Tanogabo
Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Due lavori su Gioacchino Rossini: “Rossini visto da vicino” – “Rossini all’insegna della rapidità”

di Sandro Boccia

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Gioacchino Rossini, 1865

 

ROSSINI VISTO DA VICINO

Rossini e i suoi vorticosi “crescendo”, Rossini

e l’ammiccante cavatina del “Barbiere”, Rossini

e…tutto apparentemente congiura a ben fissare

nella memoria l’immagine del musicista, a ben guardare,

spumeggiante, disimpegnato, dedito ai vari piaceri

della vita, non ultimi quelli della buona tavola, reali e veri?

Affresco dalla Casa dell’Opera di Vienna – Rappresenta scene dal Barbiere di Siviglia

Gli esperti di turno l’hanno spesso etichettato come

l’operista della Restaurazione, l’autore “leggero” come

gazza e prediletto degli avveneristici, riavutasi dal trauma

rivoluzionario; e tutto ciò mentre Beethoven, il musicista vate

impegnato e progressista, viveva circondato come sagoma

pregna di sospetto e d’indifferenza, cari lettori pensate!

Eugène Delacroix – Théâtre Italien (Italian Theater) 1821

Inutile sottolineare ancora la rozzezza e lo schematismo

di tali concezioni: invero Rossini con il Romanticismo

alle porte non volle rinnegare imodelli della composizione,

dell’opera settecentesca, espressione di un mondo, maledizione,

destinato al declino. Ma invece della pretesa esaltazione

di quell’atmosfera perché non cogliere alla perfezione

piuttosto nelle opere rossiniane il pessimismo radicale

nei confronti del passato e del presente (niente male)

a somiglianza del conterraneo Leopardi? Attraverso

il meccanico fluire di ritmi e il fluttuente vorticoso

andirivieni dei “crescendo” orchestrali in modo generoso,

i personaggi “comici” rossiniani, di converso,

sembrano sempre in balia degli eventi, coinvolti

di parvenus borghesi, tutti sono accomunati

nella stessaspietata rassegna di caratteri, satireggiati

tutti cinicamente per il loro inutile affrancarsi

intorno alle cose del mondo. E può darsi

Gioachino Rossini – Guillaume Tell – frontespizio della partitura vocale – Parigi 1829

che con il progredire del Romanticismo il nostro autore,

lui pur traferitosi in Francia, si trovò sempre, e a tutte le ore,

isolato. Nelle nuove poetiche non c’era più

posto per un simile atteggiamento di ironico distacco

fra musicista e materiale musicale, vieppiù:

così, dopo il “Guglielmo Tell” (1829) egli, tacco

e punta, trascorse gli ultimi quarantanni

di vita sospendendo quasi l’attivitàcompositiva senza affanni

e gradificando di ironiche frecciate, musicali o meno,

i romantici di voga, satireggiando con estro nondimeno!

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ROSSINI ALL’INSEGNA DELLA RAPIDITA’

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Il termine “farsa” può far pensare, senza lirismo,

ad uno spettacolo di esilarante comicità impostato,

in personaggi che, secondo la definizione di in dizionario,

sono “macchiette ridicole”. Insomma, certo è il dato,

l’oggetto della farsa è solo di piacere che è straordinario

saper ottenere ogni cosa, travolgente e inusitata,

caratterizzata da rapidità, naturalezza, azione e caricata.

Rossini – Immagine tratta da: https://alamarimusicali.com/tag/scuola/

Farsa il cui nome deriva dal latino “farcire”

ossia riempire con la qualità dell’insieme, mira

come in gastronomia “farcia” equivaleva dire

paticcio succolento. Abbiamo così in tante rappresentazioni

al San Moisè e in tanti altri teatri veneziani, a gradoni,

un panorami di situazioni che vanno dalla “burletta

in musica” “L’incantesimo senza magia”, inver negletta,

o “La bottega del caffè” ovver della “Nubile Pamela”:

soggetti variegati e ambientati nella borghesia-favela

di contadini, ortolani in chiave grottesca e con la presenza

di pochi nobili messi in ridicolo a cominciar, un’essenza,

dal nome (conte Orgasmo, conte Lumaca) con azioni

rapide, mimiche che permettevano l’esibizione e alle tentazioni

di attori-cantanti di porre in evidenza le loro qualità.

Caricatura di Rossini di Carjat riprodotta da una stampa all’Opera di Parigi.

Rossini si fece le ossa proprio al San Moisè, come ben si sa,

dedicando a quel teatro non sol la sua “prima opera” “La cambiale

di matrimonio” (1810) ma anche altre quattro farse, tale e quale,

come “L’inganno felice” (1812) che travalicava i confini

giungendo in Austria, Germania, Francia e Spagna. Destini

comuni poi alla “Pietra di paragone” (1812) e alla “Italiana

in Algeri” (1813), al “Tancredi” (1813) e in quello, non cosa strana,

dell’opera serie che determinarono la nascita del mito rossiniano

con le tante repliche della “Gazza ladra” (1819) che non da nano

ma da gigante compositore della “Cenerentola” fiabesca

trasformarono poi le tante Sinfonie premesse a quelle

c.d. operine (“La scala di seta” 1812), piene di sorelle

geniali invenzioni e a spiritosità d’invenzione. Un’orchestrazione

ricca, variegata, complessa, piena di trovate in un mondo

di appassionati dell’opera in musica, così attaccata alla tradizione,

Prime battute del Petit caprice (stile Offenbach) di G. Rossini

una novità che può riuscire, nel miracolo a tutto tondo,

di mettere d’accordo anche una regina alla perfezione

e un uomo del pubblico che aveva vissuto addirittura una rivoluzione!

 

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