di Sandro Boccia

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LA TRAVIATA: IL DIRITTO AL SENTIMENTO.

Manifesto per la prima rappresentazione di La Traviata

Come più volte detto, insieme al “Rigoletto” e al “Trovatore” la “Traviata” forma

la cd. “trilogia popolare” di Verdi. “Popolare” va inteso come sinonimo, come orma

di “universale”, cioè in grado di soddisfare qualunque pubblico, svincolandosi da

fattori quali il livello di preparazione culturale, lo status sociale o la nazionalità.

Ma per uomo come il Maestro, che per tutta la vita mantenne intatto il legame con

il mondo contadino, il termine popolare assume anche una duplice sfumatura etica,

quella di un attaccamento viscerale alle radici e quella di un’assoluta, non ermetica,

sincerità espressiva. Il fatto che la Traviata rientri nella lunga e gloriosa tradizione

del melodramma popolare non deve far dimenticar che, quando fu presentata, questa

opera era tutt’altro che tradizional, conservatrice, conformista e incline,ben benone,

a soddisfar  il gusto dominante o le aspettative del pubblico. Verdi voleva innovare:

il melodramma romantico italiano aveva proposto al pubblico un repertorio, un fare

di storie antiche, Traviata irrompeva invece nel presente, per di più la protagonista

non era un’eroina pien di dignità e di decoro ma una mantenuta che viveva nel lusso

tra feste e divertimenti. E anche se il suo sacrificio s’accostava a redenzione a vista,

era pur sempre d’una mondana (celebre commento di spettatrice secondo il flusso

di pensier dell’epoca). Verdi sapeva bene che elevare al rango d’eroina la Valery

sarebbe stato troppo per la gente con morale benpensante; oltretutto c’è da dir

dei risvolti autobiografici dell’opera: il personaggio della donna aveva più di un

punto in comune con la Strepponi, compagna del compositore, anni prima amante

dell’impresario Merelli da cui aveva avuto un figlio, e, come se non bastasse, i due

avevan convissuto al di fuori del matrimonio come Violetta e Alfredo, sacripante!

Sin dall’inizio l’opera ci fa percepire la dicotomia tra la vita pubblica e mondana

della donna con quella privata e intima: questo conflitto tra la dimensione umana

e collettiva costituisce fonte d’infelicità della protagonista. Il primo atto si presenta

( preceduto dal preludio intimo e straziante) diviso in due, prima la festa e poi

il monologo solitario dell’eroina, nel secondo la confortevole casa che rappresenta

la pace di campagna, poi il palazzo di Flora, ove Alfredo, convinto d’esser stato

tradito, umilia pubblicamente Violetta; in compenso il terzo atto si svolge per intero

nell’intimità della casa ove la redenta si spegne e da cui si sente l’eco lontana, vero,

del carnevale che anima le vie parigine e che ci ricorda la vita frivola di Violetta

e fa da contrappunto alla tisi e alla solitudine della protagonista, dolce e diletta!

I suoi interventi nel corso del primo atto son contraddistinti da un virtuosismo

declinante in un ventaglio di piroette vocali, specchio della sua civetteria e di lirismo

scenico; man mano che l’opera procede però la linea di canto si semplifica in accenti

più intensi e drammatici. Con Traviata Verdi conquista il diritto ai veri sentimenti !

 

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(Maria Callas – La Traviata: Act I. Sempre libera)

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DIRE TRAVIATA E’ DIRE MARIA CALLAS.

Maria Callas, foto del 31 dicembre 1958

Dire “Traviata” è dire Callas: nessun altro soprano ha raggiunto un grado

d’intensità così alto né un’empatia tale con Violetta da identificarsi in lei.

Le qualità vocali ed espressive richieste dal ruolo hanno trovato, parigrado,

nella Callas l’interprete ideale, ma quello che distingue la sua, lettor ci sei?,

Violetta da quelle che l’han preceduta è la diversità dell’approccio. Per Maria

la protagonista dell’opera è l’esatto contrario dell’ingenua, è donna dotata

di una personalità forte, di statura quasi tragica, disposta ad accettare, e sia,

l’amore in ogni sua forma e a farsi carico di tutte le conseguenze: l’amore

effimero della mantenuta o quello virtuoso ed esclusivo per Alfredo, cioccolata!

Nell’interpretazione della Callas, Violetta è una vittima della società che assume

questo ruolo con dignità e orgoglio. La soprano ha fatto della Traviata con lume

il suo cavallo di battaglia e la Violetta che interpretò alla Scala di Milano nel 1955

con la regia di Visconti e la direzione di Giulini fu un vero trionfo, dammi cinque!

Certo che quella Traviata resta come pietra miliare nella storia dell’opera italiana

per lo scavo drammaturgico fatto nota dopo nota, parola dopo parola, dalla divina.

La ragione per cui quella Violetta creò uno spartiacque con le precedenti esecuzioni

sta nel fatto che rispondeva in toto ai dettami verdiani: l’opera come un toccasana,

unicum osmosi tra musica, scena, ambientazione, parole e gesti, lettor caro indovina,

compimento perfetto di un percorso per il calibrato equilibrio tra ancestrali funzioni

di maturità interpretativa e di splendore della voce dell’artista, celeste Dea divina!

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vedi anche: 

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