Eos, chiamata dai romani Aurora, era la figlia del Titano Iperione e di Teia, di conseguenza, la sorella di Selene e di Elios. Sposata con Astreo, aveva per figli i Venti (Argeste, Zefiro, Borea, Noto) e le Stelle.

Guido Reni – L’Aurora (1614), affresco, Palazzo Rospiglosi-Pallavicini, Roma

Afrodite, furiosa per aver trovato Ares nel letto di Eos, la condannò ad amori continui con giovani mortali.

Ganimede e l’aquila, III secolo d.C.

Timidamente ed arrossendo, benché fosse già sposata a Astreo che era della razza dei Titani, si mise dunque, in segreto, a sedurre dei giovani. Inizialmente Orione che portò a Délos e questo causò la sua morte, in seguito Cephale, quindi Clitos. Infine Eos conquistò Ganimede e Titone, figli di Troo, principe troiano figlio del re Laomedonte, fratello di Priamo.
Zeus si innamorò di Ganimede e per sottrarlo alla vita terrena si camuffò in aquila. Sotto tale aspetto si avventò su Ganimede, mentre questi stava pascolando un gregge sul monte Ida, lo rapì per portarlo sull’Olimpo, dove ne fece il suo amante omosessuale. Per questo motivo nelle opere d’arte antiche Ganimede è spesso raffigurato accanto a un’aquila, abbracciato ad essa, o in volo su di essa.

Dettaglio di Eos, la dea alata dell’alba, da un dipinto attico a figure rosse – Johns Hopkins University Museum

Dettaglio di Eos, la dea alata dell’alba, da un dipinto attico a figure rosse – Johns Hopkins University Museum

Eos, in cambio di Ganimede chiese l’immortalità per Titone e Zeus acconsentì.
Ma la dea dimenticò di chiedere per lui l’eterna giovinezza. Titone diventò di giorno in giorno più vecchio, ed Eos, non volendo più per compagno, lo chiuse nella sua camera da letto finché, rimpiccolitosi e diventato minuscolo, lo trasformò in una….cicala.

Dalla unione di Eos e Titone nacquero due figli: Emazione, personificazione della notte, e Memnone, personificazione del giorno. Quest’ultimo duellò contro il Pelide Achille e si dimostrò un guerriero non inferiore all’avversario (le armi divine che possedeva riuscirono perfino a scalfire la pelle di Achille che, come tutti sanno era vulnerabile solo nel tallone) ma ebbe comunque la peggio. L’esercito etiope, senza un capo, si disperse e tutti i guerrieri fuggirono da Troia.  Da allora la dea Aurora piange ogni mattina il proprio figlio, e le sue lacrime formano la rugiada.

Dante Alighieri nomina Aurora nel nel canto II e nel canto IX del Purgatorio , dove è citata come “la concubina di Titone antico”.