotes, l’amicizia e la tenerezza 
  • Thanatos, la morte

Inoltre anche le tre Esperidi erano figlie di Erebo e Notte.

Erebo avrebbe aiutato i Titani al momento della lotta contro Zeus. A vittoria ottenuta, Zeus lanciò per punizione Erebo all’interno della Terra, nell’Ade, trasformandolo in uno spazio tenebroso in cui abitano i morti. Infatti, nella letteratura greca, il nome Erebo è anche usato per riferirsi a una regione del mondo sotterraneo dove i morti dovevano passare immediatamente dopo la morte e talvolta è usato in modo intercambiabile con Tartaro.

Nella letteratura romana leggiamo che lo scrittore Igino, nelle sue Fabulae, descrive Erebo come il padre di Geras il Dio della vecchiaia.

Non sono a conoscenza di rappresentazioni grafiche o artistiche di Erebo, ma lo troviamo facilmente nella“profonda oscurità” di alcuni.

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tratto dal vecchio sito tanogabo.it

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