di Sandro Boccia

EDIPO

Edipo e la sfinge. Tondo di una coppa attica a figure rosse, 480-470 a.C. Provenienza: Vulci.

 

Tanto e tanto tempo fa, appena nato, Edipo, figlio del re Laio e di Giocasta,

fu cacciato dalla reggia perché avrebbe fatto fare al padre una fine nefasta:

sta di fatto che il servo l’abbandonò in un bosco invece d’ammazzarlo

e un pastore se lo prese e fece di tutto, meglio d’un padre, per salvarlo.

A circa ventanni Edipo, come predetto da un oracolo, per un futile alterco

uccise il padre Laio senza conoscere, strano è il destino, la sua vera identità;

dopo sulla via per Tebe incontrò la Sfinge, senza paura e senza sterco,

posta minacciosamente su una rupe alle porte della città

che obbligava chi passava a risolvere l’enigma seguente:

“Quale animale ha 4 gambe la mattina, 2 a mezzogiorno e 3 alla sera?”

Chi non dava la risposta sprofondava in un burrone come pena conseguente.

Edipo sciolse l’indovinello: “La bestia è l’uomo che a primavera,

cioè nell’infanzia cammina aiutandosi con le mani a carpone,

in età matura sta dritto su le gambe mentre da vecchio s’aiuta con il bastone”.

Il mostro, metà donna e metà leone, s’ammazzò gettandosi dal dirupo

e così l’oracolo realizzò la sua tragedia con l’infamia d’un feroce lupo:

Edipo ottenne in sposa la regina, in realtà, Giocasta la madre,

dopo che inconsapevolmente aveva in precedenza ucciso Laio, il padre;

ebbe quattro figli, fra cui la figlia Antigone, uno strano tipo,

e fu immortalato in psichiatria da Freud con il complesso d’Edipo!

Quando alla fine si venne a sapere la verità, lui per non veder la realtà s’accecò

mentre la madre-sposa Giocasta, consumata dalla vergogna, s’impiccò!

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Nota:

Il mito di Edipo, dopo diverse trattazioni antiche – si ricorderà almeno l’Edipo di Seneca (I d.C.), che aggiunge ai personaggi del dramma sofocleo il fantasma dell’ucciso Laio – è stato oggetto di continue rivisitazioni sin da età medievale – vi si riferisce il Roman de Thèbes – rinascimentale e moderna, ma è soprattutto in età contemporanea che esso conosce l’apice della sua fortuna: sulla scorta delle ricerche di Sigmund Freud, infatti, Edipo – che ha dato nome al ‘complesso edipico’ – è divenuto l’emblema del legame libidico che vincola il soggetto ai suoi primi oggetti sessuali (i genitori), fortemente ambivalenti secondo la polarità amore/odio. Sul piano dell’esegesi letteraria, la dottrina psicoanalitica – e in particolare l’interpretazione che dell’Edipo re di Sofocle offre Freud nell’Interpretazione dei sogni (1900) – ha promosso l’idea che la vicenda edipica costituisca in un certo senso l’archetipo di ogni meccanismo narrativo o drammatico, sicché le dinamiche, i ruoli e i sentimenti che animano il dramma sofocleo si sono potuti riconoscere, pur mascherati, dietro l’impianto di numerose altre opere (per esempio l’Amleto di Shakespeare, come suggerì già Freud). L’interpretazione freudiana della vicenda edipica – e in particolare del dramma sofocleo – è tuttora assai discussa dagli studiosi, che rimproverano a Freud (ma a torto, secondo alcuni) numerosi anacronismi e forzature; è in ogni caso evidente che tale interpretazione ha ispirato quasi tutte le riscritture novecentesche del mito, da quella di H. von Hofmannsthal (1907) a quella di J. Cocteau (La machine infernale, 1934), da quella di A. Gide (1930) a quelle di Th. Eliot (1958), del belga H. Claus (1971), dell’olandese H. Mulisch (1972); la vicenda di Edipo è inoltre oggetto di un film di P.P. Pasolini (1967) e ipotesto nascosto – ma non troppo – del più celebre romanzo di A. Robbe-Grillet, Les gommes (1959), per non citare che le opere più famose.

Stralcio tratto da un articolo di Federico Condello pubblicato su: mondadorieducation.it

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vedi anche:

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