Il primo a visitare Ischia fu un pastore greco dal nome Epomeo il quale, stabilitosi sull’isola, si scavò una grotta nel tufo e qui rimase fino alla vecchiaia guardando l’isola su cui caddero le sue lacrime dando vita alle famose acque di Buceto, Nitrodi e Olmitello.
Il monte che assunse il nome del pastore è una antico fondo marino sollevato dall’attività vulcanica. 

Un’altra antica leggenda ci narra di un’immensa caverna scavata sul monte Epomeo; una caverna ricca di palazzi e di giardini dove sono nascosti i tesori di sette re.
L’accesso a questa fantasmagorica città è la grotta di Magone che si trova sul versante meridionale di Forio. La grotta è così chiamata perché vi fu seppellito Magone, fratello di Annibale.

Il monte Epomeo,  la cima più alta dell’Isola d’Ischia con i suoi 788 metri, è ritenuto essere uno dei punti di accesso al mitico mondo sotterrano di Agarthi insieme al Polo Nord, il Polo Sud, le piramidi di Giza in Egitto e il deserto del Gobi in Mongolia, come descritto dallo scrittore Willis George Emerson (1856 – 1918) nel suo classico “Il Dio fumoso o il Viaggio nella Terra Cava” (“The Smokey God or A Voyage to the Inner World”, Forbes & Company, Chicago, 1908).

Lo Champault, in un volume pubblicato nel 1906, dà a Ischia il vanto di essere la terra ove giunse naufrago Ulisse,  raccolto dalla bella Nausicaa e poi ospitato nella reggia di Alcinoo, il quale lo fornì di navi che lo ricondussero a Itaca.
Son quelle le coste del Tirreno risonanti al soave canto delle ninfe dalle crespe chiome; ivi le amene spiagge di Baia, ove il poeta finge che Ulisse scenda all’Averno per consultare l’ombra del tebano Tiresia ed evocare sua madre che gli parli della fedele Penelope, del tranquillo Telemaco, del vecchio Laerte; e tra Sorrento e Capri, i perigliosi scogli delle Sirene allettatrici «nelle cui acque non giunse mai nocchiero senza gustarne la dolcezza».

Ischia è famosa per i suoi vini, frutto ineguagliabile delle sue viti; la leggenda racconta che Bacco si era adirato perché nell’Asia erano state strappate alcune viti per essere trapiantate in un’isola (Ischia). Bacco ricorre i traditori e giunge ad Ischia in una bellissima giornata di sole. Incantato da tanta bellezza, non ha il coraggio di uccidere i traditori, e ordina al capitano della nave di spargere la vite per tutta l’isola che  diventò la sua isola prediletta per la prelibatezza delle sue uve e la bontà dei suoi vini…

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tratto da: tanogaboblog.it

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