IL VINO AVVELENATO

Nel corso della storia dell’umanità il nettare degli Dei, tanto caro a Bacco,

oltre a dar piacere al corpo, allo spirito e alla mente, fu anche, o perbacco,

mezzo per procurar morte con l’aggiunta del veleno. Tanti furon gli episodi

caratterizzanti intrighi, tradimenti e lotte di palazzo e svariati furono i modi:

vino frammisto a sostanze velenose nascoste negli anelli o con erbe, non il lauro.

Nella mitologia greca basti pensar a Teseo che, una volta ucciso il Minotauro,

ritrovò la via d’uscita dall’intricato labirinto grazie al filo della bella Arianna

che, da figlio di mignotta, prima sedusse e poi abbandonò nell’isola di Nasso,

anche se non fu una tragedia in quanto consolata da Dioniso, una vera manna!

Annibale Carracci – Trionfo di Bacco e Arianna

Teseo, dopo peripezie, giunse ad Atene per conquistar il trono, con un bel asso,

ma Medea, per il timor che l’eroe si sostituisse al figlio Medo per la successione,

gli chiese di catturar il Toro di Maratona poi ucciso e sacrificato per l’occasione,

indi cercò con il vino d’avvelenarlo ma Egeo, riconoscendo il figlio dalla spada,

gli strappò dalle mani la coppa di vino cantando così con gioia meglio di Nada!

E poi ricordiam, oltre Cleopatra, la regina dei veleni, la viziosa Lucrezia Borgia,

che aggiungeva al vino la “cantarella” mietendo vittime tra un bagordo e un’orgia

senza dimenticar San Benedetto che con un segno della croce frantumò la coppa

di vino avvelenato dato da rii monaci sventando l’attentato con il vento in poppa

e scampato a altro tentativo pria d’andar a Subiaco fondò il monastero a Cassino;

e il veleno ad Adaloaldo, figlio della regina longobarda Teodolinda: un bel casino!

Shakespeare nel dramma dell’ “Amleto” ci racconta del tentativo del patrigno

d’avvelenar con il vin il lunatico principe danese che per fatal destino non maligno

sarà ingerito dalla madre che con il cognato aveva provocato la morte del marito;

così Amleto risolse il suo dilemma: tra marito e moglie non ci si deve metter il dito!

Oderzo (TV), Pinacoteca Alberto Martini

Nel campo della lirica nella “La secchia rapita” del Tassoni il Conte di Culagna

canta “Beviam da questa tazza il vino avvelenato” che non certo era una cuccagna

mentre Mascagni nella “Cavalleria” fà dir ad Alfio “No! Questo vin non l’accetto

(saputa la tresca tra la moglie Lola e Turiddu) diverebbe velen dentro il mio petto”

Poi nell’opera lirica di Verdi “Luisa Miller” Rodolfo disperato mette del veleno

in due bicchieri di vino che beve con Luisa trovando la morte così in un baleno

mentre nell’ “Attila”, Ezio, eroico generale romano, tenta d’avvelenar assai lesto

il condottiero mongolo e barbaro “flagello di Dio” con l’aiuto dell’infido Foresto.

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IL VINO SENSUALE

Eros e vino: un connubio di voluttà che dagli albori della storia

seduce gli uomini d’ogni luogo e epoca stuzzicandone la mente e elevando

il corpo ai piaceri divini. Non si suole, infatti, se non mi tradisce la memoria,

far risalire la nascita del vino a una lacrima di Dioniso che roteando

il labbro all’uva e all’amore, era il dio dell’erotismo e dell’ebrezza?

Sappiamo così che questa bevanda dionisiaca, fedele al suo pregenitore,

scatena le più fervide rappresentazioni simboliche e le fantasie più libertine.

Come non trovar sensuale l’umida polpa dei chicchi d’uva dalla brezza

del vento e dai raggi del sole resa incinta che, con la loro calda luce a tutte l’ore,

infondono energia vitale nei grappoli? E cosa pensar delle pigiature vespertine,

delle danze voluttuose in cui i partecipanti si abbandonano alla carnosa

uva lasciandosi penetrar dalle sue essenze inebrianti? E a josa

le acrobazie della lingua che s’anima d’amore, nel gioco di degustazione,

più carezzevole della mano, più espressiva degli occhi: che suggestione!

Amor Vincit Omnia – Una rappresentazione del dio Eros.
Caravaggio, c. 1601-1602.

Ecco che allora chi scrive con qualche ammiccamento e irrivenza

esplora un affasciante universo attraversando l’eros, la letteratura, la scienza,

la poesia, la musica e la cultura popolare all’insegna del motto latino

“in vino veritas”: un vero e proprio inno ai piaceri della vita, quasi divino!

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Sandro Boccia

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vedi anche: 

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  1. Pingback: Un excursus sul… succo d’uva: “IL VINO MUSICALE” – Tanogabo

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