Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Due mitologiche coppie: Arianna e Teseo, Ettore ed Andromaca

di Sandro Boccia

ARIANNA E TESEO

Arianna, figlia di Pasifae e di Minosse, re di Creta,

quando l’ateniese Teseo si recò sull’isola con la meta

di combattere il Minotauro, s’innamorò aiutandolo nell’impresa.

Questo mostro, era nato mezzo uomo e mezzo toro, tutta cacca,

per colpa della madre che da un bel toro fu presa,

che se l’ingroppò dato che s’era messa la pelle d’una vacca.

Il Minotauro, orribile creatura e, come detto, figlio del peccato,

era stato rinchiuso nel celebre labirinto edificato

da Dedalo e Icaro, da cui non s’usciva, e ogni mese si cibava

di giovane carne umana che le province, sottomesse a Creta, sacrificava.

Arianna allora consegnò all’eroe un gomitolo di filo da srotolar

cosicché, dopo aver ammazzato il figlio mostruoso di Minosse,

seguendo il tracciato del filo, Teseo riuscì a riguadagnare le mosse

e a riconquistar la porta d’ingresso del labirinto e la libertà.

Teseo ripartì con Arianna a la volta d’Atene, approdò a Nasso

e nell’isola, approfittando d’un profondo sonno, la piantò in asso.

Si disperò Arianna vedendo partir le navi dell’amato ateniese

ma per sua fortuna, non durò tanto l’abbandono e non tanto se la prese,

perché si riconsolò, amata da Bacco, il dio del vino,

mentre una brutta sorte capitò a Teseo: ritornando fino

a casa si dimenticò di cambiar le vele nere con quelle bianche, che maccabeo,

e così il padre, pensandolo morto, si buttò a mare che si chiamò poi Egeo!

Scuola di Guido Reni – Nozze di Bacco e Arianna – By Sailko (Proprio lavoro) CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

A Teseo il dolore, a Arianna la gioia con gran soddisfazione

tanto che Bacco le lanciò la corona in cielo che si trasformò in costellazione:

trionfò fra loro l’amore con le Baccanali, i Satiri cintati da serpenti,

con la passione e la musica che spazzarono via così pene e tormenti!

 

ETTORE E ANDROMACA

Omero nell’Iliade, al sesto canto, ci descrive in modo commovente

un quadro d’amore tra Ettore, principe troiano, e Andromaca la sua sposa,

con in braccio il loro figlio Astianatte; per la donna non era per niente conveniente

che il marito, estremo baluardo della città, andava a combatter così a josa

contro il nemico greco e Andromaca gli andò incontro e in tal modo l’apostrofò:

“Oh troppo ardito, il tuo valor ti perderà! Tu padre, tu fratello, tu amante,

tu tenero marito, tu tutto dopo che il feroce Pelide in un baleno m’ammazzò

Ezione genitore e tutti i miei sette fratelli: io m’affidai allora a te tutta tremante!

Forse dimentico che in caso di tua precoce dipartita sarò schiava nella magione

dell’acheo vincitore mentre il nostro pargoletto ti raggiungerà nel regno di Plutone?”

Ettore, vestito in armi di tutto punto, si levò l’elmo che spaventava il piccoletto

e le rispose: “Di sicuro hai ragione ma come potrei starmene con te a letto

quando la Patria al primo figlio di re Priamo padre, la presenza reclama?

Il ruolo mio, oltrechè l’estrema convinzione, suggerisce il mio proclama:

“Combatterò contro il nemico fino alla morte, fino alla mia ultima energia

e con i miei prodi, annienterò gli Achivi per difender te, mi figlio, e la citta mia!”

Fu sublime e vero eroe, simbolo generoso di nobili virtù e di magnanità,

dotato di forza d’animo e di cuore, valoroso in battaglia e esempio di fraternità.

Amato da Giove che lo protesse fino alla fine ma niente potè far contro il Fato:

difatti fu sgozzato come un abbacchio e oltraggiato da Achille in modo ingrato!

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